“Vendiamo fantasia, non brioches surgelate” – intervista a Manuela Fabris e Martina Coller

Si avvicina il giorno del Mini Expo creativo della Bookique e abbiamo intervistato due protagoniste: Martina Coller e Manuela Fabris.

Un colore, un’immagine, un luogo, tutto per me è fonte di ispirazione e nel continuo rimbalzare da un materiale all’altro nel tentativo di dare forma al sogno, adesso mi ritrovo seduta davanti ad una vecchia e meravigliosa macchina da cucire. così, tra una seta a pois, un cotone a righine e dei colorati anelli di vetro, nascono le ultimissime creazioni di Tina. Lunghe collane, camiciole leggere, spille, orecchini e tante altre piccole idee da indossare. Chicche allegre e un po’ romantiche, pezzi unici e irripetibili, confezionati con tessuti di qualità e interamente a mano. Da abbinare al buonumore!

Martina Coller – “tina.”

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Yayoi Nakanishi: Tra i vostri fan ci sono anche persone piuttosto avanti con gli anni

Martina&Manuela: Gli anziani sono divertenti, spiritosi, hanno senso dell’umorismo. È bello chiacchierare con loro, raccontano storie incredibili. Quando sono in vena ti aprono tutto un mondo, si interessano alla tua vita, al tuo lavoro, si complimentano con te, ti vengono a trovare al mercato, ti portano oggettini e materiali nella speranza che ti possano servire (persino delle linguette delle lattine di Coca Cola).

Un sorriso ti viene ricambiato con un altro sorriso grande tre volte tanto.

Y: L’artigianato creativo vi fa sentire bene anche prima di incontrare i clienti, vero?

M&M: Creare diverte, tira fuori una parte di noi che ci piace, è un mezzo espressivo al quale probabilmente nessuna di noi potrebbe rinunciare. L’artigianato è anche un rimedio contro la noia, la mancanza di senso, la depressione. Ci tiene impegnate, ci fa dimenticare certe cose spiacevoli, ci distrae. Ma non è solo una questione di tenere occupato il tempo: si sente proprio il bisogno di farlo; non possiamo farne a meno. Succede con le collane come potrebbe succedere con qualunque attività che coinvolga la fantasia, la creatività, la manualità.

Manuela: Una cosa, semplice e importante, che si dovrebbe sempre tenere a mente è che ricercare, realizzare e coltivare la creatività e di conseguenza la bellezza, in tutte le sue forme di espressione, farebbe bene a tutti e migliorerebbe molto le cose.

Y: Non staccate mai?

M&M: Persino in estate, quando siamo in ferie, andiamo a caccia di stoffe, tessuti, nastri, perline, ecc., ma anche di ispirazione. Siamo capaci di restare per ore nei mercati e mercatini a cercare il pezzo giusto, come in una caccia al tesoro. Anche quando non si crea, la mente lo sta già facendo e, arrivato settembre, non si vede l’ora di rimettersi all’opera.

Y: Tutto rose e fiori?

M&M: No. È assolutamente vero che non si percepisce più il valore, il significato di un gesto ben fatto, di un lavoro fatto con cura.

Martina: Alcuni ci chiedono se una cosa è fatta a mano e, se sentono che hai usato anche la macchina da cucire, commentano: “allora non è fatto a mano”. Non capiscono il valore del pezzo unico che per forza di cose siamo comunque costrette a far pagare meno rispetto ai prezzi di un negozio. È una logica del risparmio a tutti i costi che vale per l’artigianato come per la brioche surgelata.

Manuela: Viviamo in un paese in cui si dovrebbe puntare tutto sulla creatività, ma la stessa popolazione pare aver smarrito la capacità di riconoscerla e tenerla in vita.

Y: Rimpianti?

Martina: Ho trascorso degli anni a Giacarta, in Indonesia. Se avessi avuto la consapevolezza e le idee che ho oggi avrei certamente aperto un laboratorio lì e dato lavoro ad altre persone. Là c’è tutto: materiale, risorse, spazi giganteschi, tempi più umani. Mi sarei potuta integrare meglio nella società locale. Da giovane mi mancava un progetto chiaro in testa, ma almeno ho imparato a usare i colori con maggior disinvoltura. Prima di andare in Indonesia vestivo sempre di nero, ma lì non lo fa nessuno. Una volta tornata non ho più comprato abiti neri e mi sono resa conto di quanto il modo in cui ti vesti influenzi il tuo umore. I vestiti colorati sono terapeutici. Purtroppo i trentini non sempre se lo ricordano e usano colori neutri per essere eleganti. Devo usare il grigio perché gli acquirenti se lo aspettano, però aggiungo un tocco di colore per vivacizzare le cose che vendo e l’umore di chi le compra. Magari le cose cambierebbero se noi stesse indossassimo più spesso le nostre creazioni più colorate, invece di sentirci quasi a disagio nel farlo.

Y: Com’è il rapporto coi clienti?

Martina: La gente non viene solo per comprare, ma anche per socializzare. Una volta ho fatto venir lì una mia amica che ha un vero talento con le persone. È rimasta lì a provarsi le cose, chiacchierando con i passanti. A fine giornata ho venduto il doppio.

Manuela: È divertente creare delle cose, raccogliere quel che può servire per farle. C’è una grossa componente di divertimento e poi c’è un po’ di vanità nell’esporle al giudizio del possibile compratore. L’acquisto è un riconoscimento gratificante.

Y: Se dovesse diventare la vostra occupazione principale?

M&M: Se delegassimo ad altri limitandoci a disegnare verrebbe a mancare qualcosa di importante, che dà soddisfazione. Resta il piacere di condividere con altri creatori questa passione; è una cosa importantissima.

Una ragazza ha messo su un atelier da sola, ma poi si è trovata costretta a chiedere a qualcun altro di collaborare con lei perché senza un contatto, uno scambio di idee, l’ispirazione le era venuta a mancare. Anche per questo ci frequentiamo tanto, tra artigiane.

Y: Ho l’impressione che gli artigiani italiani si siano un po’ seduti sugli allori e abbiano perso la capacità di innovare. Gli artigiani giapponesi coltivano le tecniche e certi stili tradizionali ma assorbono molto dal resto del mondo, per adattarsi ai gusti e alle sensibilità contemporanee.

M&M: sì, gli artigiani italiani restano tecnicamente ai primi posti del mondo ma forse hanno meno curiosità di un tempo, si accontentano, vivono un po’ di rendita e sperimentano poco.

10327107_10152408029040859_944279751_nManuela Fabris di “MANUFABRIKA”

L’8 Giugno, alla Bookique, Manuela avrà il suo laboratorio di realizzazione di piccoli accessori (collane, portamonete e altre cose inutili ma divertenti!) usando camere d’aria.

Partendo da piccoli ritagli di camera d’aria di bicicletta, colori acrilici e pennelli, piccoli tagli di stoffa riciclata, pezzi ricavati da bottiglie di plastica dell’acqua.

Durata: un’ora circa. Potete partecipare al workshop in qualunque momento, tra le 10 e le 16.

Per maggiori informazioni

http://vivacevivajp.wix.com/miniexpobookique

 398617_2927380141382_1347911255_nMartina Coller di “tina.”

Tante strisce di stoffa, perline colorate, gancetti, anellini e la tua fantasia… Scegli quel che più ti piace e crea un paio di orecchini solo tuoi. Unici e irripetibili!

Durata: circa 30 minuti.

Potete partecipare al workshop in qualunque momento, tra le 10 e le 18.

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