“Questo è il tempo degli artigiani nomadi” – Intervista a Tetsuya Matsuura (AURA)

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Intervista di Yayoi Nakanishi

In questi ultimi anni i negozi temporanei (temporary shop/pop-up shop) stanno attirando una certa attenzione da parte dei media e di chi è incuriosito da questo tipo di fenomeni, soprattutto negli Stati Uniti e nel Giappone. Le loro dimensioni e i loro stili variano molto. C’è il pop-up shop a sorpresa della Adidas, che lo pubblicizza solo tramite i social network, come ci sono i temporary shop dei designer underground stranieri in Giappone.

Ultimamente questo stile di vendita va di moda tra i giovani stilisti e designer giapponesi.

Abbiamo intervistato un designer giapponese Tetsuya Matsuura che, dopo aver fatto vari lavori gravosi (inclusi i turni di notte nei call center) pur di realizzare il suo sogno, oggi gestisce uno di questi negozi nomadi: “cappelleria in viaggio AURA”.

Exif_JPEG_PICTUREWazArs/FuturAbles: il nomadismo è lo stile di vita delle popolazioni che, rifiutando gli insediamenti stabili, cambiano continuamente dimora cercando un posto migliore per allevare i loro animali. Anche la cappelleria “AURA” ha la particolare caratteristica di transitare da un negozio all’altro. Nomadismo per ragioni di profitto o anche per migliorare il proprio stile?

Matsuura: Un negozio nomade offre tante opportunità. La prima è che incontro veramente tantissima gente. Non succederebbe se stessi fermo in una boutique. Arrivano i clienti ma anche gli addetti agli acquisti, i creatori di altro genere, ecc. Arriva gente attirata come una calamita dalle novità, dai motivi di interesse, e che a sua volta ne attira altre. Spesso nascono nuove idee e magari anche qualche collaborazione. Questi luoghi di incontro sono fonti di ispirazione e creatività molto importanti per me.

Anche riguardo al marketing, posso scegliere i posti migliori per la vendita. Ogni città e negozio ha una caratteristica diversa. E i costi sono limitati, il che mi permette di sperimentare. L’aspetto negativo è che devo traslocare con tutti i mobili e la merce. I cappelli sono leggeri ma occupano tanto spazio e se non si imballano bene si rovinano. Anche quando partecipo ad evento all’esterno, la vendita dipende sempre dalle condizioni meteorologiche. Comunque penso che i vantaggi siano superiori agli svantaggi.

10362798_640377209381973_5338135346827049027_o-300x263W/F: Ha avuto un grande successo a Jiyugaoka, Kichijoji, Chofu, ecc. Queste città sono molto ambite da chi abita a Tokyo e sogna di cambiare casa. Ci sono tanti piccoli negozi con uno stile sofisticato. In queste città c’è una ricerca di valori diversi rispetto a distretti commerciali come Shibuya, Shinjuku, ecc.

M: Nel settore di vendita nomadica creativa di solito è il creatore/la creatrice che vende direttamente ai consumatori. Tanta gente apprezza un luogo in cui è possibile stabilire un contatto diretto con i produttori, ossia “il negozio sociale”. Si sente tanto dire in giro che è importante sostenere i piccoli produttori invece di dare così tanto spazio alle grandi catene. L’unica cosa è che siccome il temporary shop è molto facile da gestire, può variare veramente tanto la qualità dei prodotti. Il mantenimento della qualità sarà la sfida cruciale di questo settore.

Exif_JPEG_PICTUREW/F: La sua filosofia di dare importanza alla comunicazione diretta con i clienti sembra che si adatti molto bene con questo tipo di vendite. Non vende online e oltre il 60% dei cappelli va in vendita diretta. La storia dei materiali, come è nata l’idea, i consigli su come conservare e pulire l’oggetto acquistato, ecc: le grandi catene non lo fanno, ed è quindi un valore aggiunto per il piccolo produttore. Negli ultimi anni tanti stilisti cercano di lanciare prodotti etici. Ho sentito che anche AURA usa cravatte antiche e preziosi materiali tradizionali come la fibra di bao.

M: Al momento dell’acquisto i clienti possono scegliere una cravatta tra le numerose disponibili. Successivamente, a partire da una cravatta, preparo un nastro per decorare i cappelli che hanno scelto. Non avevo in mente il riciclo, ma tanti clienti sono molto soddisfatti di queste ricombinazioni a cui prendono parte. Qualche volta è capitato che le signore mi hanno portato delle vecchie cravatte del marito che non usano più: un gesto molto carino. Poi c’è stato un signore che ha voluto usare una cravatta che gli ricordava un momento importante. Io stesso mi diverto tanto con questa definizione concordata del prodotto, insieme ai clienti.

Exif_JPEG_PICTUREW/F: AURA non si occupa solo di vendite, organizza anche workshop per imparare a produrre spille per cappelli con gli scarti delle cravatte e altro.

M: Sì, l’avevo iniziato semplicemente per far aumentare la curiosità e simpatia verso i cappelli e magari per ricavarne nuove idee. I partecipanti del workshop sono sempre molto soddisfatti. Questo coinvolgimento è davvero molto apprezzato.

W/F: Avverto anch’io questa sua passione per l’atto creativo. Inizialmente Lei era uno stilista/ autoproduttore di moda femminile. Quand’è che è passato alla cappelleria?

M: Per creare cappelli servono macchine e utensili speciali, allora mi sono dovuto rivolgere a un cappellaio artigianale. È stata una bella sorpresa. Poi ho iniziato a collaborare con vari artigiani e i loro laboratori. Ognuno ha caratteristiche specifiche: anche se chiedo la stessa cosa ci saranno delle variazioni. Per me è una cosa veramente interessante. Incontrando tanti artigiani ho capito che mi si apriva un mondo. Le possibilità erano enormi rispetto a quando lavoravo da solo. In particolare, gli artigiani giapponesi hanno una gran voglia di creare cose nuove e sono veramente molto abili, manualmente. Il problema, diffuso, è che non ci sono giovani che vogliono continuare l’attività e le attività produttive si stanno trasferendo all’estero…c’è un reale bisogno di riattivare il mondo della manualità giapponese. L’impegno creativo manuale è davvero divertente e appassionante. Vorrei tanto che i giovani cominciassero a pensare a questa possibilità di diventare artigiani.

W/F: Il comune di Sumida-ku Tokyo si è occupato della ricostruzione dell’atelier/ laboratorio per giovani artigiani utilizzando un vecchio edificio di una fabbrica chiusa per cessata attività. Questo indica che qualcosa si sta muovendo. Anche tanti giovani calzolai stanno facendo una buona carriera. È l’industria che è in crisi. Ma proprio per superare queste difficoltà c’è bisogno di generare un’onda nuova. Anche gli artigiani avranno delle alternative rispetto al lavoro nel loro atelier, come per esempio proprio la vita dell’artigianato nomade. Negli ultimi anni i mezzi di informazione fanno un gran parlare di questi “lavoratori nomadi”. Le cosa ne pensa? C’è un futuro?

M: Gli impieghi a tempo pieno e indeterminato saranno sempre di meno. Però nello stesso momento sta evolvendo il mondo digitale come smartphone e reti sociali, ecc. Grazie a questa tecnologia il budget iniziale non deve essere importante, quindi sarà molto più facile creare una piccola impresa. Questo è il tempo dei nomadi. Le loro reti si espanderanno e con esse le opportunità di impiego.

W/F: Qualche messaggio per i lettori?

M: Questo lavoro mi piace e mi diverte. Incontrare persone è un’opportunità di valore inestimabile. Anche chi non ha mai usato nessun tipo di cappello potrebbe scoprire un nuovo stile. Coi cappelli è facile valorizzare qualunque abbigliamento, anche quello casual.

 10272480_642686179161221_2723863169357350198_o-300x225AURA  http://aurahat.com/

https://www.facebook.com/AURAHAT

Tetsuya Matsuura, nato a Shizuoka, residente a Tokyo. Laureato in design tessile all’università Tokyo Zokei. AURA nasce nel 2012, con la collezione primavera-estate. La maggior parte dei cappelli è prodotta in Giappone, con tecnica artigianale. AURA propone anche workshop per clienti più curiosi e intraprendenti nei negozi sui quali si appoggia “nomadicamente”.

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