La moda slow di Michela Bruni ecodesign

La bianchissima neve rimasta in cima alle montagne, le spettacolari pareti rocciose rosa e grigie che frastagliano il blu del cielo, il rosso intenso dei gerani, il verde smeraldo dei laghi, cangiante a seconda dell’ora del giorno, il verde vivace dei vigneti: sono i colori del Trentino Alto Adige e trentini e altoatesini crescono in questa tavolozza.

Di contro le loro città hanno colori pastello, toni molto meno accesi.

Forse, come Coco Chanel, che metteva il rossetto rosso con i vestiti scuri, chi abita qui ha inconsciamente intuito che questo è il modo migliore per valorizzare la variopinta abbondanza della natura…

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Un buon esempio è quello di Michela Bruni (Michela Bruni ecodesign, con sede ad Ala, a sud di Rovereto). Un’auto-produttrice che rispetta di tutto cuore la natura di questa terra. Abbiamo fatto una chiacchierata con lei.

Michela Bruni: Tutto è iniziato con la decorazione d’interni e i complementi d’arredo che mi venivano commissionati dagli studi di architettura e poi l’attenzione si è spostata nel campo del fashion design.

Subito dopo gli studi alla Scuola d’arte di Trento e all’Accademia delle Belle Arti di Firenze, ho cominciato a lavorare con i materiali naturali e i tessuti scartati dalla grande industria. Il tessuto è il materiale che prediligo, che mi dà maggiori soddisfazioni, che mi corrisponde di più. Si può colorare, strappare, tagliare, ricucire, adattare facilmente, è duttile, lo si trasforma, lo si può lasciare per poi riprenderlo in mano successivamente. È una cosa in continua evoluzione e questi sono gli aspetti che mi affascinano.

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WazArs: in continuità con la tradizione di Ala (Città di Velluto; Museo del Tessuto a Palazzo Taddei),

MB: Questo paese ha una bellissima storia in fatto di tessuti e di velluti. Il comune sta ristrutturando Palazzo Taddei dove probabilmente nascerà il Museo del Tessuto. Il mio lavoro, per qualche ragione sconosciuta, è certamente in linea con la tradizione di questo piccolo paese.

W: Le creazioni di Michela Bruni sono etiche ed eleganti. Il riciclo è importante al giorno d’oggi, ma solo quando incontra le idee giuste si vede il significato vero dell’“upcycling”, quello che si aspetta la gente e che può avere un futuro, oltre i mercatini.

MB: Di questi tempi una grande tradizione artigianale familiare non riesce a essere valorizzata da un mercatino. Purtroppo è inevitabile che qualcuno faccia imitazioni ma, nel farlo dozzinalmente, si oscurano la visibilità della passione che uno infonde nella sua attività.

W: se poi le copie costano molto meno si svaluta anche la professionalità dei singoli, si guasta l’immagine dell’artigianato nel suo complesso e, in una certa misura, della comunità stessa.

MB: Le scorciatoie sono facilmente percorribili ma di solito non portano risultati veri.. I festival dell’artigianato migliori sono quelli con una dura selezione qualitativa che garantisce l’artigiano ma anche il visitatore, che troverà sicuramente qualcosa di bello e di buona fattura. Io ho uno studio e sto seguendo un percorso di ricerca; chi acquista le mie creazioni sta comprando anche una parte della mia storia, un filo conduttore che attraversa le idee, i valori, le età della vita, le epoche. Non è solo una questione di acquistare una cosa bella, acquisti anche la personale interpretazione di un’idea, di un materiale.

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W: Abbiamo visto come impacchettavi le tue creazioni al momento dell’acquisto. Ogni creazione ha una sua storia, che evolve poi entrando nella vita degli acquirenti. Perciò è importante che anche il contesto di vendita ed esposizione sia adeguato

MB: Sicuramente. Il bello crea buonumore, leggerezza, gioia ed allegria e ha la capacità di creare un momento di stupore, di muovere la creatività e di nutrire lo spirito. Creare uno spazio ben fatto giova al prodotto, al cliente e anche all’artigiano, che trascorre ore piacevoli. Il nostro è un momento storico ed economico molto delicato e gli autoproduttori devono puntare molto sulla comunicazione se vogliono trovare il mercato giusto. Se uno non ha un budget sufficiente per partecipare a una fiera di settore, i social network sono certamente strumenti efficaci; in tempo reale si trasmette l’idea, il progetto, l’intuizione del creatore, il suo background, emozioni, sentimenti, valori, progetti in corso. Siamo persone, non macchine che sfornano prodotti. E per farci conoscere da chi è lontano dobbiamo raccontare un po’ di noi.

W: Ci sarebbero meno problemi se la gente si abituasse a comprare i regali/pensierini in anticipo, anche quando non si sa ancora a chi donarli, per avere sempre sotto mano qualcosa di pronto per ogni evenienza ed evitare così di dover girare disperatamente in centro alla ricerca di qualcosa che raramente è proprio quello che avrebbero desiderato acquistare. Meglio un oggetto speciale, unico, per quanto a lungo possa essere stato conservato in qualche scatolone, baule o scaffale, che un ripiego.

MB: Sarebbe una bella abitudine; acquistare quando si trova qualcosa che ti colpisce e metterlo via per la prima occasione speciale. Questo è il grande compito di chi si occupa di comunicazione nel mondo dell’artigianato creativo.

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W: È che la gente ha una fretta terribile, non si ferma a riflettere.

MB: Serve un tempo più lento, il tempo della natura, della storia raccontata ai bambini, il tempo delle idee che decantano. Vivere in un tempo diverso, in un silenzio che non esiste più, un tempo ciclico come l’avvicendarsi delle stagioni, depurato dalle iperstimolazioni degli schermi, il tempo della torta fatta in casa, quando si potevano imparare a fare un mucchio di cose utili, manualmente; farsi le cose da soli ed imparare ad aggiustare ciò che si rompeva. I tempi delle nonne che producevano sciarpe chilometriche. Ricordo ancora i profumi della casa di mia nonna – ci passavo le giornate- le sue occhiate di quando facevamo la maglia senza mettere impegno, le risate di noi piccoli che attendevamo l’ora del the e dei biscotti che ci aveva preparato mentre eravamo a scuola; una casa piccola, su più piani, in centro storico; ma quanto abbiamo imparato con pezze e rimasugli di lana e quanto ci siamo divertiti anche a fare niente.

W: un tempo più umano, un tempo dell’esistere.

MB: oggi l’attenzione maggiore è concentrata su quello che sai fare, non su quello che sei. Le esperienze, anche dei nostri figli, diventano momenti “da fare di corsa”. Dobbiamo rallentare e trovare un tempo più umano, un tempo che ci permetta di nutrirci delle cose belle della vita.

W: Dovrebbero contare di più le esperienze di quei bambini che dopo il miniexpo alla Bookique di Trento ne hanno parlato ancora per giorni. Invece molti genitori li parcheggiano nei centri commerciali.

MB: fa tutto parte della logica per cui non si riparano più le cose. Si buttano e si compra qualcos’altro, come per un automatismo. L’azione del “buttare” ti impedisce di poter vivere la gioia dell’ “aggiustare”, oltre ad impedirti di poter “ascoltare” qualcuno che ti insegna a rimettere insieme le cose. Quando le persone, e i bambini ancor di più, vivono momenti emozionanti, li ricordano e ne parlano per giorni perché quell’esperienza ha toccato una parte vera, sana; la parte che ci fa provare stupore e meraviglia. Di questo abbiamo bisogno.

W: Ci sono ditte che per tenere bassi i prezzi delle loro scarpe le rendono praticamente irreparabili.

MB: Esatto! ma queste aziende non dovrebbero proprio avere il diritto di produrre prodotti con materiali non riciclabili. Il problema è alla base: devono esserci leggi che tutelano la terra.

W: Si dà un senso all’autonomia anche spingendo in una direzione diversa, verso una civiltà alternativa a quella corrente. Ma succede solo episodicamente in Trentino. Le iniziative ci sono, ma manca ancora una visione organica e una seria mobilitazione della collettività. Spesso serve che arrivi qualcuno da fuori, a criticare o a consigliare, per dare una scossa.

MB: In questa regione siamo tutti troppo abituati ad aspettare che qualcuno metta mano ai problemi. L’autonomia è una risorsa importante, deve essere stimolo di crescita, di miglioramento, di innovazione, di confronto. Come in tutte le cose, chi sta fuori vede con maggior lucidità le nostre bellezze e le nostre risorse – quelle che noi diamo per scontate ma che scontate non sono. Chi viene da fuori può avere atteggiamenti e sensibilità diverse, visioni alternative; è anche così che matura una società, capendo che non ci deve pensare qualcun altro se lo puoi fare tu.

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sito ufficiale:

http://www.michelabruni.it/website/contatti/

email:

michelabrunidesign@gmail.com

pagina Facebook:

https://www.facebook.com/michelabruniecodesign

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