Artigianato ed ecologismo steampunk in Hayao Miyazaki

Miyazaki Clock at NTV Shiodome, by Maarten Heerlien (CC BY 2.0)

Miyazaki Clock at NTV Shiodome, by Maarten Heerlien (CC BY 2.0)

Da steht im Wald geschrieben

C’è scritta nel bosco

Ein stilles, ernstes Wort

Una quieta, solenne parola

Von rechten Tun und Lieben

Sul retto agire ed amare

Und was des Menschen Hort

E quale sia il tesoro dell’uomo

Joseph von Eichendorff

Sono un po’ come un caposquadra di un’équipe di artigiani. Questo è lo spirito con cui lavoro.

Hayao Miyazaki (in conversazione con Moebius)

È molto importante per me mantenere il giusto rapporto tra lavoro manuale e lavoro al computer.

Hayao Miyazaki

Per me, una buona parte della cultura giovanile sembra trovare nell’uso di Internet una maniera di negare a se stessi la magrezza delle proprie prospettive: “Beh, certo non riusciamo a trovare lavoro e siamo costretti a vivere con i nostri genitori, ma possiamo comunque twittare!”

Jaron Lanier

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I computer hanno già avuto la meglio: l’umanità è stata meccanizzata.

I videogiocatori che dedicano almeno 9 ore a settimana alla loro passione possiedono una configurazione neurale paragonabile a quella degli schizofrenici e di chi soffre di una dipendenza (tossicodipendenza, alcolismo ma anche gioco d’azzardo) o di disturbi ossessivo – compulsivi.

I giovani non sono più capaci di restare da soli coi loro pensieri, senza avere la possibilità di leggere o ascoltare musica. Molti preferirebbero ricevere una scossa elettrica (67% tra i maschi, 25% tra le femmine) piuttosto che non potersi distrarre con qualcosa.

Il tempo trascorso davanti a uno schermo si sta espandendo costantemente, mentre diminuisce quello dedicato al gioco creativo e all’interazione fisica e non virtuale con gli altri.

Sempre più persone diventano ansiose se il telefono è scarico o se non possono controllare se hanno nuove email o aggiornamenti sui social media; fotografano un paesaggio prima ancora di averlo ammirato coi propri occhi; filmano un concerto invece di guardarlo; non sono in grado di leggere una cartina e di orientarsi.

Siamo sottoposti a un diluvio di informazioni, gadget e distrazioni assortite che ci impedisce di rilassarci.

Un crescente numero di bambini sta perdendo perfino la capacità di usare efficacemente i mattoncini da costruzione o la carta e la matita per scrivere, pur dimostrando maestria nell’uso di tablet e smartphone.

Una madre, dopo aver constatato che i suoi figli e lei stessa erano letteralmente dipendenti da internet e dai videogiochi ha bandito per 6 mesi l’elettronica da casa sua, col risultato che i suoi figli hanno cominciato a prendere voti migliori a scuola e il primogenito ha scoperto una grande passione per la letteratura e per il sassofono; ora si è iscritto al college dove studia musica. Il nuovo regolamento domestico prescrive che un giorno alla settimana tutti gli schermi devono restare spenti.

10527395_265038693694119_2368925432634917539_nPossiamo forse dar torto al regista di film di animazione giapponesi Hayao Miyazaki quando si lamenta che la moltiplicazione dei mondi virtuali sta defraudando i bambini e anche gli adulti del loro senso di meraviglia e del loro potere creativo?

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Miyazaki non capisce come si sia arrivati al punto che quasi nessun giovane giapponese sa come scalare un albero, annodare una corda, far volare un aquilone, accendere un fuoco senza accendino, orientarsi senza un GPS, cucire, intagliare. L’unico loro impegno tattile è quello sugli schermi interattivi: Sui treni – osserva disilluso –, il numero di persone che si dedica a quella gestualità masturbatoria si sta moltiplicando.

Questa sua condanna della contemporaneità gli è valsa l’accusa di neoluddismo (tecnofobia) e ipocrisia.

Quella dei critici è una reazione puerile. Il regista e sceneggiatore nipponico ha semplicemente preso atto del fatto che l’umanità ha rinunciato ad alcune delle sue facoltà in favore di mondi virtuali e gadget elettronici che distraggono le persone dal mondo reale e le tengono in una condizione di perenne sovra-eccitazione in cui l’apprezzamento per le cose semplici si sta erodendo, come pure la capacità di concentrazione. Di conseguenza molti oggi non sanno più creare e riparare le cose, o perfino cucinare. Dipendiamo da altri e perciò dal sistema nel suo complesso. Quasi nessuno di noi è nella posizione di potersi staccare, perché non è certo di potersela cavare per conto suo e si è convinto che, nel farlo, si condannerebbe all’infelicità.

La nozione di individuo sovrano che coltiva il pensiero critico, sfida certe convenzioni nell’interesse generale e si prende cura del prossimo ne esce malconcia.

Miyazaki ha intuito che la sua fantasia, la sua immaginazione, la sua capacità di infondere magia, incanto e meraviglia negli spettatori deriva dal suo interessarsi al mondo che lo circonda.

È un artigiano, ama la manualità e la natura, le considera irrinunciabili per una conoscenza più profonda di se stessi e del mondo, particolarmente ardua per chi si cala in mondi artificiali e vi trascorre una buona parte delle sue giornate.

howl_3Il suo giudizio è perfettamente coerente con la sua estetica “steampunk”.

Grande ammiratore delle gesta di Spartaco, le sue narrazioni comprendono due tipi di tecnologie.

Una tecnologia autoritaria e pesante, vorace, ipertrofica, al servizio dei peggiori vizi umani e del progetto di dominazione della natura.

mehveUna diversa tecnologia, leggera, mite, che rispetta la bellezza e la forza della natura, come l’aliante-jet di “Nausicaä della Valle del vento”.

Per Miyazaki si può volare contro la natura o con la natura. Quando l’umanità sceglie di opporsi alla natura invece di lasciarsi assistere e assisterla con un uso sapiente della tecnoscienza, prima o poi la sua superbia viene punita.

spirited-away-wallpaperChihiro, la piccola protagonista de “La città incantata”, mi pare esemplifichi il credo miyazakiano. Si ritrova in una città (un mondo virtuale) governata da una strega che trasforma i suoi genitori in maiali (sintomo di una loro debolezza originaria), dimentica il suo vero nome e la sua vera identità e accetta un nuovo nome (Sen) e il compito di servire la strega Yubaba.

Solo quando un biglietto le ricorda che il suo vero nome è Chihiro e non Sen tutto riaffiora alla memoria, assieme al coraggio e al senso di responsabilità e dedizione alla missione di liberare i suoi genitori. Ciò le permette di emanciparsi dal lavaggio del cervello operato dalla strega. L’esperienza la fa maturare, mentre gli altri restano sostanzialmente quel che erano prima, perché non hanno svolto alcun ruolo nella loro liberazione. Lei prende l’iniziativa e resiste alle tentazioni, rendendo sempre più evanescente il potere che la soggioga.

Chihiro non si limita a crescere, ma scopre qualcosa che era sepolto dentro di sé e che si è ridestato in questi frangenti estremi. Trionfa su Senza Volto (カオナシ Kaonashi), uno spirito parassita e divoratore che materializza illusioni destinate a svanire rapidamente e s’infuria quando non riesce a comprare l’amicizia di Chihiro.

Come Senza Volto, anche Bo, il bebè gigante di Yubaba, incarna la civiltà del consumismo sfrenato. Miyazaki voleva in qualche modo rampognare quelle madri giapponesi che sarebbero disposte a tutto pur di sentirsi amate dai figli. Yubaba, schiava del bebè-mostro che lei stessa ha creato, è costretta ad accumulare ricchezze per poter comprare l’affetto del figlio.

Nei film di Miyazaki non esiste una netta contrapposizione tra bene e male e perciò è assurdo accusarlo di demonizzare la tecnologia.

film_59Eboshi, la signora della Città del ferro (“Principessa Mononoke”), fabbrica armi e incarna lo sfruttamento scriteriato della natura, ma è anche un animo gentile che riscatta le prostitute, accudisce storpi e malati, protegge i mercanti, parifica la condizione di donne e uomini. Alla fine comprende che non è inevitabile che questa missione si contrapponga alla salvaguardia dell’ambiente.

Flight-off-Laputa-sheeta-27960762-1600-954Dal canto suo Laputa (“Laputa – Castello nel cielo”) è una tecno-utopia rispettosa della natura e dedita al giardinaggio.

Pare di poter concludere che per il Nostro il salto qualitativo decisivo per la civiltà umana è quello in cui biosfera, tecnosfera, libertà e dignità umane si arricchiscono vicendevolmente:

Un buon giardiniere conosce e rispetta le potenzialità della natura. Non considera (a meno che non sia francese) alberi e cespugli come mera materia da plasmare a proprio piacimento. Non per questo, tuttavia, i suoi interventi sono del tutto disinteressati. Annaffia alcune piante, ne sradica altre. Pota gli alberi quando crescono troppo. Sparge il veleno per chiocciole e lumache. In breve: incanala le tendenze insite nella natura rifacendosi a un ideale umano di benessere e bellezza. Il suo rapporto con la natura non è né di rozza strumentalità né di spietato sacrificio. È un rapporto di armonia.

Robert e Edward Skidelsky, “Quanto è abbastanza: di quanto denaro abbiamo davvero bisogno per essere felici? (Meno di quello che pensi)”, Milano: Mondadori, 2013.

wr2Link all’associazione culturale trentina Yomoyamabanashi – 4 ciacere 四方山話

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