“Parlo col mondo attraverso le mie creazioni” – Conversando con Giorgia Brunelli di Giovelab

10300517_674158706005828_4612804791402425621_nIncontriamo Giorgia Brunelli nella sua casa, alta sopra il lago di Caldonazzo, immersa nel verde, con un atelier pieno di stampe, disegni, tessuti, oggetti che ispirano.

Wazars: Che bella casa interessante, sia fuori che dentro!

Giorgia Brunelli: È mio marito (Paolo Lessio), anche lui con una grande passione per la manualità, che l’ha arredata con l’upcycling. Anzi diciamo che più che upcycling ha creato tutto lui, su nostro progetto. Gli rimane comunque questa passione per il recupero creativo, ma la sua aspirazione è soprattutto il design 100% autoprodotto.

10357122_676636119091420_6656153052568484132_nW. Un saggio di James Hillman sul tavolo. Attinge all’inconscio collettivo per le sue creazioni?

G.B. Chissà. Sicuramente mi lascio ispirare profondamente dalla natura, forse lì c’è già tutto. Certamente mi affascina il tema degli archetipi e dei simboli. Ho scoperto che posso dialogare col mondo attraverso i miei oggetti: una tazza per il tè può diventare qualcosa di “altro” tra le mani di una persona…

W. Quand’è che ha cominciato questa sua attività?

G.B. Ho iniziato nel 1997, ma prima mi ero specializzata in lingue, che poi sono tornate comode anche in questo campo. Tanta gente non la vede come una professione. Mi chiedono: che lavoro fai? Io rispondo che sono una ceramista. Sì, ma che lavoro fai per vivere? C’è l’idea che sia impossibile vivere da artigiana.

W. Volere è potere.

G.B. Io ho questo forte desiderio di fare quello che voglio, con quello che ho. Inoltre quando vedo certe immagini, le forme, lo smalto, le figure, io mi emoziono. Nell’artigianato funziona. Seguo il mio cuore, non potrei fare altro nella vita, quando si seguono con determinazione i propri sogni, le cose succedono. Naturalmente l’impegno è massimo: continua ricerca di materiali, forma, colori, equilibrio, funzionalità, ma anche grande cura nell’immagine aziendale, nelle relazioni con clienti e rivenditori, nella presentazione del catalogo.

10150769_621922184562814_2705790292805177715_nW. Così è arrivato il successo per un’autodidatta.

G.B. Con un rivenditore di fiducia cambiano completamente le modalità con cui ci si pone sul mercato. Ho abbandonato i mercatini ormai da una decina d’anni e ho più tempo per creare; però ho un po’ perso il contatto diretto, fisico con la clientela, con le persone. Per fortuna c’è facebook che mi permette di interagire con le persone, conoscere i loro giudizi, raccogliere consigli e critiche. Dopo l’incontro con la PR Alessandra Santi è nata la marca Giovelab.

W. Nessun incontro di persona?

G.B. A Ravina c’è il magazzino con i forni per cuocere la porcellana. Non è una vera e propria showroom, ma i clienti sono felici di poter vedere i luoghi della creazione.

W. È stata dura all’inizio?

G.B. non è sempre stato facile trovare clienti da fidelizzare. Compravano le creazioni di una stagione e poi l’anno dopo magari non tornavano. Questo succede in parte anche per una marcata voracità nei confronti del nuovo. Il negoziante sente di dover passare a un nuovo artigiano, di anno in anno, e a prodotti diversi. C’è una frenesia… Poi le cose sono cambiate. Senza uno zoccolo duro di clienti fidati che ogni anno compra la nuova collezione sarebbe molto più difficile.

W. Come ha iniziato?

G.B. Per anni mi sono dedicata alle ceramiche raku, ma oramai sono in1779246_589761634445536_1801158320_n molti a proporle e comunque non possono diventare un oggetto d’uso, per via della loro fragilità. Così sono passata alla ceramica ad alta temperatura (cottura tra 1250 e 1260 gradi), porcellane di altissima qualità e vari tipi di gres, con cui produco una collezione per la tavola. Ogni oggetto è unico, creato esclusivamente a mano, adatto al lavaggio in lavastoviglie.

W. Una grande passione per l’arte giapponese

G.B. Amo moltissimo lo stile giapponese, mi sento intimamente vicina al concetto di wabisabi, la poesia dell’imperfezione. Mi piace molto anche lo stile nordico, ma sono incline a mediare tra i due mondi, temperando l’esuberanza romantica del Sud Europa. Mi piace avere uno stile “trasversale”, fluire ironicamente tra stili, mondi e sensibilità diverse. A partire da quest’autunno muoverò i primi passi sui mercati del nord….Vedremo!

W. Si è fatta una rete internazionale, anche grazie alla conoscenza delle lingue

G.B. A dire il vero credo che molti artigiani facciano un po’ fatica a fare rete, perché sono un po’ solitari. È spesso una questione caratteriale. Nel mio caso la socializzazione non viene spontanea, non è un fatto naturale. È grazie a facebook che entro in contatto con le persone e costruisco dei rapporti con altri artigiani e appassionati.

W. Tenere in mano le sue creazioni, usarle, aiuta ad apprezzarle ancora di più. La tattilità è fondamentale, specialmente in un oggetto d’uso quotidiano. Non basta che una cosa sia bella…

G.B. Io sono la prima implacabile critica di me stessa. Prima di proporre un oggetto ai miei clienti, creo dei prototipi e li uso per parecchi giorni a casa mia, per individuarne tutti i pregi e i difetti; un oggetto deve essere bello nella forma, nel decoro, ma deve anche essere perfettamente funzionale.

W. Che consiglio si sentirebbe di dare a degli artigiani esordienti?

G.B. Il catalogo è fondamentale. Non basta essere artisti, occorre anche essere imprenditori e questo significa essere accurati nella selezione delle immagini, nella loro descrizione. Devono arrivare a colpire persone che sono già sommerse da una moltitudine di informazioni visuali e testuali. Inoltre è importante riuscire a creare delle cose che soddisfino le esigenze dei clienti. Non basta gratificare il proprio spirito creativo.

W. E i mercatini?

G.B. Perché no? Adesso i mercatini sono la norma ma diversi anni fa, almeno a Trento, era davvero dura. Mi ricordo la fatica che abbiamo fatto per conquistarci un posto alle feste vigiliane molti anni fa! Però non mi piace proprio questo termine “mercatino”, mi sembra riduttivo e anche un po’ ingenuo. Forse suonerebbe meglio “expo dell’autoproduzione”, o qualcosa del genere!

W. Un messaggio finale per i lettori di WazArs?

G.B. Follow your star. Always.

10300894_661315450623487_4161114530539424104_nGIOVELAB – SITO WEB

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