“Essere artigiani significa far lavorare la testa e il cuore” – intervista a Loredana Fioroli

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14929_1471961259738701_1386873575525026181_nLoredana Fioroli, artigiana artista varesina trapiantata in Trentino, è stata una delle protagoniste della prima edizione del Mini Expo della Creatività e tornerà ad esserlo in occasione della seconda edizione, che si terrà sempre alla Bookique il 20 settembre 2014.

WazArs: Abbiamo visto due delle piastre realizzate da due principianti al primo Mini Expo della Creatività (visitatori-studenti-apprendisti alle prese con la tecnica della cuerda seca). In una delle piastre c’era un grigio che è andato in ebollizione. Ha prodotto un effetto strano, imprevisto, ma non brutto. Ha dato volume all’opera.

Loredana: A volte un errore ci sorprende, ci fa scoprire qualcosa di nuovo, ci fa migliorare. Mi piacciono i risultati anomali. Un errore può essere più materico, c’è dentro più vita. Il bello della cuerda seca è che non è necessariamente un male che qualche colore sbombi, tracimi. La perfezione può togliere il gusto del bello, l’emozione della mano che ha disegnato e poi colato gli smalti. La sbavatura, l’anomalia possono dare al colore delle nuance più interessanti.

W. Insomma uno sbaglio può essere fecondo, può dimostrarsi produttivo ed insegnare più di un gesto corretto? È un po’ come nelle filosofie orientali (o in Socrate): ci si deve fermare, fare una sosta, meditare sui propri errori e capire quanto possono essere intellettualmente stimolanti. E poi l’artigiano per forza di cose commette una miriade di errori.

L. L’errore, in fondo, è l’esperienza che sta arrivando. Se uno fa tutto bene non impara nulla. Non ho problemi ad ammettere che la metà delle mie infornate non mi soddisfa. Con la cuerda seca il forno è come il fato: è lui che determina l’esito, l’ultima parola è sempre la sua. I colori si mischiano, si rosicchiano. Avviene un processo di riamalgamento, con effetti unici e a volte irripetibili. Certi colori li ho ottenuti un po’ per caso e non riesco più a riprodurli. Troppe circostanze si sono accordate per generarlo.10447106_1440334896234671_3570524333045578969_n

W. E gli acquirenti non si lamentano delle imperfezioni?

L. Tutt’altro. Al mercatino a volte il pezzo imperfetto è il primo che viene notato e comprato, anche perché dà l’idea del fatto a mano.

10532345_1471297969805030_5253998821797023470_nW. Lei sembra avere un rapporto molto “intimo” coi colori.

L. Io li sento e li ascolto. In un certo senso mi comunicano quando le proporzioni sono giuste. I colori hanno un loro temperamento. Alcuni sono umorali e ce ne sono di quelli che non sono mai riuscita a capire ed evito di usarli…ma non li perdo di vista; arriverà il momento in cui entrerò in sintonia anche con loro!

W. Come mai la cuerda seca?

L. Anni fa stavo passando davanti alle vetrine di Pasquali (colorificio in via Mazzini 9, a Trento, Facebook) e ho visto l’annuncio per un corso di cuerda seca. Ho scoperto che era perfetta per chi come me non ama il segno della pennellata sulla ceramica e preferisce i colori pieni. La prima opera era già ambiziosa [ce la mostra, appesa al muro, e lo è veramente!] ed è venuta bene [confermiamo]. Poi ci è voluto un po’ di tempo per tornare al livello qualitativo dell’esordio.

W. Una famiglia con l’arte nel sangue?

L. Mia madre lavorava al telaio per una ditta elvetica che esportava negli Emirati Arabi. Mio padre dosava le tinture, mio zio era un ottimo ceramista. Lui mi ha avvicinata ai pigmenti e alle cristalline. Ero una bambina affascinata dalla magia che intuivo si nascondesse in queste cose.

1901249_1376967049238123_26774226_nW. Le piace anche creare le forme che poi dipinge?

L. In genere no, perché per me la cosa più importante è il colore. Acquisto un oggetto e poi lo trasformo. Per esempio ho convertito un cachepot in un lampadario. Però a settembre potrei ricominciare a tornire. Vedremo.

W. Quando insegna ai suoi allievi non teme che le rubino il mestiere?

L. Con la cuerda seca funziona così: la stessa idea viene interpretata in 50 modi diversi da 50 persone diverse. Ce n’è per tutti.

1464715_1399065150361646_1203223110_nW. Lei è di origini lombarde. Com’è stata venire a vivere in Trentino?

L. Non è stato semplice, anche perché inizialmente risiedevo in un paesino. La cosa strana è che a molti pareva normale fermarsi a casa nostra, quando passavano davanti all’ingresso, però è sempre stato molto difficile farsi invitare da loro.

W. Sarà stato il temibile “rispet” dei trentini, la paura dei confronti e dei giudizi? (cf. Christian Arnoldi, “Tristi montagne”)

L. Mi sa che i trentini fanno fatica a concedersi, a darsi. Però così si crea un’asimmetria, e dei paletti invisibili. È un riserbo che a volte impedisce di formare dei legami profondi.994490_1472274899707337_6066088639187991406_n

W. I colori sono più facili da gestire?

L. Le vicende della vita poi confluiscono nei colori. Ci sono colori meditativi, colori gioiosi, colori complicati, o addirittura ostili, con un vissuto pesante che non so come affrontare. Mi sono affezionata al rosso selenio, spauracchio dei ceramisti perché ribolle brucia, buca. L’ho preferito al turchese, da un anno a questa parte.

10390184_1428379977430163_5035291062414813560_nW. Solo cuerda seca?

L. la cuerda seca piace, ma si possono mischiare le tecniche, unendo la cuerda seca e la maiolica, anche se non è facilissimo e funziona solo con determinati colori. Alcuni si gonfiano, si scavano delle tane e mi fanno capire che ho ancora molto da sperimentare….ma continuo a provare!

W. E quando le cose vanno male?

L. Gli scarti o certe opere malriuscite sono fuori sul balcone, come sottovasi. Quasi tutte le cose che vedete appese sui muri sono rotte. Le crepe si bloccano e quindi non creano problemi. In un caso ho praticato dei forellini e ricucito il tutto con un filo di cuoio.

1601348_1376967035904791_1191713344_nW. In estate spesso si trasferisce nel Salento. Ci sono gusti e preferenze diverse rispetto a Trento?

L. Assolutamente no. Nonostante la ceramica salentina abbia un’importantissima tradizione alle spalle, alla fine le persone, al nord come al sud, apprezzano e comprano sostanzialmente le stesse opere.

W. Un pensiero finale per i lettori di WazArs?

L. Essere artigiani significa far lavorare la testa e il cuore. Quando si progetta qualcosa, tutti i sensi si affinano, si concentrano nella ricerca di una forma, di un colore e non sempre questo cercare si risolve in breve tempo; a volte ci vogliono giorni per partorire un’idea. Poi eccola, arriva e allora lascio che i sensi diventino tratti, spazi, forme dentro ai quali coloro gli smalti sentendomi finalmente compiuta. Il fuoco, poi, compirà il miracolo. Vorrei che tutti potessero provare la bellezza di questa tecnica antica, che si impara piano piano, aiuta a riconciliarsi con se stessi ed insegna cosa sia la pazienza. Per questo, ho iniziato a tenere dei corsi, seguiti con vera passione, che creano stimolanti interazioni creative

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I corsi si tengono a Trento, al Social Stone (FB) e alla Bookique (FB)

Loredana Fioroli è su Facebook.

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