Le contaminazioni artistiche di Diaolin nella natura trentina

Pradi da le Fior salendo al monte Brustoloni, Val di Cembra

Pradi da le Fior salendo al monte Brustoloni, Val di Cembra

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Ala fin l’ei sol parole tut sta smania maledeta

la se strenge entorn, menudola,

e le not l’è le orazion de na cigaia

‘mbarlumada da la luna

Diaolin

S’à destacà l’ultima föia dal bósch nét

crodàda l’ei, solàgna, ‘n mèzz ai sàssi

e ‘ntant fis-ciava ‘n zìfol de oseleti

a tegnìr vìo ‘l pensér che vèn matìna

Diaolin

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A volte scopri che la tua storia potrebbe essere stata diversa se tu fossi riuscito a finire prima la tua guerra.

A volte è la tua guerra interiore ad alimentare il futuro e ti sembra che senza di essa quella speranza possa sfumare in noia.

A volte la storia si sovrappone a te che la vivi per riannodare il tuo cammino ad un filo costantemente teso tra ieri e domani, portandoti a ripercorrere un tempo compagno dei tuoi passi per lunghi anni. Poi, finalmente, il filo si spezza e riesci a comprendere il tuo oggi.

Diaolin

10622746_762874913755905_6589518319748597311_nCi lamentiamo di chi ci governa, ma chi sono queste persone?

Non sono alieni, sono l’espressione di una società e dei suoi mali, di una cittadinanza che preferisce autoassolversi e proiettare ciò che non va su caste e capri espiatori, piuttosto che riconoscere la sua complicità in quel che avviene e poi cercare di cambiare se stessa per cambiare il mondo.

10386864_10203257023177747_6727190460084270101_nGiuliano Natali, in arte Diaolin, si dedica da tempo all’arte come veicolo di trasformazione delle teste delle persone, per costruire un futuro migliore di questo mesto presente.

Per il 17 agosto 2014 ha organizzato uno spettacolo interattivo ai Pradi da le Fior, sopra Malga Sass (1908 m. s.l.m.), intitolato “Digressioni sulla civiltà”.

L’abbiamo intervistato.

Chi è questo fascista in noi?

L’ossessione del tempo è la radice di ogni guasto, ma siamo prigionieri di molte illusioni che ci impediscono di capire cosa sia veramente la libertà, anche se pensiamo di sapere cosa non è.

Uno dei miei obiettivi è anche quello di mettere in crisi le convinzioni delle persone e non solo gratificarle con un’esperienza memorabile.

Il “fascista in noi” è il mantra che farà da metronomo per tutta la giornata.

Deve infastidire, deve scuotere, deve strapparci dalle nostre certezze e illusioni…

…per far rivivere un’idea autentica di libertà.

A molti accadrà di riconoscersi nel “fascista in noi”, perché sono convinto che in fondo ce l’abbiamo dentro. È uno specchio delle nostre ombre interiori, dei nostri difetti caratteriali che si evidenziano solo rallentando fino al punto di riconoscere i nostri passi mano a mano che consumano strada.

Sarà una performance inattesa

Le lettere dal fronte del bisnonno di Suchert Daniel Di Schüler, l’artista che ha fornito l’ispirazione iniziale per questa iniziativa (scultore, scrittore e cuoco di bordo) faranno da contraltare ad una storia di una gita in barca raccontata come un romanzo da Mauro Tonino.

La “liberazione” di quest’uomo avviene al rientro dal giro in barca.

Vorremmo sottolineare il fatto che una guerra non finisce con un armistizio, ma solo quando le persone riescono a liberarsi dall’idea stessa che sta alla base della guerra.

Non sono quindi le foibe al centro della narrazione, ma la rielaborazione del trauma, il superamento del disagio.

10403430_762873893756007_1178842749673690517_nNon solo aforismi e letture, ma anche musica

Sì, ci sarà il didgeridoo di Robert Mitterrutzner

Mi piacciono queste contaminazioni. Il suono arcaico dei corni alpini si è rivelato magico anche per una mandria di mucche che si è improvvisamente bloccata per diversi minuti. Quello del didgeridoo è un suono della terra che non distoglie l’attenzione dalle parole. Ha fatto da basso guida per i canti gregoriani nei precedenti Susuri dal rìo (Sovér, 2012)

…e la poesia

Le lettere della Grande Guerra raccolte da Daniel Di Schüler hanno un sorprendente carattere poetico.

Ho una mia concezione della poesia: non serve a distinguersi, ma a capirsi e per capirsi non servono grandi discorsi.

Quando spiego ai bambini chiedo loro di non riprodurre quel che vedono ma quel che sentono guardando: “Disegnate i vostri pensieri con le parole e soprattutto non scrivete per gli altri ma per voi stessi. Cercate di far comprendere quello che la vostra mente vi comunica… il resto lo vedete con gli occhi”.

Un’esperienza catartica, insomma. Ma se qualcuno preferisse farsi un giro invece di partecipare?

Libero di farlo, naturalmente. Ciascuno dev’essere libero di decidere che tipo di esperienza desidera fare. Siamo in alto, la zona è molto bella e panoramica.

Un’esperienza interattiva, per chi ci sta.

Sarà una performance in cui anche il pubblico fa parte dello spettacolo. Mi auguro che non sia un attore passivo ma si faccia sentire, ricambiando con la sua partecipazione quel che cerchiamo di dare.

In montagna.

Sono solo 200/300 metri di dislivello. La salita stessa dev’essere significativa, deve creare uno spirito di corpo tra i partecipanti.

L’idea è che la gente deve trovare quel che incontra, non quel che cerca. La ricerca può anche lasciare a bocca asciutta perché alla fine quello che conta è il viaggio.

Non è forse vero che l’umanità tende a cercare le cose sbagliate e non vede le cose giuste in cui si è già imbattuta?

Proprio così. La strenua ricerca ci impedisce di capire e gestire qualche abbiamo trovato. Così la gente fa soldi tanto per far soldi, accumula potere per il potere in quanto tale. S’aggrappa a cose di cui non ha bisogno ma che le sembrano indispensabili.

Un senso di costante mancanza, di insoddisfazione.

L’ho sentito anch’io. Prima di occuparmi di software libero ero un direttore d’albergo nella Val di Fassa. Un giorno mi sono reso conto che ero piombato in una tale routine che avevo perso la capacità di interessarmi alle pur legittime esigenze dei clienti. Quel che per loro era importante per me era poca cosa. Non sapevo più immedesimarmi nell’ospite e nei suoi problemi.

Per questo ha cambiato vita?

Volevo capire se stavo vivendo la vita che volevo vivere. Non per edonistico tornaconto e piacere personale ma perché mi ero reso conto che se non riuscivo ad essere a mio agio con me stesso non sarei riuscito a mettere a loro agio le persone intorno a me. Avendone la possibilità, perché non far sentir meglio le persone con cui entro in contatto?

Diventa sempre più difficile farlo.

Il sistema educativo tende a specializzare, a separare, a creare un certo tipo di attese; dovrebbe invece insegnare a ragionare.

Tanto più che se il contesto cambia, chi è irrigidito in una funzione si ritrova in braghe di tela.

298511-212x300anima e terra

cielo ed orizzonti

Durante la salita starà a voi

cercare almeno il cielo

 

FOTO DELLA GIORNATA (Facebook)

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