Note di economia e geopolitica per autoproduttori sfiduciati

tastiera-computer-con-tasti-retroAuspico una stretta alleanza tra mondo manifatturiero, economisti e progettisti per una concreta innovazione artigianale. Il paradigma che regola i mercati (il Tanto a poco prezzo) si è rilevato devastante. Ricominciare a ragionare in termini di qualità, utilità, estetica del prodotto pone le basi per un rinnovamento della mentalità corrente.

Stefano Micelli, autore di “Futuro Artigiano”, “10 risposte per un “Futuro Artigiano con Stefano Micelli.

Dobbiamo quindi aspettarci che l’attenzione [cinese] nei nostri confronti aumenti. Fino ad ora essa si è concentrata verso la Gran Bretagna e la Germania, che da sole hanno assorbito ben oltre il 40% degli investimenti ma, recentemente, l’interesse si è esteso al Sud dell’Europa e, negli ultimi tempi, anche all’Italia, che oggi riceve tra l’8 e il 10% degli investimenti cinesi in Europa…Il nostro compito è quello di non essere solo pesci catturati nella rete ma anche pescatori capaci di trarre vantaggio da queste alleanze strategiche per garantirci un ruolo meno marginale nell’economia mondiale. Una strategia non facile ma ancora possibile, a condizione di essere finalmente capaci di pensare al futuro, valutando le nostre forze e costruendo di conseguenza le possibili alleanze.

Romano Prodi, “La Cina ora investe in Italia: costruiamo alleanze strategiche per garantirci un ruolo nell’economia mondiale, blog

Voglio sottolineare quanto sia importante cercare di cambiare il modo di vedere le cose nei prossimi anni. Abbiamo una grande sfida: passare da un’economia basata sulla concorrenza a una basata sulla cooperazione. È importante appoggiarsi al G20 per raggiungere questo obiettivo.

Dominique de Villepin, Dominique de Villepin à Pékin, au premier jour de sa visite en Chine

Il quadro generale, al momento, è a dir poco tetro. Questo è innegabile (Esercizi di analisi predittiva per il periodo 2015-2020, FuturAbles, 7 novembre 2014).

La grande industria non se la sta passando troppo bene, neppure in Germania (Germania: possibile taglio stime Pil; Crisi, dopo due anni si ferma anche la Germania. La Francia all’Ue: “Allentare la stretta sui conti”). C’è la non infondata speranza che si rendano conto che è tempo di fare causa comune con i lavoratori contro i fautori delle rendite parassitarie della finanza globalista, se non vogliono fallire (Federico Rampini, “Banchieri. Storie dal nuovo banditismo globale”, Mondadori, 2013; Nicholas Shaxson, “Le isole del tesoro. Viaggio nei paradisi fiscali dove è nascosto il tesoro della globalizzazione”, Feltrinelli, 2012). Le oligarchie finanziarie hanno smesso da tempo di sostenere l’economia reale e hanno dimostrato di essere addirittura ostili ai grandi investimenti produttivi, creatori di impiego e prosperità, messi in opera dai paesi emergenti, progetti che al contrario stanno certamente a cuore all’industria manifatturiera europea.

L’Europa si lascerà dissanguare dall’austerità, dagli accordi commerciali favorevoli ai cartelli finanziari e alle multinazionali anglo-americane, dalle guerre commerciali con partner strategici come la Russia, dai conflitti mediorientali e da quelli valutari globali? Oppure tornerà in sé e saprà rivendicare il suo naturale e perennemente rinnegato ruolo di ponte e paciere tra Asia e Americhe e tra Nord e Sud del mondo?

Purtroppo stiamo per entrare in una fase di escalation con la Russia e nel Medio Oriente (Il nascente nuovo ordine mondiale post-coloniale, FuturAbles, 1 novembre 2014).

Siamo già coinvolti in una terza guerra irachena, ulteriore olio gettato sul fuoco identitario islamico dopo i clamorosi e controproducenti fallimenti in Afghanistan e in Libia (Guerra ad Isis, gli Usa “danno i numeri”, Panorama, 12 settembre 2014), e la Turchia rischia il collasso – “L’Isis in casa. Perché la Turchia non fa la guerra con gli Usa”, Europa, 13 settembre 2014).

Nel medio-lungo termine è ipotizzabile che assisteremo alle seguenti crisi regionali/settoriali che determineranno il futuro dell’assetto economico e politico planetario (si vedano anche le 4 tendenze illustrate più sotto):

  • Argentina e forse anche Brasile (elezioni presidenziali): da che parte si schiereranno?
  • Nicaragua: il canale del Nicaragua è una joint venture sino-russa;
  • Turchia: si è trovata costretta ad intervenire in Siria (un ex alleato), senza alcun entusiasmo (si dice su iniziativa del megalomane neo-ottomanista Erdogan e della sua fazione). Cerca di barcamenarsi tra NATO e Russia (Russia suggests reconstructing Crimea together with Turkey, Hürriyet Daily News, 23 settembre 2014) e questo potrebbe esserle fatale;
  • Monopolio statunitense su informatica, informazione e social network: non piace alle potenze emergenti, non è destinato a durare in eterno;
  • Europa meridionale: inizierà ad allontanarsi dalla Germania e dal Patto Atlantico, in direzione della sfera BRICS, in segno di protesta per la perdurante austerità recessiva (su iniziativa della popolazione, non dei rispettivi governi);
  • Germania: gli industriali tedeschi accentueranno la loro pressione sul governo affinché cambi rotta sia all’interno dell’eurozona, sia nei rapporti con la Russia;
  • Stati Uniti: l’intensificazione delle politiche neoliberiste e delle spese destinate al controllo sociale saranno deleterie per il budget e la stabilità sociale. Il dollaro sta tirando le cuoia [la Grande Trasformazione del 2015-2016];
  • Medio Oriente: giocare agli apprendisti stregoni con il fondamentalismo è sconsigliabile, perché se semini vento…[Isis e la rivoluzione globale];

Non si dovrebbe pertanto escludere a priori lo scenario di una “rivolta” istituzionale nella forma di una ferma e coraggiosa presa di posizione (persino tra gli alti comandi delle forze armate) contro insistiti avventurismi bellici.

Trovare “insperati” alleati in settori generalmente percepiti come conservatori sarebbe decisivo per il successo di chi vuole abbattere il sistema delle rendite e delle tassazioni, favorendo quello della creatività, della produzione, del lavoro e della dignità.

Una bizzarra e contingente alleanza di nazionalisti, industriali, media, forze armate e forze dell’ordine, movimenti popolari anti-austerità e contro la guerra – che unisca invece di fomentare movimenti identitari scismatici -, ci assicurerà un futuro artigiano?

Credo di sì, credo che alla fine la storia decreterà che gli ottimisti come Micelli erano più realisti dei pessimisti.

FuturoArtig3L’economista Stefano Micelli è stato criticato per via del suo ottimismo, della sua voglia di incoraggiare, di strappare gli italiani e in particolare gli artigiani al loro umore cupo. È un problema che tocca da vicino anche WazArs. Il successo dei nostri sforzi di promozione e valorizzazione dipende dal clima che si respira tra chi pratica un mestiere d’arte. È difficile promuovere un talento sfiduciato. Come può avere un futuro chi non crede nel futuro, per quanto fiducioso possa essere nei suoi mezzi?

Gli italiani hanno valide ragioni per essere disfattisti, pessimisti, se non addirittura nichilisti. Un debito pubblico che ci sfianca, una burocrazia sadicamente kafkiana e mezzi di informazione che, in genere, danno pochissimo spazio alle numerosissime storie di successo italiane deprimono le nostre energie e la nostra forza di volontà.

Eppure, a dispetto di tutto, ci sono mille ragioni per guardare con realistico ottimismo agli anni a venire (Stefano Fait, “Perché l’umanità ce la farà anche questa volta”, FuturAbles), se l’umanità si saprà muovere con giudizio, creatività e compassione.

La soluzione ai nostri problemi siamo noi e il potere per cambiare le cose è dentro di noi. Pensateci bene, lettori: è mai esistita un’epoca in cui così tante persone mettono in discussione certe verità ufficiali e si concentrano sui problemi globali e sulle possibili soluzioni? Stiamo maturando, stiamo diventando adulti, responsabili e solidali, sempre più simili all’ideale umanarticolo-3_Pagina_12o a cui molti di noi aspirano. Ci vorrà molto tempo, ma la strada è stata imboccata.

Senza le pressioni sempre più insostenibili esercitate da una minoranza ai danni delle masse, il potenziale del genere umano sarebbe rimasto in gran parte inespresso. Non ci sarebbe stata alcuna prospettiva a breve di riforma del nostro modus vivendi e modus operandi, di evoluzione al di là di rigidi schematismi.

Il cinismo spacciato per realismo inibisce il cambiamento e infonde una falsa sensazione di sicurezza, come se uno sdegnoso distacco dalla realtà ci tenesse al riparo dagli eventi. Se uno abbandona la speranza non resterà mai deluso. Ma che vita è?

Cinismo e idealismo angelico sono due sentimenti intossicanti, che producono dipendenza. La migliore posizione è quella di chi vede in tutto un’opportunità di mettere in campo le proprie risorse, giocarsela e possibilmente imparare una nuova lezione, migliorandosi.

Il testo che segue mostra quante incredibili opportunità ci saranno offerte negli anni a venire: siamo fortunati ad essere vivi in quest’epoca senza eguali (nel bene e nel male). Ancor più fortunato è chi sa creare, perché la costruzione di un mondo migliore è un’impresa eccitante.

Dunque, come detto, nella presente analisi vorrei dimostrare la tesi che le tendenze di medio e lungo periodo sono promettenti e che vale la pena di stringere i denti perché il traguardo è davvero vicino.

Mentre è certamente vero che economia e finanza sono sistemi complessi e in parte caotici, è altrettanto vero che certe tendenze sono evidenti e si possono spiegare in termini accessibili ai profani.

 Jeff Koons - woman in tub

Jeff Koons – woman in tub

PRIMA TENDENZA

La prima tendenza è la più elementare di tutte: le bolle si gonfiano finché esplodono. Ci sono le bolle di ogni genere (“Ecco tutte le bolle finanziarie candidate a scoppiare”, Sole 24 Ore) e perfino bolle speculative sul mercato delle opere d’arte (“L’arte contemporanea? Una bolla, come i subprime”, Linkiesta). Queste bolle hanno generato un debito che grava su ciascun essere umano come un giogo o la catena degli schiavi e che non potrà mai essere saldato, pari a tre volte il prodotto interno lordo dell’economia mondiale.

ERGO: questo è il tempo per un nuovo abolizionismo della schiavitù (per debiti), tempo di “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettamo ai nostri debitori” (Stefano Fait, “Il nuovo abolizionismo: ricetta per un’economia forte e una finanza sana”). L’era della finanza d’azzardo sta per terminare (“Is there a suicide contagion on Wall Street?” Fortune), così come l’era in cui certi artisti diventavano star a prescindere dalla qualità della loro arte (es. l’improponibile Jeffrey Koons). Nel corso del periodo 2014-2018 tornerà a prevalere il modello produttivo (BRICS) su quello speculativo (anglo-americano ma non solo), ossia l’economia reale e la produttività riacquisteranno il loro ruolo e significato originario (Why the US Is Trying to Squash China’s New Development Bank, The Diplomat, 10 October 2014). I BRICS non sono i buoni. Le azioni degli stati e delle nazioni non sono altruistiche, non sono intese a far prevalere l’interesse generale dell’umanità. Tuttavia, almeno in questo caso, l’egoismo collettivo delle nazioni emergenti serve a contrastare l’egoismo castale di una minoranza di insaziabili squali della finanza e a temperare gli eccessi del capitalismo finanziario. Chi si contenta gode. brics

IMPLICAZIONI: Pur non essendo un rimedio ai mali del nostro tempo e della nostra civiltà, quest’evoluzione delle relazioni tra le potenze resta un’ottima cosa per le persone comuni e per l’economia europea, da troppi anni costretta in una camicia di forza. Ci sarà una maggior disponibilità di capitali, un mercato interno italiano in ripresa e un impetuoso interscambio con i paesi emergenti, in un clima di frenetico sviluppo. È bene internazionalizzarsi, in particolar modo verso l’Asia (“La Russia estende la Transiberiana fino alle due Coree”, RT; “La linea Cina-Russia-Canada-USA si svilupperà per 13 mila chilometri attraverso la Siberia e passerà sotto lo Stretto di Bering”, Guardian; “Come sarà il Canale del Nicaragua”, il Post; “Dalla Germania alla Cina in treno. Merkel, Xi Jinping e la “nuova via della seta, RaiNews; “Putin firma un accordo con l’Argentina sul nucleare nel corso del suo tour latinoamericano”, BBC; “La Cina invita l’India a unirsi ai suoi ambiziosi progetti per la nuova Via della Seta”, The Times of India; “Cina, Giappone e Corea del Sud creano il loro mercato comune”, Panorama; “Il Laos inaugura i lavori di costruzione di una ferrovia superveloce che congiungerà Thailandia e Vietnam”, Radio Free Asia; “Gli incredibili nuovi tunnel che collegheranno i continenti”, MSN; “Grand Inga: il più grande impianto idroelettrico del mondo fornirà elettricità a mezzo miliardo di africani”, CNN).

Questi sono progetti immensi, che produrranno un indotto globale incalcolabile e faranno espandere a dismisura la classe media mondiale. Un sistema fondato sul debito, la deregulation e la competizione sfrenata lascerà il posto a un sistema imperniato sulla produzione, le infrastrutture, le regole e l’interdipendenza (ossia un tentativo di bilanciare competizione e cooperazione) che stabilizzi la globalizzazione e la renda meno iniqua nei confronti dei paesi emergenti.

dollarScaredSECONDA TENDENZA

La seconda tendenza è altrettanto evidente: si sono stampati troppi dollari, perché Washington ha praticato un vero e proprio dumping (concorrenza sleale ai danni del resto del mondo), avvantaggiandosi del fatto che il dollaro è l’unità di riserva e di scambi mondiale. Il dollaro è molto svalutato ma, proprio perché tutte le altre nazioni state più o meno costrette ad usarla per i loro interscambi, la svalutazione non si è tradotta in inflazione sul mercato americano. L’inflazione è stata esportata in tutto mondo. Questo privilegio è obsoleto e sta per essere rimosso (Stefano Fait, “La Grande Trasformazione del 2015-2016: due scenari”, FuturAbles). Il dollaro, come la sterlina prima di lui, diventerà una valuta come le altre e l’inflazione esportata sarà risucchiata di nuovo negli Stati Uniti, assieme ai dollari tornati al loro valore reale e quindi poco “seducenti”.

ERGO: Il tanto bistrattato e odiato euro si emanciperà dall’assoggettamento al sistema del dollaro (“Attacco all’euro. Spontaneo o “pilotato”?”, la Stampa). Nel futuro degli Stati Uniti c’è l’iperinflazione, con buona pace di Paul Krugman, che non prende in considerazione la detronizzazione del dollaro (“Sempre in attesa dell’iperinflazione”, Sole 24 Ore). In quello del resto del mondo c’è un periodo di deflazione.

La Germania ha già da tempo annusato l’aria e ha fatto le sue scelte (“Cina, Russia, Germania unite da Obama”, Limes). La cartina mostrata da Lucio Caracciolo nella video-presentazione include Venezia come capolinea di una tratta della linea trans-asiatica.

IMPLICAZIONI

Puntare sul mercato statunitense, in questo momento, è davvero poco saggio. È in arrivo un drastico ridimensionamento e non sarà indolore. È assai probabile che una popolazione già indebitata, tassata a fini bellici (526 miliardi di dollari di budget militare, il doppio di quello per il welfare che è pari a quello inglese, pur avendo il quintuplo della popolazione) e soggetta a massiccio precariato, non la prenderà per nulla bene.

Meglio puntare sui mercati emergenti. Non solo i consueti BRICS; ci sono i MINTI (Messico, Indonesia, Nigeria, Turchia e Iran) e c’è il sorprendente Vietnam. Se Renzi è stato il primo capo di governo italiano a visitare il Vietnam una ragione c’è (“Vola l’economia del Vietnam, più forte della crisi e dello scontro con Pechino”, AsianNews.it).

vietnam-modernization

TERZA TENDENZA

Le bolle non sono casuali. Il comportamento della Federal Reserve, del Fondo Monetario Internazionale o della Banca Centrale Europea non è accidentale. È ridicolo pensare che siano degli ingenui, degli incompetenti o dei fanatici. Il loro punto di vista è che i politici e le masse non sono in grado di gestire il pianeta in modo efficiente, mentre loro sanno cosa va fatto (cf. La Leggenda del Grande Inquisitore). Da questa premessa derivano una serie di corollari che spingono nella direzione di un maggiore accentramento del potere e, come reazione a questa spinta centralista, è in atto una progressiva regionalizzazione del pianeta (multilateralismo) e stanno tornando in voga federalismo ed autonomismo. LAPacifico1

ERGO: il modello dell’eurozona sarà applicato al Sud America, al mondo arabo, all’Estremo Oriente, all’Africa, all’Asia meridionale. Entro qualche anno la crisi mediorientale e quella del Venezuela saranno risolte e saranno introdotte una valuta regionale araba (dinaro) e una valuta latino-americana che sancirà l’accordo tra Mercosur e Alianza del Pacifico (“La Alianza del Pacífico busca al Mercosur para armar un solo bloque”, La Nacion). L’obiettivo dell’élite occidentale sarebbe quello di assicurarsi che, al più tardi entro il 2019-2020, prendanoforma dei blocchi sovranazionali amministrati da banche centrali (Draghi sferza l’Italia: “Subito le riforme, gli Stati cedano sovranità”, la Stampa) che facciano capo ad un Fondo Monetario Internazionale riorganizzato per operare come Banca Centrale Mondiale (JC Collins, “SDR’s and the New Bretton Woods – Part One”).

Le immani difficoltà che stanno incontrando testimoniano la naturale predisposizione delle azioni umane a generare forze uguali e contrarie, perché la natura (anche quella umana) tende all’equilibrio dinamico, non all’uniformità statica e quindi entropica. A questi progetti si contrappone ora una spinta centrifuga dal basso che reclama decentramento, autonomia, sussidiarietà e federalismo/confederalismo.

IMPLICAZIONI

La NATO verosimilmente scomparirà, mentre l’Unione Europea cambierà volto, con una radicale riforma strutturale in senso partecipativo (es. senato europeo a suffragio diretto) e confederale (non federale). intervento-bce-euro-714774-300x206

Questo tiro alla fune ci può condurre a un giusto mezzo tra locale e globale, semplicità e complessità, campanilismo e globalismo, autocrazia e anarchia (nel senso deteriore del termine), elitismo e demagogia, cultura e natura (cf. Stefano Fait, “È possibile porre fine alle crisi finanziarie una volta per tutte?” FuturAbles). Questo è il sentiero della creatività e dei migliori angeli della natura umana.

Solo allora l’umanità potrà accedere ad un livello superiore di civiltà, all’insegna dell’unità nella diversità (= libertà, uguaglianza, fratellanza, pace, giustizia) e della resilienza (cf. una comunità autonoma a livello locale interconnessa a livello planetario con altre comunità autonome, a formare un villaggio globale – Stefano Fait, Mauro Fattor “Contro i miti etnici”). È venuto il momento di dar vita a coordinamenti più ampi di comunità, comunità che ragionino in termini planetari, di interesse generale dell’umanità, dell’ecosfera e delle generazioni future. Le persone creative sono dei naturali pontieri e per questo WazArs le promuove.

L’alternativa è un dispotismo populista e tecnocratico senza precedenti: è il sentiero dell’entropia.

Nea So Copros - "Cloud Atlas"

Nea So Copros – “Cloud Atlas”

QUARTA TENDENZA

La questione riguarda la summenzionata riforma del Fondo Monetario Internazionale, quell’istituzione che presta soldi ai governi a patto che accettino di subire la terapia choc neoliberista del Washington Consensus: deregulation, privatizzazione dei servizi pubblici e delle industrie strategiche, riduzione del salario minimo, tagli al welfare, liberalizzazioni, riforma neoliberista del lavoro e delle pensioni, congelamento dei salari, indebolimento del sindacato e radicale dimagrimento del settore pubblico, tutela assoluta del settore bancario-finanziario, incremento tassazione indiretta, ecc.

Al momento attuale, sia gli Stati Uniti sia i BRICS (uniti) raggiungono la quota che permette di porre il veto a tutte le decisioni più importanti. La perdita del diritto di veto annuncerebbe, di fatto, il passaggio dall’egemonia americana a quella asiatica e quindi fortissimi scompensi per gli Stati Uniti (“Dollaro americano in pericolo? Ecco cosa potrebbe succedere tra 5-10 anni”, Forexinfo.it).

Ufficialmente la transizione verso il nuovo sistema sta avvenendo alla luce del sole, da molti anni a questa parte (La sfida di Strauss-Kahn: Fmi cerniera tra Nord e Sud”, Corriere della Sera): è il “complotto” più trasparente e documentato della storia (Gli economisti (e il Fmi) pianificano la moneta internazionale (e gli Usa ridono)”, Formiche; “The Dollar Reigns Supreme, by Default”, IMF).

La Cina ha investito i dollari delle sue riserve in oro e nel rilancio dell’economia americana, che sta vivendo un piccolo boom in gran parte grazie ai presunti rivali cinesi (“Chinese Investment in U.S. Doubles to $14 Billion in 2013”, Bloomberg).

In un’economia globale di interdipendenze tutti hanno interesse ad attutire la caduta dell’Occidente e in particolare del Nord America.

citylimits1-2Mosca naturalmente spinge comunque per la fine dell’egemonia statunitense (Brics, Putin: “Fmi dipende troppo dagli Stati Uniti. Bisogna cambiare”, Agi.it).

Si può ipotizzare che un fronte (non necessariamente angelico) favorevole ad un cambiamento che non umili le masse (“Cina, il salario sale più del pil. Nell’ultimo decennio gli stipendi dei privati sono cresciuti in media, di 4, 5 volte”, ItaliaOggi) e conservi l’ordine “benevolmente” oligarchico si stia scontrando con un fronte (alquanto demonico) determinato a cambiare lo status quo in senso dispotico. Entrambi cavalcano l’onda dell’unificazione del pianeta, ma mentre i cappelli grigi mirano all’unità nella diversità (un mantra di papa Francesco), i cappelli neri hanno in mente un sistema, di fatto, castale, neofeudale e neoschiavista.

51PLJ0EllWL._SS400_Esiste una reale, tangibile separazione tra paesi che puntano sulla produzione, il contingentamento dell’innovazione e la collaborazione (Germania, Corea, Giappone, Cina, Brasile, India, Russia, Iran, ecc.) e paesi che puntano sulla rendita finanziaria e sulla competizione sregolata (Regno Unito coi suoi paradisi fiscali, ma anche Olanda e Stati Uniti – “Sede legale in Olanda e sede fiscale in Gran Bretagna. Due paradisi fiscali in uno”, la Repubblica; “Gli Stati Uniti? Il più importante paradiso fiscale del mondo”, Panorama).

I BRICS si sono creati una loro banca dello sviluppo (“La sfida dei paesi emergenti Nasce la Banca dei Brics”, la Stampa) e una loro agenzia di rating che darà maggiori chance di investimento alle imprese del Terzo Mondo (“Russia e Cina si faranno la loro agenzia di rating”, Italia Oggi; “The BRICs and the Washington Consensus: An Introduction”).

Christine Lagarde ha addirittura ventilato l’ipotesi di spostare la sede del FMI a Pechino (“Beijing-Based IMF?”, Bloomberg) e lo scontro tra Unione Europea, governo inglese, Banca Centrale Europea e City di Londra infuria (“U.K. to Fight for City of London in Court Clash With ECB”, Bloomberg).

europa-usaLe negoziazioni sul Trattato di libero scambio transatlantico e quello pacifico, fortemente voluti dalle multinazionali statunitensi, si sono arenate (“7 grossi dubbi sul Trattato di Partenariato Transatlantico di cui poco si parla”, la Stampa; “Trattative su libero scambio nel Pacifico al palo con Usa-Giappone”, America24).

In questo quadro le varie crisi regionali (Ucraina, Siria, Iraq, Corea del Nord, eurozona, Venezuela, Isole Paracel) avrebbero lo scopo di dividere il fronte pro-cambiamento, ostacolando la transizione e puntellando il dollaro, anche a costo di provocare una guerra economica tra Unione Europea e Russia, o perfino un altro conflitto mondiale (“John McCain: Mitt Romney and I were right about Russia, CBS News).

PREVISIONI

10568804_10204564244215572_6683738053435416593_nPersonalmente non credo che una guerra mondiale sia inevitabile, ma non possiamo neppure ignorare questa possibilità.

Infatti la pericolosa politica mediorientale statunitense non cambierà: attività di contenimento degli jihadisti (ma senza eliminarli), continuo sostegno alle tirannie del Golfo, ad Israele e al generale golpista egiziano Sisi, mantenimento della Siria in una condizione di instabilità permanente, cessione dell’Iraq alla sfera di influenza iraniana, avallo della nascita di uno stato curdo, sul modello israeliano, che potrebbe destabilizzare Turchia e Iran, pressioni su Turchia e Arabia Saudita per metterle in contrapposizione all’Iran (divide et impera). Assieme alla crisi ucraina (Steve Weissman, “Meet the Americans Who Put Together the Coup in Kiev”, RSN), questa è una miscela esplosiva.

In ogni caso, da qui al 2018, gli Stati Uniti saranno in grossi guai e c’è da auspicare che si assista ad un graduale riavvicinamento tra UE e paesi BRICS, con l’Europa che sappia mediare tra Nord America ed Eurasia, a beneficio di tutti, in termini di commercio, creazione di posti di lavoro, ristrutturazione del debito globale e sviluppo dei paesi poveri (con progressiva riduzione del tasso di immigrazione).

Ogni procrastinazione e ostacolo renderà più dolorosa questa transizione.

Avrà successo chi conoscerà le lingue e si globalizzerà, cioè a dire intesserà fitte relazioni con il resto del mondo.

I paesi e i singoli che si faranno promotori delle vie diplomatiche, ossia di sforzi di mutua comprensione e cooperazione, dall’alto come dal basso (uno degli obiettivi di WazArs), costruiranno un futuro più umano, che oltrepassi il nascente ordine multilaterale/post-imperiale (che sarà comunque piramidale e paternalistico – una civiltà umana sana è sferica, non piramidale). Gli altri naufragheranno in un passato increscioso.

Advertisements

Leave a Reply - Cosa ne pensa?

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s