Artigianato “atlantideo”

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Questo posto è una supernova. Appena l’ho visto sapevo di avere due scelte: andare via e non raccontare niente a nessuno, o trascorrere il resto della mia vita a lavorare qui.

Klaus Schmidt, archeologo tedesco, scopritore di Göbeklitepe

Göbekli Tepe è incredibilmente grande e sorprendente, risale ad una data ridicolmente precoce…enormi pietre e arte fantastica e raffinata… Molti pensano che cambi tutta la nostra visione del passato… è una rivoluzione. Tutte le nostre teorie erano sbagliate.

Ian Hodder, università di Stanford

Alcune delle raffigurazioni sono così belle da far invidia ai grafici dei nostri giorni…Proprio come l’alfabeto inizia con la A, la storia delle arti plastiche inizia con Göbeklitepe.

Cihat Kürkçüoğlu, storico dell’arte turco

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Göbekli Tepe (la “Collina dell’Ombelico”) è una delle grandi sfide del presente.

Una sfida diversa dal mutamento climatico, dai virus, dalle guerre, perché è una sfida identitaria, alla costruzione che ci siamo fatti di noi stessi, della nostra immagine. Ci strappa ai cliché, agli schemi mentali predeterminati, ai “fatti” non più assodati, ai sensi comuni superati da nuove evidenze che li contraddicono. Ci costringe a cercare nuovi paradigmi, a ripensarci e a ripensare il passato e il futuro dell’umanità (es. Gunung Padang, Giava, Indonesia: Digging for the truth at controversial megalithic site, Sydney Morning Herland, 27 luglio 2013). Il progresso tecnologico e civile dell’umanità può imboccare un’unica strada, la nostra? La storia è veramente un progresso lineare, verso l’alto e in avanti? Oppure esistevano remotissimi avi capaci di una destrezza manuale e intellettuale e di una sensibilità artistica e artigianale che abbiamo parzialmente perduto? Ogni meraviglia megalitica dev’essere stata necessariamente il risultato di lavoro coatto, schiavistico, imposto da un’oligarchia tirannica, oppure possiamo immaginare che gli antichi possano aver dato il loro consenso informato ad una tale impresa, per spirito comunitario, usando tecniche che stiamo riscoprendo solo ora (Manipolare gli oggetti con la levitazione acustica, Le Scienze, 2013; Scientists Move Levitating Objects Through Space for the First Time, National Geographic, gennaio 2014)?

Obama a Stonehenge

Obama a Stonehenge

Il più antico santuario mai scoperto potrebbe risalire addirittura a 13mila anni fa, ossia mezzo ciclo processionale. Questa vera e propria cattedrale è sorta in Anatolia (Turchia) nel paleolitico, in piena fase glaciale (Dryas recente: 12.900–11.500 anni fa), almeno 7500 anni prima delle città sumere e oltre 4000 anni prima di Stonehenge (Stonehenge Settled 5,000 Years Earlier Than Thought, Discovery, 19 aprile 2013).

La gente del posto tramanda da generazioni la leggenda che questo è l’Ararat su cui sbarcarono i sopravvissuti del Diluvio (Nel Dryas recente le radici dei miti del Diluvio e del Giardino dell’Eden? La rivoluzionaria scoperta di Göbekli Tepe, Climatemonitor, 2012).

56815_webFu probabilmente una destinazione di pellegrini, in un’epoca estremamente complicata e traumatica, in cui il clima e lo stesso cielo erano a dir poco inclementi e le coscienze umane subirono un vero e proprio choc epocale (impatto cosmico del Dryas recente; Nanodiamond-Rich Layer across Three Continents Consistent with Major Cosmic Impact at 12,800 Cal BP, The Journal of Geology, agosto 2014).

I suoi creatori furono cacciatori-raccoglitori-orticoltori nomadi o semi-nomadi, non agricoltori o allevatori stanziali. Si cibavano di gazzelle, cervi, cinghiali e lepri, volatili, bovini e ovini selvatici, producevano stele, collane, statue, colonne scolpite. Non coltivavano, non addomesticavano, non ci sono tracce di violenza, neppure nei bassorilievi. Erano probabilmente più sani e più forti dei popoli agricoli che vennero dopo di loro (La flora intestinale “anomala” dei cacciatori-raccoglitori, Le Scienze, 16 aprile 2014; Oetzi, il paleouomo che non faceva la paleodieta: e si vede!).

527488_10151226948523130_806764700_nÈ una rivoluzione nel pensiero antropologico, perché finora si era creduto che solo le civiltà agricole-idrauliche potevano essere in grado di coordinare gli sforzi necessari ad erigere complessi megalitici.

Invece una società dell’Età della Pietra, semi-anarchica, molto legata alla natura e agli animali selvatici (non ai riti della fertilità tipici delle civiltà agricole), è stata in grado di dar vita ad una Civiltà Glaciale che eccelleva nell’architettura (pavimenti in calce viva, millenni prima di fenici e romani), nell’ingegneria (le decine di pilastri calcarei pesano tra le 10 e le 20 tonnellate, e uno addirittura 50 tonnellate, cioè quanto un capodoglio maschio adulto), nelle arti plastiche e ha poi scelto di seppellire la sua opera magistrale sotto tonnellate di terriccio, per nasconderla o preservarla.

n_71033_1Questo qui a destra è il primo laboratorio artigianale della storia a noi nota (Göbeklitepe: The world’s oldest sculpture workshop, Hurriyet Daily News, 29 agosto 2014).

Ed è verosimile che sia stato un osservatorio astronomico (Giulio Magli, politecnico di Milano, Sirius and the project of the megalithic enclosures at Gobekli Tepe, 2013; Belmonte, J.A. and González García, A.C. Astronomy, landscape and power in Eastern Anatolia. 2010; Gobekli Tepe Constellations), forse dotatosi di un linguaggio universale in codici simbolici (es. croce tau), riservato a degli iniziati (Hill of Creation, a paleo-linguistic fable).

 http://www.timothystephany.com/gobekli.html

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Non ci sono dèi a Göbeklitepe, ma solo figure antropomorfe estremamente stilizzate e molto attuali: non hanno occhi, non hanno bocche, non hanno volti; solo mani e braccia. Gli animali raffigurati nei pittogrammi e rilievi sono predatori (o comunque potenzialmente pericolosi per l’uomo), ma anche protagonisti delle favole e miti di tutto il mondo, nonché degli arcaici zodiaci celesti (Emília Pásztor, Prehistoric Astronomers? Ancient Knowledge Created By Modern Myth, Journal of Cosmology, 2011, Vol. 14): leoni, volpi, serpenti, scorpioni, avvoltoi e iene, ragni, cinghiali e asini selvatici.

c9d0162d003b51e1b576230c1d23dda3È un sito sacrale, ma di un culto animistico, più simile allo scintoismo e agli sciamanismi del resto del mondo che ai politeismi e monoteismi delle civiltà agricole.

L’arte e l’artigianato di Göbeklitepe nascono già maturi, sofisticati, raffinati e, con il passare del tempo, decadono, fino a circa l’8mila a.C., quando il sito viene “eutanasizzato” ed abbandonato, forse perché la fine della fase glaciale aveva causato l’inaridimento della regione e quindi la migrazione della selvaggina.

8c2f674ee3e994020582ef7a4ffa5e80Uno iato di varie migliaia di anni separa questo santuario da strutture di maestosità e maestria vagamente paragonabili: Stonehenge in Inghilterra e Çatalhöyük, sempre in Anatolia.

ks5049dfd3Non ci sono assolutamente segni di un qualche insediamento umano coevo, nei dintorni. Circa 25 edifici circolari costruiti con invidiabile perizia e gusto, a costituire una cattedrale nel deserto.

Per alcuni è sorprendente scoprire che non c’era nulla di primitivo nei nostri avi, cosa che non si può dire di alcuni dei nostri leader contemporanei. La scoperta risale al 1994 e finora solo meno del 5% del sito è stato scavato: figuriamoci cos’altro è sepolto in tutto il mondo di cui non siamo ancora venuti a conoscenza.

Nei paraggi, a Nevali Çori, è stata trovata la prima scultura nota di una sfinge, una chimera metà uomo e metà leone, databile allo stesso periodo (10.000-9500 a.C.).

Ulteriori letture consigliate
antropologia: Ian Tattersall
archeoastronomia: Anthony Aveni
mitologia e catastrofi cicliche: Giorgio de Santillana, Hertha von Dechend, Il mulino di Amleto
mitologia comparata: Claudia e Luigi Manciocco, Una casa senza porte. Viaggio intorno alla figura della Befana

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