33 orsi trentini ed altri animali artistici

Ivan Zanoni, fucina di Caldes, Val di Sole

Ivan Zanoni, fucina di Caldes, Val di Sole

Entrambi gli Zanoni sono conosciuti molto bene a Parigi e le loro opere, (fino ad ora più quelle del padre ma il figlio sta “sgomitando”), sono ambite da famosi galleristi. A Londra, comunque, per questa tornata, dei due Zanoni, il protagonista dello stand di Lorenza Salamon è senza dubbio il figlio Ivan con tre lavori di cui uno, in particolare, ha una potenza espressiva impressionante. Il quarantatreenne Ivan, che si dedica quasi esclusivamente al mondo animale, offre in visione al visitatore un cavallo, una tigre e un orso.

Giorgio Dal Bosco, La bellezza dell’orso conquista anche gli inglesi, Trentino, 10 giugno 2014

 Heather Jansch - Arte Sella

Heather Jansch – Arte Sella

L’orso bruno è di casa nei boschi di Stenico, in Trentino, nel parco Naturale Adamello Brenta. Nel suo girovagare a tramonto, si è imbattuto nelle opere di BoscoArteStenico, passeggiata tra arte e natura realizzata grazie alla partecipazione di 25 artisti, ospitati per l’occasione nel paesino delle Dolomiti. Il curatore è il fotografo Maurizio Corradi che ha avuto la sorpresa di trovare tra gli ammiratori un orso.

L’orso trentino che ama l’arte, Corriere della Sera, 10 agosto 2013

arte peruviana:  cielo, terra, sottosuolo

arte peruviana: cielo, terra, sottosuolo

 

Con Daniza è successa una cosa che non era capitata con Bruno o con la povera orsa annegata a Molveno, credo per il semplice motivo che sono passati pochi anni, ma anche per le circostanze davvero eccezionali della vicenda. Con Daniza l’orso è tornato a pieno titolo animale totemico incarnando la nostalgia di sacro di una folta tribù pagana dei nostri tempi. L’animale temuto e venerato, ucciso e (proprio per questo) divinizzato, capro espiatorio collocato sul suo totem al di sopra degli umani e degli altri animali e assurto a simbolo di maternità universale non è più un orso come tanti inserito in un normale benché complesso rapporto ecologico. E’ vittima sacrale dopo essere stato simbolo di violenza e di potenza e di fertilità. Gli innumerevoli animali domestici da lui sbranati non contano, sono vittime dovute al totem; l’innocente (un tempo) passeggiata nel bosco alla ricerca di funghi diventa superamento del confine del sacro, dove il totem regna con i suoi cuccioli; l’uccisione per mano di un potere costituito chiama in correità un intero popolo (i “trentini”), secondo schemi ahinoi ben noti, che per fortuna, ripetendosi in farsa, prevedono l’espiazione attraverso una pioggia di disdette di settimane bianche. E così via…Non giudico, constato. E confesso a mia volta un sottile, irrazionale turbamento per l’accaduto.

Marcello Bonazza

Giordano Pacenza - Studio d’Arte Andromeda

Giordano Pacenza – Studio d’Arte Andromeda

Se il lupo rappresenta di solito una malvagità cupa e un po’ stolida, comunque inavvicinabile, l’orso della tradizione popolare europea è quasi un uomo mancato, un uomo a metà, una parodia d’uomo. Ben lo sapevano gli antichi slavi, che sulla base di un’attribuzione antropomorfizzante e un po’ fiabesca hanno chiamato l’orso medved, il “mangia-miele”. Onnivoro, all’occasione bipede, giocherellone, goloso e improvvisamente iracondo come un òm selvadegh o un ragazzone un po’ scemo, l’orso appare come una controfigura selvatica dell’uomo, essendo la diretta dimostrazione in sede zoologica, nel sapere popolare di tutto il mondo, della continuità di fondo che, al di là delle molte differenze, esiste nei due sensi tra l’essere animale e l’essere uomo.

Giovanni Kezich, “Una cultura europea d’orso”, I fogli dell’orso, ottobre 2009

Molto prima di Esopo, Fedro, La Fontaine e dell’araldica, gli animali erano già al centro del processo attraverso il quale gli esseri umani si identificano.

Loredana "Lori" Fioroli

Loredana “Lori” Fioroli

I mercati borsistici sono ancora popolati da “tori” (tendenze rialziste), “orsi” (tendenze ribassiste), “agnelli” (piccoli investitori da tosare) e “lupi” (investitori professionisti in cerca di prede).

Il simbolismo animale è così profondamente radicato nel nostro immaginario che è diventato virtualmente impossibile parlare degli animali in quanto tali, senza alcun implicito riferimento al mondo umano. L’affaire Daniza è paradigmatico per il livello di massiccia proiezione strumentale delle preferenze estetiche e morali umane sugli animali (L’orsa Daniza, simbolo di un femminismo dimenticato, Lettera 43; Antropocentrismo e Natura: il caso Daniza, L’Intellettuale Dissidente; L’uccisione dell’orso e l’uccisione del drago. Addio Daniza, meravigliosa Madre Orsa).

A certi animali non è concesso di restare tali: devono servire da allegorie.

Gemma Fiori

Gemma Fiori

L’umanità adora estetizzare ciò che la circonda e, nella maggior parte dei casi, questo è un fenomeno innocuo e, anzi, fecondo, perché non ci sarebbero l’arte e l’artigianato senza la capacità umana di creare il bello e di vederlo laddove non è chiaramente evidente.

Abbiamo estetizzato l’orso, i valligiani, il Trentino e la sua natura “selvaggia”, la natura chiamata ad essere selvaggia per soddisfare i nostri bisogni psicologici, ma non troppo, perché deve comunque rispettare le nostre regole del gioco.

L’estetizzazione radicale, ossia la perdita di vista della realtà così com’è – e non come vorremmo che fosse – è invece deleteria e genera violenza (psicologica, verbale, fisica). La morte di un’orsa con un passato problematico, che stava diseducando i suoi cuccioli, abituandoli a cercare il cibo nei pressi dei centri abitati e a non temere gli umani, e perciò condannandoli, di fatto, ad una morte prematura per abbattimento (cf. Convivere con l’orso nelle Alpi, su facebook) ha scatenato la furia di migliaia di italiani. Ci sono state minacce di morte, si pretendono le dimissioni del presidente della giunta provinciale, si è invocato il boicottaggio di una provincia italiana, si è urlato “assassini” all’indirizzo degli abitanti di Pinzolo (il Web «boicotta» il Trentino, Corriere della Sera; Marketing con Daniza: «Venite in Veneto, non uccidiamo gli orsi», il Gazzettino; Tensione a Pinzolo per il corteo pro Daniza, Trentino).

Scrivono gli operatori di “Convivere con l’orso sulle Alpi“: In queste giornate, a seguito della pubblicazione del post con la nostra proposta alternativa al boicottaggio per fare qualcosa di utile al futuro dell’orso, siamo oggetto di un intenso attacco da parte delle frange più integraliste dell’animalismo. E‘ davvero difficile mantenere la voglia di continuare, quando sembra che i semi che tenti di far germogliare finiscano inevitabilmente su terreno sterile.

Com’è possibile? Da dove viene quest’energia trabordante che sostiene tanto l’artista quanto la folla infuriata?

10599326_10204623520048618_6597919570926240399_nL’orso è l’animale-simbolo del Trentino, dell’Alaska e della Russia, di Berna e di Berlino. È un animale archetipicamente potente, più di tanti altri animali.

Chiara Coller

Chiara Coller

Gli animali sono le sorgenti dei più profondi significati simbolici e vengono da sempre utilizzati come veicoli di istruzione morale e di socializzazione, modelli di ordine e moralità. Sono buoni da pensare, ma anche buoni da insegnare e da imparare (pensiamo solo alla potenza, concisione ed efficacia di “La Fattoria degli Animali” di George Orwell). Gli animali dominano il nostro modo di classificare eventi (“che porcata!”), rapporti tra le nazioni europee (“cicale e formiche”) e persone (“è un leone”, “che asino”).

Loredana "Lori" Fioroli

Loredana “Lori” Fioroli

Li celebriamo, li denigriamo, li temiamo, li trasformiamo in simboli, li introduciamo nel dibattito politico costringendoli a combattere le nostre battaglie (cf. Il pugno duro della Nato ridesterà l’orso russo? Difesa online.it; Il Drago cinese e l’Orso russo contro l’Aquila americana, La Voce della Russia; Sarah Palin: ‘Mama Grizzlies’ Will ‘Take This Country Back’ In November, Huffington Post; “Non (ti conviene) calpestarmi”, motto del Tea Party statunitense; Giù le mani dalla Lupa capitolina. L’ultimo scivolone di Marino: eliminare il simbolo storico di Roma, Secolo d’Italia; Il valore simbolico della comunità delle api in Virgilio).

tread-confederate-400Sono gli attori di una saga che ha noi come protagonisti. Recitano il nostro ruolo. Li teniamo molto impegnati, nel nostro immaginario, specialmente quelli carismatici, come l’aquila, l’orso e il lupo, icone delle terre di frontiera, delle regioni selvagge. Sono gli orsi che rendono selvaggio il Trentino, lo distinguono dal resto d’Italia, ne sanciscono il diritto all’autonomia, in quanto diverso. Il Trentino è selvaggio e libero anche perché ci sono animali selvaggi e liberi come gli orsi, che non si lasciano addomesticare. Per questo, come nel caso dell’Alaska, le locandine, pieghevoli e pagine web legate all’industria turistica del Trentino abbondano di orsi, i nostri orsi (anche se sono “immigrati coatti” dalla Slovenia). L’opposizione leghista trentina, invece, li considera clandestini da eliminare (La Lega alla guerra contro gli orsi (sloveni): “Non si abbattono, allora li mangiamo”, Il Fatto Quotidiano).

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I trentini in fondo si compiacciono di essere considerati degli orsi, perché apprezzano le virtù che associano agli orsi ed a loro stessi, più o meno giustificatamente: tenacia, lealtà, forza, burbera schiettezza, bonaria scontrosità, innocente e comica ingenuità, genuinità, amore per la natura e le montagne, generosità, sobrietà, industriosità, ferocia se minacciato, gentilezza se rispettato, ecc. Nelle mitologie mondiali, forse quelle più arcaiche, data la loro diffusione planetaria, l’orso è consigliere, maestro e guaritore.

lost_polar_bear02Non sono solo i trentini ad avere un rapporto appassionato con gli orsi. Il simbolismo dell’orso è uno dei più prominenti dell’immaginario umano ed è arrivato fino a noi, con gli orsacchiotti per i bambini, l’orso polare di “Lost”, le costellazioni – associate alle orse in numerose tradizioni – e l’orso rampante dello stemma personale di Ratzinger.

In Grecia l’orsa era venerata come essenza della prosperità e della maternità premurosa e sollecita. Era l’animale sacro ad Artemide, nume tutelare della natura. La medesima radice “arth” dell’orso si rinviene nella dea gallica Artio, anch’essa accompagnata da un’orsa, e in Artoris, ossia Re Artù(ro), figlio di un drago e di un’oca selvatica (Fra draghi, orsi e re).

IL LATO OSCURO DELL'”ORSO”

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“Sul Teatro delle Marionette” (“Über das Marionettentheater”, dicembre 1810), di Heinrich von Kleist, è un breve racconto che colpì Hofmannsthal, ispirò Rilke, ossessionò Thomas Mann (cfr. “Mario e il Mago”) ed in cui si difende la tesi che l’umanità sia fondamentalmente sbagliata e che l’unica soluzione sia quella di scegliere tra la sub-umanità della marionetta o dell’orso e la sovrumanità degli angeli. Una misteriosa figura di ballerino iniziato alle tradizioni ermetiche racconta di come stesse duellando con un orso e come l’animale riuscisse a parare ogni colpo e non rispondere ad alcuna finta, con grande facilità e naturalezza. Il suo istinto era superiore all’arte schermidora dell’uomo perché l’animale non era autocosciente, mentre il ballerino, avendo il dono dell’introspezione e della coscienza morale era disturbato da remore, incertezze, scrupoli, resistenze. Cioè a dire, non era uno psicopatico e ciò lo privava di grazia e naturalezza. Il ballerino conserva un barlume dell’armonia edenica ed i suoi gesti volontari, mirati a sovrastare le leggi terrene, non gli permettono di raggiungere lo stato di grazia. È una creatura ambivalente, né carne né pesce, sospesa fra due mondi e non è possibile ristabilire l’unità ed integralità dell’anima.

bussola_oro2209_imgVon Kleist si suicidò pochi mesi dopo aver pubblicato quest’opera che ha poi ispirato la trilogia di Philip Pullman – “Queste oscure materie” –, la quale contiene un singolare e preoccupante sdoganamento dell’infanticidio rituale (“il fine giustifica i mezzi”) e ha per protagonisti dei bambini e, ancora una volta, degli orsi.

Nell’alchimia, come per Jung, l’orso è simbolo di oscurità e del mistero della materia prima, gli aspetti pericolosi dell’inconscio e della personalità che devono essere ancora elaborati (Ombra). L’orso è il simbolo della transizione dagli istinti primari incontrollati al disciplinamento di una personalità individuata e matura, cioè della nigredo, il primo stadio caotico (entropico) della metamorfosi che conduce all’albedo (Francesca Nicolodi, L’uomo e l’orso: due leali avversari da migliaia di anni, Museo tridentino di scienze naturali; Franco Cardini, Il simbolismo dell’orso): “È effettivamente amaro dover scoprire che, dietro ai propri ambiziosi ideali, dietro alle convinzioni unilaterali e spesso ostinate, ma tanto più accarezzate, e alla pretese vanagloriose ed eroiche si celano un crudo egoismo, desideri e compiacenze infantili. Questo penoso processo di rettifica e di relativizzazione costituisce una tappa inevitabile di ogni percorso psicoterapeutico. Come dicono gli alchimisti, il processo incomincia con la nigredo, oppure la produce come premessa indispensabile della sintesi, perché opposti che non siano costellati e portati alla coscienza non potrebbero essere ricondotti all’unità. Freud si è fermato alla semplice riduzione alla metà inferiore della personalità, ossia alla fiducia di poterla padroneggiare per mezzo della razionalità. Nel far questo egli ha ignorato il pericolo demoniaco costituito dal lato oscuro, pericolo che non consiste soltanto in infantilismi innocui. L’uomo non è né così ragionevole né così buono, per potersi eo ipso misurare con il male. L’oscurità può anche inghiottirlo, e specialmente quando egli trova dei compagni simili a lui” (C.G. Jung, cit. Marie-Louise von Franz, “Alchimia”).

Loredana "Lori" Fioroli

Loredana “Lori” Fioroli

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