Ospitalità creativa ed economia associativa – la filosofia del miniexpo WazArs

Martina Coller

Martina Coller

In molti film, o serie televisive…ci si accorge progressivamente che una tale xenofobia è la conseguenza di un segreto, o piuttosto di una colpa che tutti conoscono, ma tacciono, di una colpa tenuta nascosta dalla società che compone la piccola città. Lo straniero viene respinto, perché non si vuole che egli scopra questa tara intima, non si desidera che egli esprima il non-detto, il taciuto e il celato, che renda pubblico ciò che deve rimanere affare di una cerchia chiusa, che ravvivi, riattivi, smuova ciò che ognuno si sforza di dimenticare. Lo sguardo dello straniero disturba: egli dà a vedere, e ciò che fa vedere è, all’occorrenza, un’immagine sgradevole e degradante, un panno sporco che dovrebbe essere lavato solo in casa. Lo straniero evidentemente viene a sconvolgere le cose, l’immobilità, la stagnazione, l’inerzia, il marasma, il torpore, l’abbattimento, la letargia che regnano sulla piccola società. Egli introduce un movimento, una turbolenza.

Alain Montandon, “Elogio dell’ospitalità”

Manuela Fabris - MANUFABRIKA

Manuela Fabris – MANUFABRIKA

Il miniexpo della Creatività WazArs è nato all’insegna di alcuni principi dell’associative economics (economia neosteineriana):

– le risorse (energia/denaro, idee, buone pratiche, talenti, ecc. ) devono essere fatte circolare per il bene di tutti: chi blocca il flusso produce iniquità;

– siamo produttori e contemporaneamente consumatori: voler pagare poco ciò che ha valore è suicida;

– la maniera migliore di investire per il proprio futuro è investire nel talento di qualcuno (es. il macellaio di quartiere, l’artigiano, la sala da tè);

– finché non capiremo che siamo interdipendenti e che il bene/male altrui è anche il nostro le cose non miglioreranno;

– cominciando dal basso è possibile imporre il cambiamento anche in alto (massa critica);

Loredana "Lori" Fioroli

Loredana “Lori” Fioroli

Questi principi si fondano sul valore della reciprocità, cioè a dire dell’ospitalità, che esprime un certo tipo di ordine dell’universo e che cerchiamo di manifestare, nel nostro piccolo e con i mezzi di cui disponiamo, nel formato “miniexpo”.

L’umanità raggiunge l’eccellenza nella condivisione, del convivio, dell’ospitalità.

Il suo degrado più imbarazzante promana dalla smania psicopatologica dell’accumulo, dell’accaparramento, della depredazione, della conquista, dell’asserragliamento in ville, quartieri, nazioni fortificate.

L’Odissea è il poema che meglio definisce le norme di ospitalità, eleggendole a fondamento di un codice di comportamento esemplare ed eterno.

Xénos è il vocabolo greco che indica lo straniero ma anche l’ospite. Xenía era l’atto di accogliere senza domandare al forestiero di identificarsi. Lo sconosciuto era già un titolare di diritti in quanto ospite, indipendentemente da tutto il resto.

Anche i fuggiaschi e gli esiliati potevano ricevere ospitalità. Il rapporto sottostava a regole ben precise: rispetto, senso della misura, sobrietà, modestia da parte di entrambi i contraenti. L’ospite riceveva vesti, cibo, bevande, un bagno, un passaggio fino alla tappa successiva, un piccolo dono. Si dava senza pretendere niente in cambio, in un continuo flusso circolare di doni e benevolenza che non lascia nessuno a mani vuote.

Gemma Fiori

Gemma Fiori

Nell’Odissea Eumeo, pur povero, offre al mendicante Ulisse ciò che può e si spoglia del suo mantello per coprirlo: sa che i rovesci del destino, la vulnerabilità, la mortalità e, più in generale, la precarietà e la transitorietà accomunano tutti gli esseri umani.

Polifemo è invece un mostro perché si mangia gli ospiti e, come “dono” di ospitalità, promette beffardamente a Ulisse che lo mangerà per ultimo. I Feaci sono ospiti impeccabili e infatti sono descritti come il popolo più prossimo agli dèi, pur essendo imparentati con i ciclopi. Non è il sangue a determinare l’evoluzione sociale.

Michela Bruni

Michela Bruni Ecodesign

Come Procuste, il locandiere che restringe o allunga i suoi ospiti per adattarli al letto, Polifemo e i proci non riconoscono un obbligo di reciprocità, quel che li diletta e li attira se lo prendono, come se tutto fosse loro dovuto. Vittime, come tutti gli avidi, della coazione a ripetere il male, senza saper controllare le proprie pulsioni, i ciclopi non sono capaci di esaminare il mondo dal punto di vista altrui e quindi la loro comprensione della realtà è estremamente deficitaria: non a caso possiedono un solo occhio. Per loro tutto è appropriabile, sono eterni creditori, tutto deve piegarsi ai loro capricci ed esigenze, ai loro implacabili appetiti perché, così almeno credono, loro sono la misura di tutte le cose.

Ornella Michelon - Ultime Briciole

Ornella Michelon – Ultime Briciole

Similmente, i proci sono frivoli, avidi, bramosi, tracotanti, violenti, smodati, disonorano la casa che li ospita, offendono Temi, la legge della convivenza, il principio del reciproco rispetto. Il karma (nemesi) incombe su di loro, come su Polifemo.

Gesù informa gli apostoli che se una città sarà inospitale nei loro confronti subirà un trattamento peggiore di Sodoma. Non certo per volontà sua. Si limita ad osservare che esiste un ordine superiore che ristabilisce gli equilibri: “chi semina vento, raccoglie tempesta”; “chi di spada ferisce di spara perisce”; “piove, governo ladro”, sono solo alcuni dei proverbi che tramandano questa saggezza antica, il lascito di millenni di esperienza.

I Samaritani si dimostrano invece buoni ospiti. Alla fine dei tempi, chi seguirà il loro esempio sarà salvato (Matteo 25):

Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che v’è stato preparato sin dalla fondazione del mondo. Perché ebbi fame, e mi deste da mangiare; ebbi sete, e mi deste da bere; fui forestiero, e m’accoglieste; fui ignudo, e mi rivestiste; fui infermo, e mi visitaste; fui in prigione, e veniste a trovarmi..In verità vi dico che in quanto l’avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me.

Lo straniero chevenne dalmareAdriana Destro e Mauro Pesce, nello splendido “L’uomo Gesù: giorni, luoghi, incontri di una vita” (2008), mostrano come Gesù il Cristo scelga di dipendere dall’ospitalità e misericordia altrui. Si fa precedere da due apostoli nei luoghi in cui cerca ospitalità, non permette che nessuno dei villaggi visitati divenga una sede stabile, cammina incessantemente per entrare in contatto con la gente, con persone nuove, conduce un’esistenza incerta e precaria, all’insegna di un’identità molto labile, flessibile, come quella dei nomadi. La sua casa è interiore, la sua famiglia è chi lo accompagna, una famiglia itinerante. Vuole fornire un modello di vita diverso a una società fratturata, iniqua, xenofoba.

Michela Bruni: sito; intervista; facebook

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