Quando la creatività spaventa – The Giver, il Mondo di Jonas

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Tanto e tanto e tanto tempo fa gli uomini fecero una scelta: scelsero di passare all’Uniformità. Rinunciarono ai colori, così come al sole e alla neve e a tutte le altre differenze. Abbiamo acquisito il controllo di molte cose, ma ne abbiamo perse altrettante.

Lois Lowry, “The Giver – Il Donatore”

Fuoco infernal

Bogo tabal

Timora toron

To dannazion

Lois Lowry, “Gathering Blue – La Rivincita”

– Ma io non ne voglio di comodità. Io voglio Dio, voglio la poesia, voglio il pericolo reale, voglio la libertà. Voglio il peccato.

– Insomma – disse Mustafa Mond – voi reclamate il diritto di essere infelice.

– Ebbene, sì – disse il Selvaggio in tono di sfida – io reclamo il diritto di essere infelice.

Aldous Huxley, Il Mondo Nuovo

pleasantville

Penso che tutti noi sappiamo cosa sta succedendo qui. Fino ad ora tutto qui è stato, beh, piacevole. Recentemente alcune cose sono diventate spiacevoli. Mi sembra che la prima cosa che dobbiamo fare è separare le cose che sono piacevoli da quelle che sono spiacevoli.

Pleasantville

Gli unici colori permessi per dipingere sono il bianco, il nero e il grigio, a dispetto della recente disponibilità di alcune alternative.

Pleasantville

DarkCityHa detto che ci hanno portato qui: e da dove?

Mi dispiace. Non me lo ricordo. Nessuno di noi se lo può ricordare. Quello che eravamo una volta… Quello che avremmo potuto essere da un’altra parte…

Dark City

SeanYeatsEQ72mdSenza amore, senza rabbia, senza dolore, il respiro è come un orologio che fa tic tac…

Equilibrium

Sai bene che il dolore e la colpa non possono essere eliminati dal gesto di una mano fatata. Le cose che portiamo con noi ci rendono ciò che siamo. Perdendole, perdiamo la nostra identità. Non voglio che mi portino via il mio dolore, ne ho bisogno!

Tiberius Kirk, “Star Trek V – L’Ultima Frontiera”, 1989

Un’antologia di saggi, intitolata “Enhancing human capacities” (“Migliorare le abilità umane”) (Savulescu, Meulen, Kahane, 2011) propone di correggere chimicamente e biotecnologicamente le nostre défaillances morali, a scopo umanitario. L’idea è quella di rendere la specie umana “servizievole e responsabile nei confronti degli altri, con un forte senso di solidarietà e giustizia”, riducendo la nostra aggressività e desiderio di vendetta, aprendo la nostra mente alle opinioni altrui ed al rispetto per l’ambiente.

51hRAj+IJLL._SY344_BO1,204,203,200_Gli specialisti che hanno contribuito a quest’opera ed un saggio posteriore dal titolo molto più sinistro, dagli echi nazistoidi – “Unfit for the future” / “Inadatto al futuro” – ritengono che i vantaggi eccedano gli svantaggi e che la prospettiva di un’umanità felice e non-violenta debba prevalere su ogni altra preoccupazione. D’altra parte, precisano, l’amore non ha alcunché di spirituale, è solo un’intossicazione come l’alcool o la droga, il mero prodotto di neurotrasmettitori. In teoria, un giorno i neurocognitivisti potrebbero essere in grado di riprodurre chimicamente le esperienze e sensazioni che si provano quando ci si innamora e non ci sarebbero più divorzi o violenze domestiche.

Alcuni interrogativi s’impongono.
Un’umanità artificialmente mite, fiduciosa e gentile non sarebbe come un gregge governato da lupi che non assumono gli psicofarmaci? Le “pillole dell’amore” non farebbero innamorare anche chi altrimenti non sarebbe interessato? La cancellazione dei ricordi di esperienze traumatiche non ci farebbe ricadere inesorabilmente negli stessi errori? Si potrebbe ancora chiamare umana una specie priva di una vasta gamma di emozioni, passioni e sentimenti? Che fine farebbero l’arte, l’artigianato, l’impegno sociale e politico, come pure la vocazione scientifica, che è spesso sostenuta da forti passioni ed ideali? La creatività, l’innovazione, l’immaginazione sarebbero in grado di sopravvivere in un mondo di burattini o umani permanentemente sedati, ossia in assenza di un autentico libero arbitrio?

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1404396950907_12Questi sono gli interrogativi che attraversano alcuni racconti e film di fantascienza. Il più recente è “The Giver – Il mondo di Jonas”. Tratto da un racconto di Lois Lowry, è ambientato in un futuro in cui guerra, miseria, carestie e malattie sono state abolite e la popolazione viene quotidianamente sedata con una puntura al momento di uscire di casa (credendo che sia una misura profilattica).

Il passato è stato censurato completamente. Solo una persona – il Donatore / the Giver – ha accesso ai libri dell’epoca antecedente. Il clima e il tempo meteorologico sono controllati geoingegneristicamente. Certe parole (“imprecise”) sono tabù, perché designano stati d’animo che non possono essere provati.

I bambini sono allevati dalla società oppure vengono eliminati con un’iniezione letale se “non sono all’altezza”. Le famiglie non hanno legami di sangue e sono pianificate dall’alto. Tutti sono sorvegliati e nessuno può toccare qualcuno che non sia un membro della sua unità familiare. A ciascuno viene assegnato un impiego a vita, stabilito in base a specifici parametri attitudinali.

hairQuasi tutti sono affetti da acromatopsia indotta: vedono il mondo solo in bianco e nero. Jonas (Brenton Thwaites) è una delle rarissime eccezioni; come un guercio in un mondo di ciechi, riesce a percepire alcuni colori, come il verde degli alberi (e, col passare del tempo, anche il rosso dei capelli). Per questo viene affidato al Donatore (Jeff Bridges), l’unica figura alla quale sia concesso di provare emozioni e ricordare il passato, trasmettendole e tramandandolo a chi lo sostituirà (l’Accoglitore). Il suo compito è quello di assistere il Consiglio degli Anziani in merito a certe decisioni più complesse.

giver-trailer-03192014-065556Dal Donatore Jonas impara cosa siano la sofferenza, la tristezza, la guerra e tutte le spiacevolezze del mondo precedente, ma anche il cameratismo, l’amicizia, la sensualità, l’amore, la compassione, la musica, la curiosità e il piacere della scoperta, l’eccitazione, l’euforia, il rischio, il senso critico, la volontà di cambiamento, il desiderio di giustizia, un altruismo non compulsivo, la facoltà di scegliere e di pensare con la propria testa. Scopre che esistevano religioni ed etnie diverse, che c’erano climi diversi e un’incredibile biodiversità.

Si rende così rapidamente conto che la realtà in cui vive è amputata e falsa. Esiste qualcosa di straordinario che è stato volontariamente rimosso, de-umanizzando l’umanità, per paura di cosa l’uomo può fare quando è libero di sentire e di scegliere.

tumblr_inline_naqp08Bj5W1rhy65qLa sua ribellione – sarà una goccia del suo sangue su una mela a ricevere l’iniezione, al posto della sua mano – sarà motivata da considerazioni tanto umanitarie quanto quelle della Somma Anziana che dirige la colonia (Meryl Streep – “Quando la gente ha la possibilità di scegliere, fa la scelta sbagliata”), ma molto più umane.

Jonas non è disposto ad accettare un mondo in cui ci si sente completamente al sicuro, dove tutti i problemi economici e sociali sono stati risolti, la paura, l’inquietudine, la depressione, la noia, l’ansia sono assenti, dove tutte le decisioni più importanti sulla propria vita sono già state prese da un consiglio di “numi tutelari”. Ritiene che il prezzo – un’armonia insipida ed asettica, l’assenza di creatività ed espressività individuali, dissenso, passioni, ambizioni, imprevisti, cambiamento, pluralità, conoscenza e consapevolezza, oltr a una ristretta gamma di facoltà sensoriali, la passività, l’eutanasia “eugenetica” per neonati e anziani, ecc. – sia davvero troppo alto. È possibile raggiungere gli stessi obiettivi del Consiglio senza ingannare ed infantilizzare le persone, ma aiutandole a maturare, evolvere, distinguersi e valorizzare i propri talenti non in funzione della preservazione dello status quo.

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È difficile dargli torto. In fondo gli stessi governanti sono costretti a ricorrere al Donatore, ossia al mondo di prima, perché il loro discernimento, creatività e capacità di risolvere i problemi sono stati mutilati. Soffocando delle naturali predisposizioni umane come la necessità e il desiderio di creare, evolvere, superare gli ostacoli, amare, si resta impreparati ad affrontare le sfide che ci si parano di fronte, alcune delle quali potrebbero essere legate alla natura della nostra umanità e determinare le nostre chance di sopravvivenza.

Linvasione-degli-ultracorpiIl conflitto sarà inevitabile. Infatti, dal punto di vista di chi difende un sistema sociopatico, Jonas e il Donatore rappresentano l’equivalente degli alieni ne “L’invasione degli ultracorpi”. Si attivano come un virus e poi cominciano ad infettare tutti, uno dopo l’altro, a convincere le persone che essere contagiati è la condizione ideale, che il loro nuovo comportamento è quello giusto e che tanti altri dovrebbero seguire l’esempio. Ogni resistenza all’assimilazione è vana, contro questa epidemia empatica.

Si potrebbe quindi muovere un’obiezione alla sequenza narrativa. Nella loro contesa per il controllo del futuro, né i corifei del vecchio mondo (Donatore, Jonas, la ragazza di Jonas), né quelli del nuovo (il Consiglio degli Anziani, i genitori di Jonas, ecc.), permettono agli altri di scegliere cosa vogliano essere. Per evitare l’omicidio di un neonato che ha le stesse capacità dei donatori, Jonas fugge e, nel farlo, neutralizza “magicamente” la cappa inibitoria, senza che le persone comuni si siano meritate quest’opportunità, o abbiano deciso se era il caso di fare una prova.

Jeff-Bridges-Brenton-Thwaites-The-Giver-MovieLascio i lettori con una diversa serie di domande. Siamo davvero sicuri che il mondo di Jonas non sia la nostra condizione attuale? Esiste un ulteriore livello di realtà più ricco di colori, sensazioni e facoltà di quelle che conosciamo? La creatività umana è ancora più ampia ed estensibile di quel che ci è dato di osservare e sapere?

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