L’albero che volle farsi artigiano e l’artigiano che sciolse le sue catene

fountainUna definizione generale della civiltà: una società civile si adorna delle cinque qualità di verità, bellezza, avventura, arte, pace.

Alfred North Whitehead (1861 – 1947), matematico e filosofo britannico.

 

Meredith Woolnough - Australia

ricamo di Meredith Woolnough – Australia

Cosa vede un albero? Cosa sente un albero? Come distingue chi sfiora i suoi rami: un uomo? Un cerbiatto? Il vento? Un albero è cieco ma non sa di esserlo perché non è al corrente di percezioni alternative. Siamo invisibili per lui, perché il suo DNA non è programmato per permettergli di vederci.

Per l’albero l’idea che un essere vivente possa muoversi da un posto all’altro dev’essere un po’ come per noi l’idea che qualcuno possa viaggiare nel tempo: “è fantascienza! Servirebbe una macchina dello spazio!”
Gli alberi hanno radici, non gambe. Quel che per noi è naturale non lo è per lui. Per noi è naturale l’illusorio scorrere del tempo (Rovelli: il tempo non esiste? RaiCultura, agosto 2014; Il tempo non esiste” La tesi rivoluzionaria della fisica Conforto, Andkronos, 28 novembre 2013; Julian Barbour, l’uomo che ha ammazzato il tempo, la Stampa, 11 marzo 2013; Is Time an Illusion? Scientific American, giugno 2010; Feeling the Future: Experimental Evidence for Anomalous Retroactive Influences on Cognition and Affect, Journal of Personality and Social Psychology 2011, Vol. 100, No. 3, 407–425; Jacques Vallée: il nostro futuro determina il nostro presente, FuturAbles, 17 febbraio 2014).

“Come possiamo essere così in errore riguardo a una cosa così familiare?”

Paul Villinski, New York

Paul Villinski, New York

Il tempo come lo intendiamo noi è solo un artificio percettivo creato dal modo in cui funziona il nostro cervello. Un’entità consapevole di questo potrebbe concentrarsi su un particolare evento (l’assassinio di Kennedy, oppure la cottura/decorazione di una nostra creazione mentre la stiamo ancora modellando) e tornarci/recarvisi.
Si comporterebbe con la stessa naturalezza in cui noi ci concentriamo sul prurito di una parte del corpo senza perdere di vista il corpo nel suo complesso (l’albero non può farlo), in un eterno “onni-presente”. Et voilà il viaggio nel tempo, senza troppi trucchi e scorciatoie matematiche (e senza paradossi temporali: se mi sparo nel passato svanisco dal futuro, perché il tempo non esiste e quindi non sto realmente viaggiando).

interstellar-timelinePensiamo alla situazione di Cooper nel film Interstellar. Si trova in un ipercubo (Tesseratto) nel film Interstellar: Cooper usa la gravità/amore per muoversi quasi istantaneamente e in qualunque direzione nello spazio e nel tempo, manipolando la materia. Però la figlia Murph, che vive nel nostro mondo tridimensionale, non lo può vedere e lo chiama “fantasma”. Può compiere azioni che sembrerebbero miracolose/magiche per chi, come noi, vede la realtà tridimensionalmente. Noi stessi appariremmo come dei maghi o dei superuomini agli occhi di un personaggio dei fumetti (bidimensionale).

Ogni azione che compiamo cambierebbe la forma della nostra (e altrui) realtà e la percepiremmo immediatamente.

Sarebbe come poter sempre cliccare su “annulla digitazione”/”ripeti digitazione”. Chi scrive/disegna al computer può farlo, chi lavora manualmente no.

Paul Villinski, New York

Paul Villinski, New York

L’artigiano è però in catene solo perché non sa che i suoi vincoli sono illusori. Crede, come tutti noi, che il tempo e quindi la materia siano reali, mentre non lo sono, non più dei sogni (It’s confirmed: Matter is merely vacuum fluctuations, New Scientist, 20 novembre 2008; Shimon Malin, Nature loves to hide. Quantum physics and the nature of reality, 2012; Jacques Vallée: il nostro futuro determina il nostro presente; Life after death? Largest-ever study provides evidence that ‘out of body’ and ‘near-death’ experiences may be real, the Independent, 9 ottobre 2014).

Ciò che esiste è un evento che prende forma (si trasforma da potenziale in attuale) e questi eventi sono un’operazione della nostra coscienza/consapevolezza. Più consapevoli siamo, più realtà percepiamo (es. colori per noi prima invisibili, idee che ci parevano inconcepibili/incomprensibili), più forme possiamo plasmare, più la realtà/sostanza/materia ci risulterà “a densità variabile” (!) – manna per un artigiano! L’artigiano-artista ispirato è quello con una più profonda consapevolezza della realtà

Se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all'uomo come in effetti è, infinito. William Blake -The Marriage of Heaven and Hell.

Se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, infinito.
William Blake -The Marriage of Heaven and Hell.

Le più piccole unità di materia non sono, di fatto, oggetti fisici nel senso ordinario della parola; sono forme, strutture o, nell’accezione platonica, Idee, di cui si può parlare in modo non ambiguo solo nel linguaggio della matematica.

Werner Heisenberg, Nobel tedesco 1932

Se si era inizialmente creduto che nel corso del progresso delle scienze tutto ciò che è “trascendentale” sarebbe stato progressivamente soppresso, perché in ultima analisi si poteva ricondurre tutto ad una spiegazione razionale, si dovette poi ammettere che il mondo materiale che per noi è così tangibile, si dimostra invece sempre più simile ad apparenza e si dissolve in una realtà che non è fatta di cose e di materia, ma di forme che predominano. […] La fisica quantistica ci ha confermato ancora una volta che la nostra esperienza scientifica, la nostra conoscenza del mondo, non rappresenta la realtà ultima ed intrinseca, qualunque significato si voglia attribuire a queste espressioni.

Hans-Peter Dürr, fisico nucleare e quantistico tedesco, già direttore dell’Istituto Max Planck di fisica e astrofisica di Monaco (da: “Physik und Transzendenz”, Scherz Verlag, 1986).

Ora la visione è confusa come attraverso un antico specchio; ma verrà il giorno in cui vedremo con chiarezza. Ora conosco in parte, ma allora conoscerò completamente, come anch’io sono stato conosciuto.

Paolo, Lettera ai Corinzi

Noi siamo della materia di cui sono fatti i sogni

Prospero, “La Tempesta” (Shakespeare)

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Cosa potrebbero fare gli alberi, se sapessero…

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Cosa potrebbero creare gli artigiani, se sapessero…

Ma pensiamo anche ai rischi di un tale potere. Non è che la natura ama nascondere certe facoltà per il gusto di farlo. Gli apprendisti stregoni che cercano di usare la magia prima di avere la maturità e la sapienza per farlo si cacciano nei guai e rovinano la vita anche agli altri. Nessuno è un’isola e tutte le azioni hanno delle conseguenze.

Cloud-Atlas-dal-film-al-libro-andata-e-ritorno-2“Cloud Atlas” è forse il film che meglio riesce a comunicare la complessa trama di interdipendenze che ci lega al di sopra (e al di sotto) della matrice del tempo e dello spazio (Cloud Atlas – uno studio antropologico del libro e del film).

Ogni protagonista, che lo sappia o meno, è chiamato ad essere un creatore, un agente attivo, un forgiatore dell’esistenza sua e, più o meno indirettamente, altrui. Ogni creatore fa la differenza, non è mai futile in un universo indifferente o addirittura ostile.

Whitehead_headshotNell’universo di Cloud Atlas, come nella descrizione del nostro universo ricavata da Alfred North Whithead, le azioni e le idee si irradiano e non è dato di sapere cosa potranno produrre, nel bene e nel male (es. il battito d’ali di una farfalla può provocare un tifone dall’altra parte del mondo).

Il fatto è che noi creiamo l’universo in base alle nostre scelte e valori e non possiamo lavarcene le mani. Se le cose vanno male è colpa nostra: pensiamo male, agiamo male, plasmiamo una realtà fatta di circostanze peggiori di quella che potrebbe essere; più rigida, più implacabile, più egoista, più uniforme, quando invece la natura ama la novità, l’imprevedibilità, la creatività, la fluidità, la libertà, le interconnessioni e gli equilibri dinamici.

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