Sirio e la mostra dell’artigianato Dogon a Trento

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area archeologica di Palazzo Lodron

A nome della Volksbank, che ha messo a disposizione l’area archeologica di Palazzo Lodron per la mostra, Giovanni Manenti ha ricordato l’attenzione del proprio istituto di credito verso l’arte la cultura e la sua propensione a supportare iniziative di questo tipo. Umberto Knycz, proprietario degli oggetti esposti, ha ripercorso velocemente la storia dei propri viaggi in Africa e in particolare le emozioni provate quando è entrato a contatto con il popolo Dogon.

L’arte e la cultura del popolo Dogon in mostra a Palazzo Lodron, Gazzetta delle Valli

Una porta che in rilievo mostra attività della vita quotidiana. Maschere che rappresentano animali come tartarughe e coccodrilli, e altre usate per i riti e le cerimonie più significative. Sculture che evidenziano seni e curve femminili, simbolo di fertilità e abbondanza. Monili, gioielli, statue caratterizzati dalla raffinatezza delle decorazioni. È un mondo sconosciuto e affascinante quello dei Dogon, una cultura che ora è possibile scoprire visitando “Mali, Dogon popolo della falesia”, la mostra inaugurata sabato 24 maggio a Palazzo Lodron.

Le maschere dei Dogon in mostra, Vita Trentina

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Alzerreca Sebastian, granai Dogon (Flickr, CC BY-NC-ND 2.0)

 La stella Sirio è stata un’incessante fonte di fascinazione per l’intera umanità, dagli egizi, a Voltaire (Micromega), Max Gazzè (Sirio è sparita) ai Dogon, una popolazione indigena del Mali, oggetto di una lodevole attenzione antropologica, ma anche ufologica (I Dogon e il mistero di Sirio, Ticinolive)

Germaine Dieterlen (etnografa che trascorse 20 anni con i Dogon) e Marcel Griaule, uno dei grandi nomi dell’antropologia francese (16 anni tra i Dogon prima che si conquistasse la loro fiducia e accesso alle conoscenze esoteriche, tramite una serie di iniziazioni ad una società segreta), dichiararono di aver raccolto materiale etnografico sufficiente a dimostrare la tesi che le culture africane, e in particolare quella dei Dogon, erano molto più sofisticate di quel che si era voluto fra credere, spesso per giustificare il colonialismo europeo.

Gli aspetti più controversi della loro ricostruzione della cosmogonia e cosmologia Dogon riguardavano, appunto, Sirio e rivelavano una sorprendente conoscenza del suo sistema stellare, che solo in quegli anni veniva ricostruita dagli astronomi occidentali.

Questa scoperta venne poi “razionalizzata” riconducendola a:

  • prestiti egiziano-sumeri (anche loro più competenti di quel che ci si potrebbe attendere in una prospettiva di evoluzione lineare? Cf. Walter Cruttenden, Lost star of myth and time);
  • un contatto con una civiltà “extraterrestre” (Ancient Aliens, History Channel);
  • l’azione evangelica dei missioni gesuiti;
  • la fantasia di Griaule;

alwithacamera danza Dogon (Flickr, CC BY-NC-ND 2.0)

Mi vorrei concentrare sulle ultime due voci, più strettamente antropologiche.

Ritengo assolutamente irrealistico lo scenario c.

Ha molto poco senso che dei missionari si siano presi la briga di comunicare un’altamente complessa scoperta scientifica di qualche anno prima relativa alla stella Sirio, con una tale forza persuasiva da assicurarsi che essa fosse assimilata nella cosmologia Dogon, trasmessa da savi anziani ultraconservatori, senza però riuscire a far attecchire un singolo elemento della tradizione cristiana. Che missionari erano?

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Erwin Bolwidt danzatori Dogon (Flickr, CC BY-NC-ND 2.0)

Sulle veridicità del resoconto di Griaule non ci possiamo pronunciare. È noto (purtroppo non al Cicap, che soffre di una tendenza a tagliare le questioni con l’accetta) che esistono nozioni essoteriche ed esoteriche in tutte le culture umane. L’antropologo, come la quasi totalità dei membri della comunità indigena, quasi mai riceve il privilegio di accedere al nodo esoterico delle verità ancestrali. È il tallone d’Achille dell’etnografo, il suo più grande cruccio. Anni e anni di sforzi di apprendimento della lingua, di adattamento, di integrazione nella società, di rinunce e sacrifici, sempre con il dubbio di essere ancora distante dal nucleo più profondo della cultura locale, riservato a pochissimi eletti.

La figlia di Griaule afferma che suo padre non era minimamente interessato all’astronomia e che non diede particolare peso ai riferimenti a Sirio come stella binaria finché non si recò all’osservatorio astronomico di Parigi e fu educato anche in quel campo. Fu solo allora che pose la questione al centro dei suoi progetti di pubblicazione dei risultati del suo lavoro sul campo.  

L’elemento che forse può fornire la spiegazione più plausibile è proprio quello apparentemente più stravagante.

SiriusOrbitSecondo i saggi Dogon il sistema di Sirio non sarebbe stato semplicemente binario (Sirio B, po tolo in Dogon), bensì ternario, ed includerebbe anche Sirio C (emme ya tolo). Ora, questa credenza non può essere esclusa dall’astrofisica contemporanea e ci pone un interrogativo: come poteva Griaule inventarsi un dettaglio del genere, con decenni di anticipo rispetto alla prima ipotesi avanzata da Benest & Duvant (Is Sirius a triple star? Astronomy and Astrophysics, 1995)?

Su uno dei blog di Science si ipotizza che ciò possa dar conto del fatto che gli antichi descrivessero Sirio come una stella rossa (Resolving the Red Controversy?): in un sistema del genere Sirio B poteva essere una gigante rossa perfettamente visibile, ma poi “depauperata” della sua massa da un terzo “incomodo” in tempi relativamente brevi, prima che gli astronomi cinesi la descrivessero come bianca (dal 100 d.C. in poi), lasciando solo un ricordo nelle narrazioni tramandate di generazione in generazione solo agli iniziati.

img_5811Walter van Beek è stato di gran lunga il più implacabile critico di Griaule e non sembra avere mai inteso tener conto delle obiezioni ai suoi attacchi (cf. Revisiting Griaule’s Dogon Cosmology: Comparative Cosmology Offers New Evidence to a Scientific Controversy, Anthropology News, 2007; Chukwunyere Kamalu, The Word at Face Value – An abridged account of Dogon cosmology, 2008).

Non essendo riuscito a replicare i risultati del lavoro di Griaule, ha concluso che il suo precursore doveva essersi inventato tutto di sana pianta. Un’accusa non di poco peso, mossa da un antropologo belga recatosi nel Mali apparentemente anche allo scopo di verificare le correttezza del lavoro di uno dei giganti dell’antropologia francese.

Ora, io non voglio escludere a priori questa possibilità, per quanto in cuor mio dubiti che un consiglio di anziani lo avrebbe giudicato degno di fiducia, visto il suo atteggiamento inquisitivo.

Mi preme però offrire ai lettori di WazArs una possibile lettura di questa controversia e della (ingiustificata?) acrimonia dimostrata da van Beek.

timthumbQuesti non è solo un antropologo che ha dedicato 7 anni di lavoro etnografico sul campo ai Dogon, è un mormone praticante e un predicatore militante.

La Chiesa Mormone è il prodotto di una visione angelica di Joseph Smith che, tra le varie cose, fu istruito su come tradurre un papiro egizio che rivelava la vera natura di Dio, delle anime e dell’umanità. Cito dalla Treccani:

Essi credono nella Trinità, ma il Padre e il Figlio sono persone corporee e il corpo umano è simile al loro, mentre lo Spirito Santo è un essere di materia più sottile, ciò che permette che esso pervada tutto il mondo e riempia le persone consacrate mediante l’imposizione delle mani. La Trinità rappresenta la suprema divinità e abita nel pianeta centrale Kolob; essa ha raggiunto l’onnipotenza mediante l’evoluzione; e tutti gli altri dei e gli uomini tutti che “vivono la loro vita” – in conformità alla vera religione – seguono la stessa evoluzione e possono elevarsi a divinità supreme…gli spiriti non possono evolversi se prima non si sono incarnati in corpi umani; da ciò deriva la necessità della poligamia, per generare i numerosi uomini, in cui scenderanno come in un tabernacolo gli spiriti divini.

Una visione particolarmente aliena rispetto alla cristianità.

Via Lattea sulla Sardegna

Via Lattea sulla Sardegna

È però interessante focalizzarci su Kolob che, etimologicamente, è assai probabile che derivi dalla radice semita KLB, che sta per “cane”. La Stella Cane per antonomasia è Sirio (Alpha Canis Majoris – Sirio B è infatti anche nota come “il Cucciolo”) e lo era in Egitto, l’area dalla quale qualcuno sostiene che i Dogon possano aver tratto almeno una parte delle loro credenze.

Nel Libro di Abramo, scritto da Joseph Smith, Kolob designa un corpo celeste che può essere indifferentemente plurale (trino) o singolare, un po’ come Sirio (Sirio A, B e C).

Nella tradizione Dogon Nommo, il dio civilizzatore, proveniva da Sirio.

Nommo

Nommo

Queste singolari corrispondenze ci fanno sospettare che, almeno in questo caso, il rigore scientifico sia stato compromesso da pregiudizi e radicate convinzioni (fenomeno non certo sporadico: La vera storia di Stronzo Bestiale (e altri scherzi scientifici). È infatti arduo escludere il dubbio che l’accanimento di van Beek ai danni della profondità delle concezioni Dogon abbia una radice teologica e non scientifica. Potrebbe trattarsi di una persona robustamente credente, autoincaricatasi di cancellare qualunque traccia di una tradizione simile ma precedente a quella dei Mormoni che, per colmo della sfrontatezza, è legata ad una cultura africana, cioè nera.

È infatti importante sottolineare come l’influentissimo successore di Joseph Smith, Brigham Young, fosse apertamente razzista e avesse denunciato i neri come discendenti di Caino e quindi marchiati per l’eternità. Solo meno di un anno fa, a dicembre del 2013, la Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni, ha sentito il bisogno di spiegare sul suo sito web perché il razzismo è sbagliato e le dichiarazioni e prese di posizione dei suoi fondatori erano errate (Mormon Church Explains Past Racism, Ban On Black Priests, Huffington Post, 10 dicembre 2013).

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