Il design nordico, la triennale internazionale del legno e un futuro post-IKEA

Ivan Muscolino, vincitore del concorso della Triennale Internazionale del Legno

Ivan Muscolino, vincitore del concorso della Triennale Internazionale del Legno – abbigliamento cromaticamente abbinato alla sua opera (scelta o caso?)

Il Trentino è coperto per il 55% da boschi e produce il 30% del legname da lavoro italiano. 1300 imprese nel settore del legno danno lavoro a circa 5000 persone.

Dettaglio di Borromeo3, l'opera vincitrice del concorso

Dettaglio di Borromeo al cubo, l’opera vincitrice del concorso

Dal 16 al 19 ottobre 2014 si è tenuta a Trento Fiere la Triennale Internazionale del Legno, organizzata dall’Associazione Artigiani e Piccole Imprese della Provincia di Trento e, per quest’edizione, incentrata sul design del mobile, con ospiti svedesi. La Svezia (53% di copertura boschiva, secondo esportatore mondiale di prodotti di segheria dopo la Finlandia) segue il Giappone, ospite d’onore della passata edizione.

Si è tenuto anche un concorso sul tema “intreccio”, con 20 architetti e designer trentini chiamati a progettare 20 oggetti poi realizzati da 20 artigiani conterranei. Hanno vinto, a parer nostro meritatamente, Ivan Muscolino e Zaninelli con Borromeo³, un mobile originale, leggero e accattivante in cui gli elementi si sostengono a vicenda e paiono essere sospesi in aria, mentre i nodi, che in generale rappresentano un disturbo, servono a valorizzare l’opera.

tre legni diversi per il primo posto

tre legni diversi per il primo posto

15 giovani architetti italiani hanno invece progettato l’allestimento del piano “culturale” della Triennale.

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I vincitori

Il pubblico (7000 le presenze) ha potuto ammirare una rassegna di alcune tra le migliori produzioni in legno delle imprese artigiane trentine (mobili, arredamento, oggettistica, porte, finestre, carpenteria, pavimenti, produzioni artistiche, giocattoli); le realizzazioni collaborative dei 40 tra architetti, designer e artigiani; le progettazioni e i lavori in legno delle Scuole professionali e degli Istituti d’arte del Trentino; la mostra degli oggetti di design svedese dagli anni ‘50 ai giorni nostri; la mostra fotografica della casa blockbau; la mostra delle case sugli alberi con la partecipazione di due specialisti come Tham & Videgard. Tra le presenza scandinave anche quella di chef svedesi (cucina spettacolo, domenica 19, alle 16 al piano inferiore cultura Trento Fiere) a Palazzo Roccabruna a Trento.

Il sottoscritto riflesso in un bagno Zaninelli

Il sottoscritto riflesso in un bagno Zaninelli

Il design scandinavo è funzionale, minimalista, curato nel dettaglio, comodo. Non è associato alla vivacità, al brio, all’estrosità, all’eccentricità, all’ironia, all’innovazione. Piace perché è semplice, lineare, pratico, parsimonioso, universalmente adattabile, apprendibile e vendibile, tecnocraticamente efficiente. Ricorda molto il Trentino: non ti incendia l’animo, te lo conforta; difficilmente resti deluso. Col Trentino, come col design nordico, vai sul sicuro, sta bene con tutto.
Non ti vogliono impressionare, se ne stanno lì tranquilli, invecchiano con te come un cane fedele, non pretendono più di tanto. Non ti mettono in crisi, non sono mai ambigui o ambivalenti come lo sono le città di mare, o i designer più estroversi, decorativi, contaminatori, o misticheggianti, al limite dell’inesplicabilità, a volte spiacevoli. Lo stile nordico, come quello giapponese o alpino, evolve senza alcuna rivoluzione.

Nordici e trentini sono, schiettamente, quel che sono (Yayoi Nakanishi, La timidezza del Trentino creativo). Il design nordico, come il Trentino, è canino, non felino (Meglio il cane o il gatto? La gara continua…).  È più bello un mondo in cui ci sono gatti e cani, o mughi e sequoie.

Il tavolino scomponibile in sgabelli e ricomponibile in tavoli di Michele Bella e Stefano Salvaterra, realizzato da Alpilegno

“Ametista”: tavolino scomponibile in sgabelli e ricomponibile in tavoli di Michele Bella e Stefano Salvatezza, realizzato da Alpilegno

In una brillante formula il celebre Peter Opsvik, padre delle sedie ergonomiche che hanno trasformato la posizione seduta in un atto ma anche artista poliedrico e creativo, ha riconosciuto che “siamo famosi per il nostro essere quieti e sofisticati e, sì, anche un po’ noiosi – ma la noia è diventata di moda” (Why do we love Scandinavian culture? Telegraph, 23 April 2012).

Questo non significa che scandinavi e trentini non sappiano essere vitali e imprevedibili, quando vogliono. Le nuove generazioni promettono davvero bene e la Triennale ci pare l’abbia dimostrato ampiamente.

Tra le realtà che ci hanno convinto, vorremmo citare (in ordine casuale):

La falegnameria Tamanini; la collaborazione tra la falegnameria Gasperi e Mangodesign; l’artista Mauro Salvetti; ArteNatura di Alessio Zanella; GAMST della famiglia Telch; i giocattoli in legno di Decrestina; le forme spiccatamente steineriane nate dalla collaborazione tra l’architetto Franco Stefano (Ànemos doma), M2 Arredamenti e la falegnameria di Osvaldo Sartori; la falegnameria Tolotti di Nanno; la Bottega di Restauro e Oggettistica di Doff Sotta Marcello (San Martino, Trento).

Opera giunta al secondo posto

La medaglia d’argento è andata a “Portabottiglie”, di Valeria Zamboni e falegnameria Danielli

La creatività non è rarefatta, in Trentino, anche se, prima dell’avvento di Internet, l’ambiente montano è sempre stato più adatto alla vita contemplativa e alla praticità che alla circolazione di idee innovative e anticonformiste.

Ad ogni buon conto, se avete visto un matsuri (festival) giapponese, gli Highland Games scozzesi, o il tifo di uno stadio del ghiaccio canadese, allora sapete che non sono solo gli africani e i latino-americani a sapersi divertire. Non esiste un carattere etno-razziale che prescrive un dato comportamento a un certo gruppo di esseri umani, o categoria professionale, come se fosse un software (N.B. le barzellette sugli ingegneri restano però divertenti e verosimili ;op).

In ogni caso è fondamentale che l’umanità resti come la natura: diversa, non-standardizzata, abbondante di potere creativo. La Triennale Internazionale del Legno vi allude solo in modo sfumato, ma l’architettura (l’arte in cui viviamo) e l’artigianato/design (l’arte che usiamo, indossiamo o con cui decoriamo lo spazio in cui viviamo) possono riformare le coscienze delle persone, le quali a loro volta possono migliorare l’arte, in un circolo virtuoso e didattico.

scena di Fight Club: in bagno gli uomini non si portano più riviste porno ma cataloghi IKEA

scena di Fight Club: in bagno gli uomini non si portano più riviste porno ma cataloghi IKEA

Alla lunga, è assai improbabile che McDonald’s e IKEA (coi suoi meriti e demeriti) rappresentino il futuro del genere umano. Gli stessi giovani designer nordici stanno lottando per liberarsi dalla camicia di forza di Aalto o Arne Jacobsen, che ha impedito a molti di loro di trovare una propria voce e uscire dall’ombra della tradizione per aggiornarla, aprendosi alle influenze internazionali (Thinking Anew, Raconteur, 22 novembre 2011).

Ci pare che un fenomeno analogo stia avendo luogo in Trentino e ci domandiamo cosa ci riserverà la prossima Triennale.

Per informazioni:

www.triennaledellegno.it

categorie@artigiani.tn.it

https://www.facebook.com/TriennaledelLegno

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