La carta d’identità morale di WazArs

Leonardo da Vinci, "San Giovanni Battista"

Leonardo da Vinci, “San Giovanni Battista”

Un prontuario pensato in primo luogo per chi scrive: “infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio” (Romani 7:19).

Ma è anche una sorta di carta d’identità morale di WazArs.

Molte persone non sono in grado di accettare costruttivamente le critiche costruttive. Circondatevi di tutte le altre.

Molte persone sono straconvinte che nella vita bisogna sapersela cavare da soli. Cercate le persone che non si sentono insostituibili e che accettano e apprezzano l’interdipendenza delle cose, delle persone, di tutto quel che c’è.

Molte delle complicazioni della vita dipendono da scarsa autostima. Una persona che sa di valere non è narcisista, non è infida, non è malevola, è umile, non si prende troppo sul serio, è disposta a mettersi al servizio di un bene più alto senza sentirsi sminuita, o senza usare una causa per gonfiare il proprio ego senza che la gente se ne avveda: “sono umile e lo dimostra il fatto che sono al servizio di una casa molto più grande di me!” (patria, fede, famiglia, umanità, ambiente, squadra, ecc.).

Proprio per questo il mondo sarebbe migliore se le persone si scambiassero degli apprezzamenti e attestati di stima sinceri, invece di trattenerli per invidia, gelosia, meschinità, insicurezza, ecc. “Date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa”. Perché non possiamo farlo quotidianamente? Se viviamo in un mondo ringhioso è perché l’abbiamo fatto noi così. Sorridiamo di più e esprimiamo più spesso il nostro apprezzamento verso chi lo merita e ne ha bisogno (la stragrande maggioranza delle persone). Meno condanne, più critiche costruttive; meno silenzi, più gesti benevoli; meno omertà, più coraggio partecipe.

Molte delle altre complicazioni della vita derivano dal fatto che non facciamo attenzione a ciò che ci circonda. Non stiamo attenti a quel che facciamo, alle conseguenze delle nostre azioni e parole, alle reazioni degli altri, ai meriti altrui. Non ci interessiamo realmente agli altri, perché li vediamo come “altro da noi” e perché troppo spesso ci è capitato di doverci sorbire le lagne egocentriche degli altri (non ci accorgiamo di quanto egocentriche e sterili siano anche le nostre).

Siamo meccanicamente egoisti e solo sporadicamente altruisti. Manca il necessario equilibrio tra le due impostazioni, nel punto mediano dell’egoismo illuminato/altruismo individuato: il bene altrui fa il mio tornaconto (= in una società prospera e pacifica ci sono molte più opportunità di eccellere, più serenità, più amore: le proprie azioni e parole risultano più significative).

Questa forma mentale ci impedisce di farci capire, diamo troppe cose per scontate e non sappiamo ascoltare, non sappiamo metterci nei panni degli altri, capire veramente il loro punto di vista. Lo decliniamo sempre secondo i nostri schematismi e preconcetti.

Quanto ci costa ammettere che abbiamo avuto torto! E quanto sarebbe importante per tutti, se lo facessimo più spesso e se le nostre scuse fossero sentite, ed avvertite come profondamente sincere.

Serve più coraggio morale e civile. Quando qualcuno dice educatamente, con argomentazioni e determinazione, quello che pensa, senza temere la disapprovazione degli altri, i benefici sono immensi. L’esito è che qualcuno avrà le idee più chiare, qualcun altro, che già la pensava a quel modo, troverà la forza di dire la sua. Questa semplice azione può avere ripercussioni imprevedibili, come nell’immagine del battito di una farfalla che produce un ciclone all’altro capo del globo. Così facendo si socchiudono porte, si dischiudono nuovi orizzonti, si assistono le menti creative ed intellettualmente integre e si rintuzzano le aggressioni delle menti dogmatiche, dall’infantile devozione a certe idee fisse.

La persona intellettualmente integra ha come scopo quello di cercar di capire e di far capire questioni anche estremamente complicate. A questi interessa poco convertire qualcuno al suo punto di vista se ciò non avviene in virtù del valore delle cose che dice, della concretezza dei fatti avvalorati. Cosa se ne fa di tifosi, se cerca collaboratori e compagni di viaggio?

In una discussione non è opportuno cercare di convertire qualcuno, intromettersi tra una persona e le sue convinzioni. Il rapporto tra una persona e le sue convinzioni è una cosa privata. Nessuno può parlare a nome mio. Quel che si dovrebbe fare, invece, è esporre le proprie idee e le informazioni in possesso e vagliare le idee e informazioni altrui. Il modello è quello del bambino che grida: “il re è nudo!” Non sta cercando di evangelizzare nessuno, sta solo notando una cosa pubblicamente, sta mostrando quello che dovrebbe essere evidente a tutti.

La clemenza: una virtù così fondamentale eppure così trascurata. La clemenza di Cesare e di Gesù: che fine ha fatto? Attutiamo l’impatto delle altrui defaillances, aiutiamoli a salvare la faccia. L’onore è importante e non facciamo finta che non lo sia: non è un valore di destra o di sinistra. Chi è davvero contento di vivere in un mondo del mors tua vita mea, homo homini lupus? Solo degli psicopatici che terraformano questo pianeta a loro immagine e somiglianza.

Il vampiro gotico è il sociopatico all’ennesima potenza, carismatico e sofisticato, un predatore che cammina tra noi senza che il mondo se ne accorga.,.I sociopatici sono già in giro da parecchio tempo…esistiamo in ogni cultura…I membri della tribù africana degli Yoruba usavano il termine “arakan” per indicare “una persona che va sempre per la propria stada senza alcun riguardo per gli altri; che non collabora e che è testarda e maliziosa”. Gli Inuit di lingua Yupik chiamavano i membri antisociali della loro tribù “kunlangeta”, gente di cui usavano dire “la loro testa sa cosa fare, ma loro non lo fanno”. Il “kunlangeta” è qualcuno che “mente ripetutamente, imbroglia, ruba e si approfitta sessualmente di molte donne; qualcuno che non si cura dei rimproveri e che, per punizione, dev’essere portato di continuo al cospetto degli anziani”. 

M.E. Thomas, “Confessioni di una sociopatica”, p. 54

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Perché ci sono anche gli psicopatici/sociopatici, a questo mondo.

Ci sono creature tra di noi che sono prive di anima/coscienza. Sono indistinguibili dalle persone normali, ma nella loro interiorità regnano le tenebre. Predano le persone vulnerabili, si fanno strada facendo leva sulla discordia, la misoginia, l’omofobia, la xenofobia, la paura, ecc.

Sono dei predatori di anime belle. Con loro l’autodifesa è un obbligo morale e una condotta di puro buon senso.

Sono maestri della manipolazione. I manipolatori sono aggressivi ma fingono di essere equanimi ed assertivi. Possono esserlo scopertamente o dissimulando l’aggressività. La tattica è quella della vittimizzazione: affermano di essere la parte che subisce l’affronto, l’aggressione. Sono sempre innocenti: “Chi…io?”

Ci tengono sotto costante pressione, sfruttando il ricatto psicologico, il senso di colpa, le nostre debolezze ed insicurezze; tra queste anche la nostra riluttanza ad esprimere giudizi severi su una persona e a concedere altre chance. Fare l’innocente serve a far credere all’aggredito che le sue accuse sono ingiustificate, a farlo sentire in colpa, a farlo vergognare in pubblico. Lo psicopatico sfrutta la coscienza della vittima come arma contro la vittima stessa: sei indifferente, aggressivo, egoista, mi stai ferendo, ecc. Lui/lei è immune da questo tipo di reazione colpevole/empatica.

Se riesce a convincere la vittima che è lei dalla parte del torto, allora sarà in grado di fare tutto quel che vuole.

Il manipolatore è abile nel cambiare discorso, è sgusciante, impedisce all’aggredito di focalizzare. Usa distrazioni e diversivi, menzogne, inganni e mezze verità per far deragliare la discussione e fuorviare la vittima.

Spesso il manipolatore si avvale della mimesi: finge di lavorare per una nobile causa (servire Dio, proteggere la natura, venire incontro alla volontà del popolo, servire la vocazione artistica, ecc.), ma lo scopo è quello di raggiungere una posizione di dominio sugli altri.

Lusinga la vittima per sedurla e far abbassare le difese. Non c’è vera riflessione ma solo fervore. Manca una coscienza e quindi un’autentica dedizione alla ricerca della verità.

Ciascuno di noi, posto di fronte ad un manipolatore, constata che i suoi sforzi sono ignorati e le sue domande non ottengono risposta, mentre invece la personalità sociopatica incalza e pretende risposte senza essere neppure remotamente interessata al potenziale insito in un dibattito ragionato, informato, critico.

Il manipolatore,  quello pugnace, si sveglia ogni mattina cercando un’opportunità di sentirsi offeso. Sguazza nelle questioni che creano automaticamente frizioni, attriti e poi proietta sull’interlocutore la sua tendenza a mettere tutto su un piano personale.

Non si può dibattere con queste persone, perché si uccide qualunque confronto quando ci si deve irragionevolmente preoccupare di non dare un dispiacere a qualcuno per una cosa che si dice (se lo si fa civilmente).  Non si va da nessuna parte.

La differenza tra le manipolazioni di una personalità empatica e quelle di una personalità sociopatica è che le prime sono sporadiche e chi le perpetra sente il pungolo della coscienza, ne soffre. La personalità sociopatica, invece, non essendo strutturalmente in grado di provare e perciò capire questo misterioso fenomeno che è l’empatia, lo considera un handicap altrui, si propone di usarlo a suo vantaggio e organizza la sua vita in funzione delle varie strategie di manipolazione. Non è colpa sua, è la sua natura. Si può condannare un gatto perché “gioca al gatto col topo”?

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5 thoughts on “La carta d’identità morale di WazArs

  1. Reblogged this on Verso un Mondo Nuovo and commented:

    C’è un mistero dell’animo umano che rimane tale solo per chi è cieco per scelta, o per scoramento, oppure ancora per diffidenza; non si vede perché non si crede di poter vedere, non si vuole vedere, si preferisce che nessuno veda.
    Il mistero continua e così la nostra condizione avvilente.

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    • Il netto vantaggio svanisce se consideri che sono radicalmente autoreferenziati, ossia incapaci di analizzare la realtà in modo obiettivo e quindi di rivedere le loro strategie in relazione a un contesto che è cambiato.
      Da qual punto di vista i non-psicopatici (se non si lasciano sociopatizzare) sono come gatti di notte, rispetto a loro.

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