La missione Rosetta e una camicia rozzetta – la caduta del fallo, del buon senso e del buon gusto

SPAZIOScuse commosse da parte del fisico britannico Matt Taylor dell’Agenzia spaziale europea (Esa). Lo scienziato aveva attirato su di sé molte critiche per la camicia sgargiante, con immagini di pinup senza veli, che indossava mercoledì mentre descriveva le fasi dell’atterraggio sulla cometa del lander Philae staccatosi dalla sonda Rosetta. “Ho fatto un grande errore e ho offeso molte persone“, ha detto scoppiando in lacrime. “Sono molto dispiaciuto di questo”, ha aggiunto. Il fisico, che aveva anche mostrato un tatuaggio colorato con il disegno di Philae e Rosetta, per la camicia sessista era stato attaccato anche dal Guardian, che in un post pubblicato su un suo blog affermava: “L’Esa può far atterrare un robot su una cometa. Ma non riescono ancora a vedere la misoginia che hanno sotto il naso”.

Yahoo News, 15 novembre 2014

TattoosandtitillationsPenso che l’umanità sia in grado di entusiasmarsi per una pietra miliare della sua storia (missione Rosetta) e, contemporaneamente, esplorare il suo contesto socio-culturale, anche se riguarda quello che può apparire come un dettaglio: il gusto nel vestire (e una vena misogina nella cultura pop).

Il punto è che l’esplorazione dello spazio (e di ciò che è microscopico) si riflette nelle coscienze e nei costumi dell’umanità. Ogni progresso e regresso in un campo si riverbera ad ogni livello.

L’umanità è in grado di esaltarsi per l’impresa e, nel contempo, dedicare dell’attenzione anche ad altri aspetti dell’evento, perché siamo ricchi di risorse cognitive e di curiosità e possiamo vedere il dito, la Luna, la persona che indica, com’è vestita e anche cosa c’è nel cielo oltre alla Luna.

10665228_827153347349332_7414889467322579691_nMatt Taylor, come molti altri, si è dedicato all’astrofisica e all’ingegneria spaziale perché è sempre stato un grande appassionato di fantascienza e fumetti. Lo è ancora, pur avendo superato i 40 anni e con due figli di 13 e 11 anni che lo aspettano a casa (lo sono anch’io).

È letteralmente coperto di tatuaggi, ascolta death metal sul lavoro e si rifiuta di indossare qualcosa che non abbia un richiamo alla sua passione, anche se si tratta di una conferenza stampa trasmessa in tutto il mondo, riguardante un evento epocale; anche se i suoi colleghi sono vestiti variamente, ma senza dare nell’occhio. Non ne hanno sentito il bisogno, in quanto hanno pensato che in qualunque altro momento uno è libero di vetirsi e atteggiarsi come gli pare, ma nulla deve distogliere l’attenzione dall’evento e dal lavoro di equipe dell’ESA.

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L’equipe che ha scritto una delle più fulgide pagine della storia dell’esplorazione

BUON SENSO E BUON GUSTO

Mentre molti lo hanno lodato per il suo stile scanzonato, ad altri (me compreso) le eroine dei fumetti seminude ed armate (New Gunner Girls) non sono piaciute e gli sono valse l’accusa di sessismo, anche perché è risaputo che, negli ambienti tecno-scientifici, le donne  ancora adesso, faticano a farsi accettare, a ricevere fondi, a trovare mentori, a fare carriera, ecc.  

Chi scrive condivide l’osservazione di chi ritiene che, in una circostanza del genere, l’occasione della tua vita, davanti a centinaia di milioni di persone, puoi anche scegliere un look un po’ meno bamboccionesco, sacrificandoti, ma senza per questo tradire te stesso.

Può essere che l’Agenzia Spaziale Europea abbia usato il suo status di nerd-star per accattivarsi le simpatie del pubblico e poi, avendo compreso che la strategia pubblicitaria era sfuggita di mano, l’abbia dato in pasta ai media, quando era psicologicamente impreparato e fragile.

Matt Taylor poteva essere originale, stravagante, giovanilista, “rock”, senza risultare kitsch, volgare o sguaiato. Per onorare la solennità dell’evento, per la stessa ragione per cui, al momento dell’accometaggio, nessuno ha bestemmiato o esclamato: Fuck yeah, we did it! [“Porca troia, ce l’abbiamo fatta!”]

Se entri in una moschea ti togli le scarpe, se entri in una biblioteca non fai chiasso, se entri in casa d’altri non ti scaccoli e non bestemmi. Ogni luogo e ogni circostanza ha le sue norme di diplomazia quotidiana (regole di condotta).

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la camicia incriminata

LA GOGNA MEDIATICA

Quest’uomo, per una più o meno discutibile scelta di stile, è stato messo alla berlina e costretto a scusarsi in pubblico, in lacrime, come si farebbe in una società totalitaria, con il pretesto di un inesistente e moralmente ingiustificabile diritto a non vedere la propria sensibilità in alcun modo offesa.

Mi pare un evento degno di nota.

Sarebbe bastato un messaggio su twitter o, ancor meglio, una lettera aperta in cui prendeva una posizione chiara e sincera in favore delle donne nella scienza e contemporaneamente difendeva le sue rispettabilissime scelte di look.

Taylor ha sempre voluto distinguersi, ha ingenuamente e candidamente accettato il ruolo dello “scienziato rock” che si era auto-assegnato, ma alla fine la macchina mediatica lo ha macinato disumanamente.

Ma, attenzione, perché la faccenda si complica e aggrava ulteriormente: la donna “colpevole” di aver criticato, peraltro molto garbatamente, la scelta “sartoriale” di Taylor su twitter, Rose Eveleth, è stata aggredita verbalmente, sempre su Twitter, da gente che le ha augurato di morire o l’ha invitata a suicidarsi.

La berlina e il terrorismo psicologico!

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Donne che hanno fatto la storia della scienza

POCHI MASCHI, MA CONFUSI – LA STOLTA GUERRA DEI SESSI

Il britannico [Taylor] è caduto male, poveraccio. Non solo ha fatto la figura dello zotico con una camicia che non indosserei neanche da morto, ma poi si è scusato piangendo (!). Non ci sono più gli inglesi di una volta, quelli il cui motto era “Never complain, never explain”. S’è sgangherata anche la perfida Albione. Fra parentesi, forse gli andava meglio se sulla camicia ci fossero stati dei forzuti maschioni, dati i tempi…

Questo lettore del Giornale mi pare evidenzi molto bene (pur involontariamente) la problematica della grande confusione che circonda i sessi e i loro rapporti, con certe donne che rifilano accuse di sessismo a sproposito (Taylor non è stato consapevolmente sessista, è stato “solo” superficiale) e certi uomini presi in mezzo tra due ruoli “archetipici”, ugualmente spiacevoli, quello del Geova patriarcale (che sembra piacere al suddetto lettore) e quello del bravo ragazzo dolce e innocuo. Siamo alla costante ricerca di un punto di equilibrio (valente e clemente, sexy e tenero, virile ma anche aperto al suo lato femminile, ecc.), sempre troppo precario.

I due archetipi polarizzati (hard e soft) producono maschi estremamente vulnerabili, insicuri e quindi frustrati, risentiti e latentemente aggressivi. Il primo deve essere macho, ipersessualizzato, non è autorizzato a mostrare alcun lato “femminile”. Il secondo può guardare il mare, scrivere poesie, fare sesso stando sotto, ricevere un salario inferiore a quello della compagna, ecc., ma deve guardarsi dall’essere “irriguardoso”.

Sono modelli maschili incompleti e quindi dipendenti, incapaci di emanciparsi e individuarsi: un’appendice della loro comunità, posto di lavoro, città, squadra, tribù, nazione, famiglia, clan, partner, madre, ecc.

Forse per questo Matt Taylor, che è ormai meritatamente ritenuto un eroe dell’esplorazione spaziale, sembra un personaggio fumettistico, sbucato da un cartone animato?

Sarà presto immortalato in qualche episodio dei Simpsons?

Un lettore del Guardian ha commentato:

Come può essere che la gente non sappia più farsi un’opinione corretta delle persone? Come può essere che nessuno colleghi una camicia infantile all’uomo che la indossava e che poi ha pianto come un bambino quando cercava di scusarsi?

Con quel tipo di pressione psicologica, poche ore di sonno, la vergogna di aver inavvertitamente (per il piacere di apparire) creato imbarazzi e disagio alla mia equipe, che meritava solo lodi, sarei crollato anch’io.

La moglie e la sorella, intervistate, descrivono Taylor come un genio nel suo campo, che però non è capace di prendere decisioni anche semplici. La sorella Maxin commenta: “Senza Leanne [la moglie] lui non so che fine avrebbe fatto”.

Un maschio, adulto incerto, confuso, narcisista e un po’ peterpanesco che, nel momento clou della sua vita, ha perso la bussola del buon senso e del buon gusto e non è stato aiutato a ritrovarla.

10347408_10202582086027281_922192989857763063_nCredo fermamente che una delle sfide del genere umano, maschile e femminile, sarà usare il nostro potere creativo e il nostro ingegno pratico per completare una rivoluzione del concetto di mascolinità che finalmente coniughi “cuore” (empatia) e “palle” (baldanza, valore, coraggio, ecc.). Questo perché il mondo maschio-centrico che abbiamo costruito fa star male gli stessi maschi, essendo tendenzialmente sociopatico (lo stesso femminismo troppo spesso è deragliato nella misandria: vedi immagine).

Serve un vero equilibrio tra femminino e mascolino e quindi un maschio nuovo, una nuova cultura della mascolinità che riscopra quel che di buono c’era nella mascolinità archetipica del remoto passato (pre-agricolo) e non si senta minacciato dalle donne (La caduta del fallo). Questa palingenesi maschile sarà uno dei motori del Rinascimento Planetario, perché l’aggressività maschile è il problema centrale di questo pianeta ma l’emasculazione chimica o psicologica (la soppressione dello yang) potrebbe renderci tutti quanti docili, impotenti, servili.

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