Il ruolo del community manager nel futuro di WazArs

Berthe Morisot, La Lecture

Berthe Morisot, La Lecture

Siccome la storia non finisce, quando crolla il Sacro Romano Impero che cosa nascono? I liberi comuni. Quando crolla l’impero di Alessandro Magno c’è l’ellenismo, un fiorire di energie dal basso. Allora, mi chiedo se in maniera diversa e con contenuti diversi il tema dei federalismi non rappresenti una prospettiva. Non il federalismo calato dall’alto che serve a moltiplicare i posti pubblici, naturalmente.

Gustavo Zagrebelsky, “La maschera democratica dell’oligarchia”, 2014, p. 67

In politica bisogna essere flessibili. Non sono una di quelle persone che direbbero: sciopero della fame fino alla morte. Non credo serva a risolvere le cose. […] Nella nostra famiglia non siamo melodrammatici. Pensiamo solo agli aspetti pratici delle cose. Io non incoraggio il melodramma. Non mi piace…lo trovo molto stupido. Bisogna affrontare la vita con razionalità.

Aung San Suu Kyi, La mia Birmania

Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta.

Richard Buckminster Fuller (1895-1983).

 

Sono un community manager in formazione (non si finisce mai di imparare), per conto di WazArs, ma non solo.

È una professione piuttosto redditizia, laddove viene richiesto di trasformare un prodotto in un feticcio consumistico o schiacciare la concorrenza di altre cause filantropiche.

Queste attività non mi interessano più di tanto.

Ho altro in mente.

Molti non ne sono ancora consapevoli, ma siamo nel bel mezzo di una Grande Trasformazione (La Grande Trasformazione del 2015-2016: due scenari, FuturAbles, 24 Aprile 2014; Esercizi di analisi predittiva per il periodo 2015-2020, Futurables, 7 novembre 2014).

Nel giro di pochi anni, il mondo sarà sensibilmente diverso.

Ciò non dovrebbe richiedere un conflitto mondiale o una rivoluzione armata globale.

Un approccio pragmatico ai problemi del nostro tempo ci fa capire che la vera rivoluzione deve aver luogo nelle nostre teste, con le idee e i sentimenti, non con armi e pallottole.

Qualunque sia la natura delle sfide che ci attendono, ci sono alcuni errori che non possiamo permetterci di commettere.

Un community manager dovrebbe essere in grado di identificarli, segnalarli e virare in tempo: paura, senso di colpa, ricerca di capri espiatori, odio, cinismo, rifiuto di usare il discernimento critico (razionalità), apatia, attendismo, erronea messa a fuoco della realtà, bisogno di controllare gli altri, istinto di sopravvivenza imbizzarrito (a spese della compassione e dell’altruismo).

Si combattono con una buona dose di creatività, buona volontà e forza di volontà, generosità, curiosità, autodisciplina, sollecitudine e ottimismo – se uno si accinge a fare una cosa nella convinzione che tanto è tutto inutile e che il fallimento è assicurato difficilmente ci saranno liete sorprese).

Tenendo sempre bene a mente che l’evoluzione è creativa e vuole far fiorire la vita, non tramortirla. Per questo i creativi sono un’avanguardia e possono fare la differenza, anche coi lavori manuali.

A dispetto di quel che si potrebbe credere in una civiltà (come quella occidentale) che dissemina messaggi fortemente cinici e nichilisti, le fasi caotiche non tirano fuori il peggio dalla maggior parte della gente, bensì il meglio; in particolare la capacità di auto-organizzarsi e di prendersi cura del prossimo (Li et al. Experiencing a natural disaster alters children’s altruistic giving, Psychol Sci. 2013 Sep; 24(9):1686-95); Kathleen Tierney, The Social Roots of Risk: Producing Disasters, Promoting Resilience, 2014; Gianluca Ligi, Antropologia dei disastri, 2009).

Chi si organizza e dà una mano farà molto probabilmente parte del futuro, gli altri…mah?

Un community manager non deve solo evitare che una comunità online e offline divenga una “città fantasma” (tanti iscritti e fan, scarsa partecipazione), ha anche il compito di valorizzare le risorse, organizzare e rendere resiliente una comunità, pronta per ogni evenienza.

 

SINERGIE CON ALTRE REALTÀ LOCALI ED INTERNAZIONALI

Berthe Morisot - Jeune fille avec cage

Berthe Morisot – Jeune fille avec cage

Stiamo andando sempre più nella direzione di un villaggio globale di reti sociali e comunità virtuali.

Presupponendo che le connessioni e sinergie con realtà locali e internazionali siano imprescindibili, il miglior investimento possibile è mettere in piedi una comunità capace di inserirsi produttivamente in questa tendenza dominante, sostenendola ed espandendosi per cerchi concentrici (circolazione incrementale di risorse, energia, idee).

Per gestire questo genere di complessità è utile avere sotto mano qualcuno che si occupi di community management glocale: organizzazione di eventi, pubbliche relazioni, pubblicità, comunicazione multilingue, analisi e strategie, diplomazia culturale, ecc.

WazArs unirà le sue forze con altre realtà consimili, cercando di mettere assieme una rete locale, nazionale ed internazionale di open space per creativi e persone interessate ad autopromozione, eventi partecipativi, divulgativi e di cittadinanza attiva (es. Débat Public, Focus Group, World Café, Town Meeting): spazi e momenti di incontro, di informazione, di formazione, di immaginazione condivisa, di creatività manuale, di sperimentazione artistica e socioculturale, di produzione di prospettive e futuri desiderabili.

Berthe-MORISOT-choix-d-oeuvres

Ebbene, non è uno scherzo.

La maggior parte delle comunità online fondate da grandi organizzazioni non raggiunge la massa critica di membri attivi (circa il 30% dovrebbe, almeno occasionalmente, mettere un “mi piace”, commentare e/o condividere) e poi appassisce, dimostrandosi uno spreco di tempo e denaro per chi le ha lanciate.

Per fare comunità e fare impresa sociale non basta chiamarsi “comunità” e definirsi “sociale”. Unire le persone rispettando la loro diversità, renderle partecipi senza sfruttarle commercialmente, farle sentire bene, psicologicamente e fisicamente, e generare dei sostanziosi profitti, per non dover dipendere dalle istituzioni o dalla filantropia, non è un giochetto. Ancor meno lo è in un’epoca cinica come questa, di animi feriti e scetticismi aprioristici.

Tuttavia, paradossalmente, le comunità lanciate dal basso, micro-professionalmente, hanno molte più chance, perché è più facile fidarsi di persone che incontri di frequente, o che comunque vedi che sono partite da zero, con tanta buona volontà e impegno; perché dentro di te pensi: “se li aiuto ad avere successo loro potranno aiutarmi”.

Sofonisba Anguissola - Bernardino Campi mentre ritrae Sofonisba Anguissola

Sofonisba Anguissola – Bernardino Campi mentre ritrae Sofonisba Anguissola

DECALOGO PER COMMUNITY MANAGER

Per realizzare questo obiettivo occorre:

  1. Avere qualcuno che, al mattino, si sveglia con in mente la comunità, i suoi interessi e le sue finalità, che si sia guadagnato il rispetto dei membri e che sappia quello che sta facendo (es. qualcuno con un background in scienze sociali e informazione/comunicazione non guasterebbe);
  2. Mostrare che l’obiettivo stesso è realistico e che il successo può fare la differenza nella vita di tutti i partecipanti all’impresa;
  3. Riempire di contenuti/dibattiti pertinenti e stimolanti la comunità online e offline;
  4. Far sentire utili, speciali, felici e valorizzate le persone che aderiscono a questa rete: far parte di questa comunità dev’essere percepito come vantaggioso e positivo, altrimenti la gente non sarà disposta a investire tempo, energia, talento e denaro (e ad invitare amici e conoscenti);
  5. Abituare la gente a superare certe inibizioni ed esprimere il proprio parere;
  6. Abituare la gente a criticare costruttivamente;
  7. Familiarizzare i vari membri (farli incontrare di persona) in modo che si sentano parte di qualcosa di più grande, che merita di essere sostenuto e coltivato;
  8. Avvalersi del contributo dei membri più attivi, che hanno tempo, voglia, energia, capacità di darsi da fare (senza sfruttarli: il principio-chiave è quello della circolazione e della reciprocità);
  9. Creare occasioni in cui la comunità identifica un obiettivo da raggiungere e ce la fa (organizzazione di un evento o ristrutturazione/allestimento di uno spazio), per sviluppare uno spirito comunitario (esprit de corps, team spirit);
  10. Ultimo, ma non per importanza: saper leggere il presente e ravvisare gli sviluppi/scenari futuri, avere una visione strategica e pragmatica che dia concretezza all’indispensabile idealismo;

Arte con un’anima su Pinterest

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