Martina Coller (TULIP) intervistata per il Merry Crafts’mas @Details – Mini Expo di Natale

10806371_10152862617995859_3911363941279094956_nI workshop del 6-7 dicembre – “Merry Crafts’mas @Details – Mini Expo di Natale”

Vincitori della selezione per il “Merry Crafts’mas @Details – Mini Expo di Natale”

LABORATORIO Sabato 6 Dicembre

ore 14:30 – 15:30 “ChristmART ball” decorazione natalizia

PRENOTAZIONE: martinacoller@yahoo.it

Precedente intervista a Martina Coller (e Manuela Fabris): “Vendiamo fantasia, non brioches surgelate” – intervista a Manuela Fabris e Martina Coller, WazArs, 2 luglio 2014.

Dov’è nata e cresciuta e dove risiede ora?

Sono nata a Roverè della Luna, un piccolo paese nella valle dell’Adige e a 15 anni mi sono trasferita con tutta la famiglia in città, a Trento, dove vivo tutt’ora.

10653496_324277384422569_3548105328009800853_nQual è stata l’influenza di questi “suoi” luoghi sulle sue creazioni?

La mia è una famiglia di creativi, di ingegnosi (leggendo le interviste degli altri artigiani noto che è una prerogativa di tutti. Che sia un caso? Non credo…) e quindi già l’aria che respiravo in casa mi ha educata in un certo modo. Nascere in un piccolo paese, con poche occasioni di svago, credo abbia fatto il resto. Non mi dimenticherò mai i pomeriggi passati con mia sorella a inventare cose. Ore e ore a preparare giochi con i materiali più disparati e con i quali poi magari non si giocava nemmeno. Era l’atto creativo a entusiasmarmi, era quello il mio gioco.

Oltre al mio paesello, un altro luogo che non posso dimenticare se penso all’influenza creativa che ha avuto su di me, è l’Indonesia, dove ho vissuto per quattro anni. Credo che la strada su cui mi trovo ora, io l’abbia imboccata li. Li ho cominciato a curiosare nei mercati delle pietre, a comperare stoffe nei negozi indiani e vetri colorati per le strade di Bali. È’ stato un vero bombardamento di stimoli.

10436309_324277574422550_4060371599896405110_nQuand’è nata l’idea di dedicarsi alla manualità creativa? Come sono stati gli inizi? Quali le motivazioni? 

Come dicevo, il mio percorso “da grande” e’ iniziato in una stanza completamente finestrata che dava sul giardino di quella casa a Jakarta. Avevo molto tempo libero e un sacco di materiale bellissimo a disposizione. Non potevo chiedere di più, sapevo di avere tra le mani un’occasione e ho cominciato a realizzare le prime cose. La prima volta che sono tornata a Trento per le vacanze di Natale, ho fatto un mercatino e sul banco ho messo tutto quello che avevo realizzato nei mesi precedenti: piccole borse di shantung di seta, collane di vetri colorati e lunghi ciondoli di argento thailandese. Fu una grande soddisfazione, avevo un mio progetto!

Cos’è cambiato rispetto all’esordio? Ci sono state delle lezioni apprese, degli errori da non commettere più? 

L’errore più grande è non crederci. Nonostante fossi sempre molto motivata, all’inizio per gli amici ero “la piccola fiammiferaia“! Pare mi nascondessi sotto al banco per paura che la gente potesse farmi un complimento. Poi un giorno mi sono detta: “schiena dritta, se non ci credi tu per prima, chi pensi di convincere?”

Come ha imparato a fare quel che fa?

10407362_1521107138137204_8745722485428433543_nLa mamma (Loredana Fioroli) cuce, sferruzza e dipinge la terracotta e all’occorrenza si inventa mille altre cose, il papà è un artigiano del legno con un’ottima mano nel disegno, mia sorella come me s’inventa di tutto (diciamolo, è Lumacamilla!) e quindi lo scambio è sempre stato attivo. Poi c’è stato l’Istituto d’arte, fondamentale per apprendere le tecniche e le regole base dell’uso dei materiali e che soprattutto mi ha spronata a stravolgerle, che mi ha fatto amare la grafica e che mi ha insegnato a usare e leggere il colore, cosa che adesso per me è importantissima.

C’è una filosofia retrostante? È soprattutto la passione a guidarla?

10171855_1520307694883815_6216540211145609027_nLa mia filosofia è non avere regole, che suona molto rock, ma in realtà è solo voglia di non darmi troppi limiti. Vorrei continuare a sperimentare, più materiali conosco e più possibilità mi do. Se devo trovare un filo che lega tutta la mia evoluzione, posso dire che nel mio atto creativo c’è sempre stato molto istinto e non è un caso: amo la semplicità,  la pulizia e ho una vera fissazione per la “freschezza”, non disegno mai prima quello che dipingerò e non ripasso mai per la seconda volta una linea imperfetta.  Non ho più paura di sbagliare e so che in quel modo otterrò il risultato che voglio. Per quanto riguarda una visione più d’insieme delle cose so che probabilmente nel mio futuro continueranno ad esserci tessuti, colori, grafica e pennelli ma non è detto che per sempre farò collane, sciarpe e cuscini. L’idea di cambiare supporto mi incuriosisce e ho fatto delle prove anche sulla ceramica, il risultato non è ancora perfetto ma ci ritornerò. Comunque, in questo momento, ricoprirei con le mie stoffe qualsiasi cosa mi capiti tra le mani: poltrone, lampade, porte… E se questo può già sembrarvi un progetto, allora  faccio bene a seguire l’istinto.

Da dove nasce il nome Tulip?

10402763_324277381089236_4196727951458232102_nDisegno il tulipano, quel tulipano, da quando ho 15, non so bene da dove sia venuto, non me lo ricordo più, ma da subito l’ho trovato bello e soprattutto molto piacevole da disegnare. Quella lunga linea tonda che ricorda un sorriso e in contrasto la parte superiore, spezzata e più dura. All’inizio era solo un fiore inserito in un paesaggio, poi sono entrate in gioco delle case coloratissime. Quando un giorno, sul davanzale della finestra di una di quelle case, ho disegnato un vaso con un lunghissimo tulipano viola che superava l’altezza del tetto e arrivava fino al cielo, mi sono vista, ero io! Era la mia immaginazione che volava sopra tutto, che cercava libertà. Da allora ha cambiato mille volte colori e proporzioni ma continua a darmi le stesse sensazioni, continua ad essere in sintonia con me. Ecco perché TULIP… Si è scelto da solo! TULIP è un altro modo di dire ME.

Di cosa non potrebbe fare a meno nella sua attività?

Di essere libera, appunto. Le poche volte in cui ho fatto qualcosa per compiacere gli altri, non ho avuto in cambio nessuna gioia. Sarà per questo che davvero raramente confeziono cose su ordinazione. Mi rendo conto di essere forse un po’ rigida su questo, ma se non piace a me, non si fa… Alle mie cose voglio voler bene!

Ci sono delle cose che fa per rendere il suo ambiente di lavoro più piacevole, accogliente, stimolante?

Per creare ho bisogno di avere uno spazio organizzato, accogliente e poche altre cose: bei colori, buona musica e ogni tanto uno dei miei amici creativi che viene a scambiare due chiacchiere e qualche idea nuova. 

image1Da dove trae ispirazione, in genere?

Le idee arrivano all’improvviso, nei momenti più impensabili ed è sempre molto esaltante, mi regalano un’euforia che poche altre cose mi danno. Per me sforzarsi di “farsi venire un’idea” è quasi sempre inutile. Però la fantasia l’aiuto. Sono curiosa e ho continuamente bisogno di stimoli, cerco di tenere gli occhi aperti e adoro viaggiare. Il viaggio è il miglior modo per ripulirsi e rinnovarsi, torno sempre con nuove idee …e di solito anche con molti tessuti! I colori di certi costumi tradizionale mi colpiscono sempre molto e se gli ultimi orecchini che ho dipinto sono a pois arancio e fuxia lo devo al Perú.

Quand’è che si sente più ispirata, più creativa, di solito?

La sera, se poi è “la sera prima” allora divento un vulcano e la sera diventa notte!!!

image2È riuscita a trovare un metodo di lavoro, un modo per organizzare al meglio tempi e spazi?

Finalmente da poco ho un laboratorio tutto nuovo, con una bella luce e soprattutto fuori casa (così l’abbiamo smessa di cenare sul divano perché il tavolo è inagibile!). Lo condivido con altre due irriducibili creative: ManuFabrika e Lumacamilla. Ho uno spazio tutto mio, ma apprezzo molto lo scambio che in certi momenti si crea e anche la produttività ne ha guadagnato. Dire che ho trovato un metodo mi pare troppo, ma sicuramente questo nuovo laboratorio mi fa funzionare meglio!

Come reagisce ai blocchi creativi, le pause involontarie nell’ispirazione?

Come ho detto prima l’idea arriva quando vuole, sforzarmi di averne una di solito mi innervosisce. Meglio andare al cinema e rimandare al momento giusto.

Viviamo in un mondo di produzione e consumo massificati e istantanei. C’è ancora un futuro per la manualità?

Se mi avete fatto tutte queste domande direi di si, se c’è interesse ci sarà spazio!

Mini Expo della Creatività su Pinterest

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