Michela Bruni (Michela Bruni Ecodesign) intervistata per il Merry Crafts’mas @Details – Mini Expo di Natale

foto 4I workshop del 6-7 dicembre – “Merry Crafts’mas @Details – Mini Expo di Natale”

Vincitori della selezione per il “Merry Crafts’mas @Details – Mini Expo di Natale”

LABORATORIO Sabato 6 Dicembre

ore 15:30 – 16:30 Decorazione natalizia per i bambini

PRENOTAZIONE: info@michelabruni.it

Una precedente intervista a Michela Bruni: La moda slow di Michela Bruni ecodesign, WazArs, 11 luglio 2014.

A Trento il The Social Stone ospita un temporary shop di Michela Bruni, con la sua nuova collezione, a partire dal 2 dicembre.

1779241_430529237077556_848675719_nDov’è nata, cresciuta e dove risiede ora?

Sono cresciuta tra monti e boschi in una cittadina trentina piuttosto tranquilla [Ala] e, dopo molti anni trascorsi in giro per gli studi artistici e per lavoro, ho scelto di tornare a vivere qui.

Qual è stata l’influenza di questi “suoi” luoghi sulle sue creazioni ?

Sono molto legata alla natura; è sempre stata fonte di meraviglia e di stupore, ma anche di nutrimento, energia, ispirazione di forme, curve, colori…. Sono affascinata dai cambiamenti e da tutto ciò che è in movimento e la natura è un continuo divenire.

Quand’è nata l’idea di dedicarsi alla manualità creativa? Come sono stati gli inizi? Quali le motivazioni?

Ho trascorso l’infanzia tra colori, legni, argilla, pitture, macchine fotografiche, decorazioni di zucchero e creme al cioccolato. Ho due genitori creativi: un papà appassionato di tecniche pittoriche con un’innata maestria nello scolpire il legno che ha sempre sperimentato molto in fatto di tecniche e materiali; una mamma energica che ha sempre sperimentato molto in cucina. Dopo la scuola passavo ore in camera oscura a sviluppare le foto in bianco e nero o a realizzare formine di zucchero per un nuovo dolce: per me era una vera magia! Passavamo dalle foto, alle decorazioni murali, dalla cartapesta alla complicata lavorazione del batik. Sono stati anni di sperimentazioni continue e più prove facevamo più la mia curiosità aumentava. Ogni lavoro diventava fonte di ispirazione per quello successivo e così via… Poi sono arrivati gli anni degli studi artistici tra la Scuola d’Arte e l’ Accademia di Belle Arti di Firenze e molti corsi di perfezionamento.

foto3Cos’è cambiato rispetto all’esordio? Ci sono state lezioni apprese, degli errori da non commettere più?

Chi si occupa di creatività è sempre in evoluzione; è un lavoro estremamente intimistico, legato a ciò che sei, a ciò che senti. Il mio lavoro cambia ogni giorno, si affina, si libera di ciò che non serve più e percorre strade sempre nuove.

Posso ringraziare la vita di avermi fatto incontrare persone davvero speciali; speciali nella semplicità, speciali nell’umiltà… da loro ho imparato le lezioni più importanti. Per gli errori: ne faccio in continuazione, ma ho imparato a non fare più quelli che mi hanno fatto molto male dentro.

Di cosa non potrebbe fare a meno nella sua attività?

Della natura, del respiro profondo, della leggerezza, della liberta’, del tempo dedicato a ciò che amo, della luce, dei riflessi del sole, della poesia della luce della luna.

Qual è il suo stile? Ci sono dei modelli a cui si ispira?

La ricerca che sto seguendo ora è focalizzata sui contrasti, sugli opposti. Se, da una parte, sono affascinata dall’ Action painting e Jackson Pollock in cui riconosco istinto, passione, movimento, irruenza, il valore della casualità; dall’altra seguo le linee pulite, la semplicità, la calma, la raffinatezza, la femminilità sussurrata di Audrey Hepburn. Se dovessi tradurlo in un outfit direi uno smoking e gli stivali in gomma infangati.

Nella mia ultima collezione Black and White ho sottolineato proprio questo aspetto: i pezzi si confrontano sulle differenze di dimensioni e colore. La diversità che arricchisce, la diversità che offre un’opportunità di crescita, le diversità che insieme creano bellezza e convivono tra loro.

10645282_322583077925333_8196087433625770394_nCi sono delle cose che fa per rendere il suo ambiente di lavoro più piacevole?

Certo! Ho trascorso molti anni ad occuparmi di interior design e, a volte, quando mi viene proposto un progetto interessante, me ne occupo ancora. E’ per me una priorità lavorare in un ambiente ricco di luce naturale e morbido, rilassante, accogliente.

Da dove trae ispirazione, in genere?

Una parola, un colore, una forma, un concetto, un bisogno, un’immagine, un viaggio, una cosa vissuta. I pensieri iniziano a muoversi, si mescolano e quando meno te lo aspetti, tra le tue mani nasce una forma.

Come reagisce ai blocchi creativi?

Il mio è un lavoro che continua ad autoalimentarsi: la parte creativa è continuamente sollecitata e molto spesso si presenta il problema contrario al blocco creativo: troppa energia, troppe idee da sviluppare, troppi progetti da far partire.

Quando succede, prendo le distanze… mi allontano da tutto e guardo le cose da una distanza diversa. Prendo tempo e mi libero della troppa pressione.

foto2Viviamo in un mondo di produzione e consumo massificati e istantanei. C’è ancora un futuro per la manualità?

Sono dell’idea che ci sarà sempre più spazio per la manualità che assumerà un valore molto diverso dal passato. Sempre di più i prodotti saranno il frutto del lavoro di professionisti con competenze estremamente diverse. E’ tempo di innovazione, delle start-up, delle autoproduzioni, del coworking, delle serie limitate, del green, del recycling, dei fablab, del 3D printing. Abbiamo a disposizione materiali e strumenti incredibili per realizzare prodotti artigianali ben fatti in cui è possibile mettere il proprio sentire; prodotti che il cliente finale può personalizzare o può addirittura partecipare alla fase di progettazione.

Well done, il “ben fatto” è un orgoglio del nostro paese e credo che questo tempo di crisi porterà ad una valorizzazione del “saper fare” di creativi e artigiani.

Mini Expo della Creatività su Pinterest

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