Intervista a Roberto Maestri

Roberto MaestriRoberto Maestri è un importante animatore della scena artistica trentina, un fautore della solenne persuasione del grande regista sovietico Tarkovskij che “l’arte si rivolge a tutti nella speranza di essere, prima di tutto, sentita, di suscitare uno sconvolgimento emotivo”.

Nato a Sestri Ponente, quartiere della Genova operaia, vi risiede per tre anni, prima di trasferirsi a Milano, dove risiederà fino al 2001, in una casa che resta impregnata di genovesità. Vive in Trentino da 13 anni.

Ci conosciamo bene; mi rifiuto di usare il “lei” in quest’intervista.

Web Caffè Bookique

Web Caffè Bookique

Cosa ti ha lasciato Milano?

A Milano ho trovato visioni, possibilità, opportunità, contaminazioni. Milano si muove, la gente cambia, si capisce che il mondo non è statico. Questo è quello che mi ha insegnato: gente che viene, gente che va; il cambiamento non è un trauma, ma ricchezza e occasione di crescita.

E così sei andato via anche tu.

Ho sempre messo in conto la prospettiva di spostarmi. Inizialmente avevo considerato Monaco di Baviera, perché era una grande città ordinata e bella, ma alla fine a Trento ho trovato un po’ di quel che contavo di incontrare a Monaco e senza dover imparare il tedesco. Inoltre ho due sorelle, una a Pavia e una in Svizzera. Ho trascorso molte estati nelle vallate svizzere e quelle montagne mi hanno preparato alla vita trentina.

Nostalgia della Liguria?

Alessia Kahlo Carli, Barbara Cappello e Gigi Zoppello

Alessia Kahlo Carli, Barbara Cappello e Gigi Zoppello

A Milano ho vissuto per alcuni anni nel centro storico e poi a sud ovest, in direzione di Genova. Tornavo spesso in Liguria. Comunque Milano era già stata “demilanesizzata”, per via dell’immigrazione dalle altre regioni d’Italia. Sono sempre stato come gli italo-americani di New York: milanese fuori, genovese dentro. Ho conservato un carattere specifico.

Cassia Raad

Cassia Raad

Globalizzato ante-litteram.

La globalizzazione ha una lunga storia. Se uno ammira i quadri del Canaletto non potrà fare a meno di notare le commistioni di popoli e culture della Serenissima.

L’umanità è meticcia.

La lingua e la cucina danno la misura delle commistioni/mescolanze. Per studiare le contaminazioni basterebbe seguire il percorso di diffusione di certi ortaggi. In milanese il pomodoro si chiama tumàtis (dallo spagnolo tomate), l’arancia si chiama portugàl, come in persiano (porteghâl). In inglese si usano termini francesi, la lingua della classe dominante, per indicare tutto ciò che è legato alla bellezza.

Con Fida Trento, Nadia Cultrera e Roberto Piazza

Con Fida Trento, Nadia Cultrera e Roberto Piazza

A qualcuno la diversità non piace particolarmente.

C’è chi non è attrezzato per affrontare questi cambiamenti e rimescolii. Ciò che è ignoto è percepito come potenzialmente pericoloso.

Potenzialmente pericoloso anziché potenzialmente utile.

Prima mi difendo, poi vedo se mi torni utile.

Doris Cologna

Doris Cologna

Non si può fermare il mondo e scendere.

La polenta leghista è immigrata, è extracomunitaria, viene dalla Mesoamerica. Certi simboli sono costruzioni culturali artificiali e artificiose. Non c’è parola o ingrediente che sia rimasto puro, autentico. Tutto ciò che è culinariamente associato all’Italia è stato introdotto da fuori.

Tra l’altro tu non sei cattolico.

Ho un background metodista.

Francesca Libardoni

Francesca Libardoni

Non è certo un caso. I metodisti sono stati la principale forza propulsiva del movimento per l’abolizione della schiavitù e l’uguaglianza degli esseri umani. Fin dall’inizio erano ostinatamente determinati ad andare oltre il colore della pelle, le usanze e le stesse fedi.

A scuola frequentavo una classe con due compagni ebrei e ho capito molto presto che il mondo non era monocromatico. Poi a 14 anni non mi sono confermato, ho declinato l’invito all’adesione totale alla comunità. È stata una scelta personale e consapevole, che deve aver traumatizzato mia madre.

Poi sei arrivato in Trentino.

A Calceranica, 3 giorni dopo il fatidico 11 settembre 2001. Lavoravo come tecnico, però sentivo che mi mancava qualcosa; c’era un disagio. Mi sono rivolto al sociale, che in Trentino, diversamente da tante altre realtà italiane, è fortissimo e può essere laico.

Ora lavori all’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona Margherita Grazioli di Povo.

“Margherita Grazioli”

“Margherita Grazioli”

Dal 2009, come animatore socio-educativo, occupandomi di tutta la sfera riguardante la socialità, la stimolazione cognitiva e aspetti specici nella relazione d’aiuto, oltre ad essere referente di una rete di volontari che si occupa di relazione, cultura e sviluppo della manualità tra gli anziani e persone con disabilità fisiche. Mi ci trovo molto bene. Nel 2013 abbiamo anche vinto il premio best performer per la socialità in Trentino, il che ci consente di ospitare osservatori interessati ad imparare dalle nostre migliori pratiche.

In soldoni?

Layla Betti e Roberto Maestri

Layla Betti e Roberto Maestri

Insistiamo sulla relazione, sulla narrazione e su tutti gli aspetti non socio-sanitari, come la riattivazione della memoria e delle abilità cognitive sia a livello individuale che rivolto a piccoli e grandi gruppi di persone non autosufficienti (cf. Filosofia con i capelli bianchi, FuturAbles, 22 luglio 2014). Organizziamo eventi, spettacoli, concerti. Il BarBabianca, attivato dalla Cooperativa Samuele, è diventato uno dei bar di Povo. Per fare un esempio delle nostre attività, usiamo il midollino per creare degli intrecci per cesti da decorare con scampoli di stoffa, perline, fiori secchi, che saranno poi venduti al mercatino, nelle sue due edizioni, quella di Natale e quella estiva. Il ricavato delle vendite viene devoluto in beneficenza.

Grazie al BarBabianca hai conosciuto Marco Rosi, che gestisce la Bookique.

Matteo Fiorentini e Veronica Fabozzi Associazione Culturale Bubamara

Matteo Fiorentini e Veronica Fabozzi Associazione Culturale Bubamara

Sì e ora proprio alla Bookique gestisco le attività culturali: l’aperitivo creativo (“So you think you can create?”) e il Web Caffè degli artisti, con cadenza mensile, che si avvale della collaborazione della FIDA di Trento e dello Studio Andromeda.

Stefania Simeoni ci ha fornito una rete di contatti con tanti artisti che ha permesso di realizzare la contaminazione e il dialogo tra linguaggi che cercavo, per portare novità e freschezza nel panorama culturale trentino e non solo. Presentiamo anche autori, come Nadia Ioriatti, Carlo Martinelli, Nicola Sordo, Romano Oss, Andrea Tomasi e Jacopo Valenti. I prossimi ospiti, a gennaio, saranno Cristiano Brunelli, artista e Alberto Genovese, scrittore, entrambi giovani emergenti nel panorama culturale trentino mentre a febbraio ospiteremo la presentazione del nuovo libro di Massimo Pisetta con due nuove inchieste dell’ormai celebre commissario Frizzera. In aprile organizzeremo un laboratorio di teatro di narrazione tenuto da Roberto Anglisani.

Anche il pubblico può essere protagonista.

Paul Sark

Paul Sark

Certo. Dai primi di ottobre abbiamo aggiunto i giovedì letterari, che danno a ciascuno la possibilità di avere il proprio momento di “gloria”, leggendo in pubblico un passo del “libro della propria vita”. Ci sono anche scrittori che leggono le loro cose e cercheremo di trasformare la Bookique in un hub dell’editing per tutta la penisola, con scrittori che sottopongono la versione non definitiva dei loro sforzi letterari al vaglio del pubblico della Bookique e ricevono un feedback che li può aiutare a migliorare l’opera.

Essendo counselor filosofico ed occupandomi da tempo di memorie narrate, mi piace definirmi infatti «un raccoglitore di storie», intendo anche organizzare dei laboratori di scrittura autobiografica sull’esempio Mnemoteca del Basso Sarca e della Libera Università di Anghiari. A questo proposito ho creato un blog, Scritture Nomadi.

Quelli dell'Andromeda e Romano Oss

Quelli dell’Andromeda e Romano Oss

Un pensiero conclusivo per i lettori di WazArs?

Trovo che esistano molte affinità con il mio pensiero nella filosofia di WazArs. L’idea che non esistano confini ben definiti fra artigianato e arte ad esempio, le contaminazioni tra linguaggi diversi, la possibilità di interagire con chi si occupa di creatività nel senso più ampio del termine. Tutto questo mi fa pensare che stiamo percorrendo lo stesso cammino.

Nicola Sordo

Nicola Sordo

Sarah Mutinelli

Sarah Mutinelli

Stefano Benedetti e Alberto Sometti

Stefano Benedetti e Alberto Sometti

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