L’uomo di un altro mondo – feuilleton sci-fi per il ventunesimo secolo – Episodio I

Vedo. Vedo persone, vedo alberi, vedo montagne. Le riconosco: la Marzola, la Vigolana, che sembra un po’ sbrecciata là in alto.

Sto in piedi, fermo.

Chi sono? O meglio, dentro chi sono? Sto interagendo con altre persone, ma non sono realmente io a farlo. Qualcuno sta parlando al posto mio e non ho alcun controllo sul corpo che mi ospita. Sono prigioniero e non capisco cosa stia accadendo.

Chi mi contiene sta conversando con un gruppo di conoscenti, forse amici, forse colleghi di lavoro. Non posso chiedere nulla e non posso andarmene. Sono un guardone coatto. È un sogno? Sono in un limbo? È l’inferno? Perché?

Passa il tempo e mi rassegno.

Che mi resta da fare se non fare buon viso a cattivo gioco e ascoltare – o sarebbe meglio dire origliare?

“Mi stai dicendo che siamo condannati?” – È il corpo che mi ospita a parlare.

“Stando a quel che dicono gli scienziati c’è la possibilità, e alcuni lo danno per certo, che l’impatto causi il decadimento del brizio nell’aria” – risponde un altro.

Mmmhh. Ho capito bene? Il brizio? Oppure ha detto “trizio”? E comunque chi l’ha messo nell’aria? Non è nocivo? E chi se ne importa se decade? Non è meglio per tutti? Forse ho capito male.

“E quanto manca all’impatto?” – chiede il mio involucro/prigione, che mi sembra di genere maschile.

Potrei chiamarlo Victor. Ho vaghi ricordi, forse memorie di un sogno, di un’altra vita, in cui pilotavo un aereo da guerra e usavo la frase in codice: “Victor! Victor!”

È un nome che mi si è fissato in testa, come lo sono io nella testa di Victor.

“La maggior parte degli scienziati è concorde nel dire che manca davvero poco. Qualche giorno, al massimo” – aggiunge l’altro.

Fantastico! Sono appena arrivato e già sta per finire tutto.

Buon per me, che già mi sento soffocare. Se non divento claustrofobico stavolta…

La cosa straordinaria in tutto questo, comunque, è che chiunque si aspetterebbe delle reazioni incontrollate da persone che sono appena state informate del fatto che potrebbero avere i giorni contati. Eppure, bizzarramente, Victor non sembra manifestare particolari emozioni. Anche gli altri sono impassibili, freddi, come se tutto fosse stato previsto da tempo e si fossero messi il cuore in pace.

Riprendono a camminare con calma, l’uno a fianco all’altro.

Stanno percorrendo quello che a Trento, la Trento di inizio ventunesimo secolo, quella che conoscevo io, è il viottolo che percorre l’argine che separa l’Adige dall’Adigetto.

Si dirigono a sud. Dove c’era il prato ora ci sono siepi, arbusti e felci. Sono rimasti i grandi platani, ma nessuna panchina. Quando Victor volge lo sguardo a sinistra, osservo che l’Adigetto non è coperto, ma se non altro è pulito. E le Albere? Come sono messe? Purtroppo non posso vedere tutto quel che mi circonda, perché Victor non è interessato a offrirmi una panoramica della città e dei dintorni. Neanche sa che esisto (o almeno si comporta come se non fosse consapevole della mia “presenza”).

Stando a quel che riesco a scorgere, Trento sembra molto verde e umida, come in Scozia, ma con un clima più mite. Il cielo non è terso, ma caliginoso. Non saprei dire dov’è il Sole.

Torno a stupirmi della loro calma. Queste persone accettano con un fatalismo disumano la loro possibile sorte, come se niente fosse.

Io sarei terrorizzato, mi rinchiuderei in casa, o andrei in montagna, a  nuotare in un lago, ad amoreggiare.

Non so.

A dire il vero non ho mai pensato a cosa avrei fatto il giorno in cui mi avessero annunciato che la fine del mondo era imminente, ma credo di poter trovare qualcosa di meglio da fare che passeggiare lungo l’Adige.

Quel che so per certo è che non mi comporterei con nonchalance.

Stanno parlando di lavoro.

Ma come fanno? Ma chi è ‘sta gente? Da dove sbuca?

È tutto completamente insensato.

Non sembrano umani come quelli che conoscevo, sembrano anestetizzati, emotivamente isteriliti.

(N.B. ‘Sto/’sta/’sti sono varianti aferetiche di questo/questa/questi)

AIUTO!

AIUTO!

Advertisements

Leave a Reply - Cosa ne pensa?

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s