Moda controcorrente – intervista a Eleonora Tassani di Tyche

10847865_770395732997604_8404746711211046887_n10801486_1585677808321590_1878790258817682017_nTyche è il nome di una collezione di t-shirt stampate per donna e bambino/a e di borse di stoffa e paglia ricamate o personalizzate a mano.
Tyche nasce dalla collaborazione tra Eleonora Tassani e Sarah Casadio, compagne di classe e amiche dai tempi del liceo artistico; dalla voglia di poter indossare gli acquerelli divertenti, leggeri e “sognanti” di Sarah, che dopo il liceo ha seguito un percorso professionale nel restauro di quadri, affreschi e mobili. Attualmente è sia restauratrice che decoratrice.

Eleonora, che vanta un percorso professionale nel mondo della moda che l’ha portata anche a essere responsabile dell’uffico stile e coordinatrice della linea P.F. (Paola Frani), trasforma gli acquerelli in stampe digitali ed ecco che l’idea diventa realtà.

Abbiamo intervistato Eleonora Tassani, stilista-imprenditrice romagnola in ascesa.

1521231_629253780445134_263910455_nDov’è nata e cresciuta e dove risiede?

Sono nata a Lendinara, in provincia di Rovigo. Quando avevo appena 4 anni, con la mia famiglia ci trasferimmo a Forlì, città in cui sono cresciuta, ma in cui ho frequentato solo le scuole dell’obbligo. Gli studi di scuola superiore e universitari li ho svolti a Ravenna e  Firenze, spostamenti che mi hanno permesso di conoscere altri luoghi, vivere esperienze più ampie.

Ad oggi, dopo aver vissuto per un breve periodo anche a Bologna, sono ritornata a vivere nei luoghi dell’infanzia, a Forlì.

1555362_634563433247502_120130450_nQual è stata l’influenza di questi “suoi” luoghi sulle sue creazioni e creatività?

Nascere a Lendinara è stato solo un “caso” , è stato uno dei luoghi di lavoro di mio padre, nativo di Forlì. Per questo non ha lasciato un segno sostanziale sui miei ricordi.

Forlì per me rappresenta gli affetti più cari, ma preferisco considerare tutta la Romagna come la terra da cui provengo e di cui amo i colori, i verdi pieni e carichi di sole.

10329956_890537424294740_1797494128933336915_oSono ancora le sfumature di verde che mi porto nel cuore della terra di mia madre, il Trentino Alto Adige. Uso tutta l’estensione del nome della regione, perché mia madre, nativa di Mezzolombardo, ha abitato anche in Alto Adige e proprio là sulla Plose, ho trascorso le mie vacanze estive dell’infanzia. Là mi sono collegata veramente alla Terra respirando a pieni polmoni l’azzurro del cielo che sembra più vicino.

In definitiva credo che aver vissuto i colori così intensamente all’aria aperta, abbia contribuito alla mia sensibilità per le sfumature .. e in senso più ampio, per i dettagli.

La natura ti permette di mantenere un cuore fanciullo e aperto. Quest’apertura di cuore è il regalo più bello dei miei lughi che mi porto dentro e che metto in quello che faccio.

Quand’è nata l’idea di diventare una stilista? Come sono stati gli inizi? Quali le motivazioni?

10495332_912873048727844_6086954140599477406_oFin da piccola ho mostrato un’attitudine al disegno e fin da piccola disegnavo volti e vestiti, diventare stilista non è stata un’idea, è stato un mettere in atto un talento.

Durante l’ultimo anno del liceo artistico mi sono informata sulle scuole per diventare stilista e la scelta di Firenze, di frequentare il corso universtitario in operatore di costume e moda presso il Polimoda, è stata ancora una volta dettata dal cuore.

Conoscevo già Firenze, mio zio, uno dei fratelli di mia madre, abitava lì con la sua famiglia: le gite a Firenze, le passeggiate nei suoi dintorni e l’Arno, facevano già parte del mio bagaglio di ricordi d’infanzia.

È la sensazione di pienezza e serenità che provavo guardando la sera le luci dell’Arno che mi porto dentro come ricordo più caro di quei tre anni passati in una delle città d’arte più belle d’Italia. È l’eleganza della villa del ‘500 in cui svolgevo le lezioni pratiche e i laboratori, che mi incantava. È la storia che si sentiva nelle aule universitarie di lettere, che mi piaceva respirare. È lo spirito d’amicizia e uguaglianza che si viveva con i compagni di corso, provenienti da tutta Italia e dal mondo che mi ha insegnato il rispetto come base del lavoro.

1908411_1548901855332519_3784189811700760571_nCos’è cambiato rispetto all’esordio? Ci sono state delle lezioni apprese, degli errori da non commettere più?

Ho cominciato a lavorare nel settore abbigliamento appena discussa la laurea.

Avevo fatto uno stage di 4 mesi prima di concludere il ciclo di studi. In quel lasso di tempo mi ero appena affacciata sulla realtà aziendale, un’esperienza insufficiente per capirne davvero le dinamiche.

Quando sono entrata pienamente nel mondo del lavoro l’incanto si è rotto. I valori di rispetto, amicizia e collaborazione di cui era intrisa la mia anima erano quelli contro cui gli schemi aziendali di vecchia data volevano portarti a lottare. Ancora si pensava che la competitività interna portasse risultati migliori e di conseguenza maggiori introiti.

10410550_1548904835332221_6328097910961535258_nDa subito mi sono ripromessa che in tutta la mia vita lavorativa avrei dimostrato che si può lavorare col cuore e si possono ugualmente raggiungere risultati interessanti.

Posso dire che l’errore più grande è stata l’ingenuità della fiducia incondizionata e la rigidità nell’affrontare l’ambiente. Avevo ancora molto da imparare anche su me stessa.

Poi i tempi sono cambiati e ho incontrato realtà diverse, dirette da imprenditori capaci e onesti nel modo di relazionarsi e imparato ad essere più morbida e seguire l’intuito nelle scelte.

Comunque a livello pratico posso però affermare che iniziare all’interno di realtà di media dimensione ti insegna ad essere veloce ad apprendere e fluida nei ruoli che si viene chiamati a ricoprire.

I primi anni sono stati veramente una palestra fantastica per capire che, per fare la stilista, è importante avere una mente programmatica e che una propensione alla matematica aiuta: la mia prima titolare diceva sempre che bisogna essere “ragioniere” , prima che stiliste.

Come ha imparato a fare quel che fa?

Il corso universitario mi ha dato ottime basi, ma chiaramente è l’esperienza lavorativa che ti forma. I miei insegnati post-scolastici sono stati i colleghi più anziani e i titolari.

10603783_1548901428665895_5035043381762079997_nNonostante il clima competitivo e chiuso degli esordi, lavorare sempre in ambienti giovani ha permesso un registro di insegnamento veloce e dinamico.

Poi sei tu che fai la differenza, la sensibiltà personale e la capacità di assimilare e riformulare quello che impari creando un tuo metodo.

Credo che sia importante vivere in diverse realtà aziendali per impararne i metodi, valutare le similitudini e le diversità e creare un proprio modo di lavorare, che valorizzi i punti di forza personale e aggiusti e rafforzi gli aspetti in cui si è più carenti.

C’è una filosofia retrostante? Oppure è soprattutto la passione a guidarla?

È la passione che mi guida, la voglia di esprimere un’energia creativa che mi attraversa.

10541059_955461081135707_6635922048372477348_nDi cosa non potrebbe fare a meno nella sua attività?

Di appassionarmi in quello che faccio. Di carta e matita, del computer…è diventato uno strumento fondamentale per la ricerca e per creare grafiche.

Qual è il suo stile? Ci sono dei modelli a cui si ispira?

Mi piacciono gli stilisti francesi, Isabel Marant fra tutte. Mi piaceva anche prima che diventasse una tale icona negli ultimi anni.

Avendo lavorato sempre per aziende che hanno già linee con uno stile definito, sei tu che ti adegui, che traduci le ispirazioni in disegni che siano adatti e mantengano l’anima del marchio.

10620723_1548902218665816_1519838545133264377_nChiaramente in tutto quello che crei c’è sempre una parte di te, ma questo processo di traduzione mi sono resa conto che può distoglierti dal capire qual è il tuo stile! Ci sono momenti in cui davvero me lo sono chiesto anch’io!

All’università avevo uno stile pulito, come Armani o Max Mara, mentre oggi è più orientato al boho chic. Infatti, come ho detto prima, mi piacciono gli stilisti francesi.

Ci sono delle cose che fa per rendere il suo ambiente di lavoro più piacevole, accogliente, stimolante?

Ascoltare la radio, disegni e foto alle pareti dello studio. Ho due pannelli di sughero che riempio di foto strappate dai giornali e di miei disegni.

Da dove trae ispirazione, in genere?

I viaggi sono la migliore fonte d’ispirazione, perché ti aprono la mente, stimolano i sensi. Vedere cose nuove, incontrare persone e/o culture diverse, regala una bellissima carica creativa.

La natura coi suoi abbinamenti colore. Siamo così abituati a ciò che ci circonda che a volte ci dimentichiamo di guardare. Invece guardando con occhi sempre “nuovi” si colgono infinite sfumature e possibilità.

In generale si può trarre ispirazione un po’ da tutto, a volte da un film che ti colpisce, un quadro in un museo che ti attrae o semplicemente da una ragazza vestita in modo particolare seduta in un bar.

Per un creativo il mondo è fonte d’ispirazione e l’anima il filtro.

10882375_1593320967557274_72346074144527851_nQuand’è che si sente più ispirata, più creativa, normalmente?

Ho scoperto che nei periodi di luna crescente sono più carica energeticamente e quindi più creativa. Ho letteralmente bisogno di buttare fuori l’energia in eccesso. La creatività a volte arriva come una scarica energetica che va convogliata nella mano.

Durante la luna calante tendo a mettere ordine a ciò che ho disegnato nella fase precedente.

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T-shirt bimbo/a dai 2 ai 7 anni

È riuscita a trovare un metodo di lavoro, un modo per organizzare al meglio tempi e spazi?

Il mio lavoro ti costringe a tempi e metodi. I tempi di uscita delle collezioni sono definiti dal mercato, non si sgarra, per cui il lavoro va svolto in maniera organizzata per anticipare gli eventuali ritardi causati da tessuti che non arrivano o arrivano sbagliati e sono da rifare.

Lo stilista è il primo anello della filiera, più si è organizzati e precisi nel trasmettere il lavoro, più l’azienda riesce ad anticipare l’uscita del campionario, fattore sempre più importante in una logica competitiva.

Come reagisce ai blocchi creativi, le pause involontarie nell’ispirazione?

Ovviamente vado a camminare al parco!

Per fortuna però mi è sempre capitato di rado.

Viviamo in un mondo di produzione e consumo massificati e istantanei. Si può andare oltre la fast fashion?

Credo che la risposta alla fast fashion e alle multinazionali in generale, sia l’hand-made, l’artigianato o l’artigianato artistico. È lì che mi sto muovendo ed è lì che puoi metterci davvero il cuore e mi sono resa conto che la gente lo sente! Bello, no?

Sempre di più le persone cercano qualcosa di diverso, non sanno esattamente cosa, ma cercano… io sono lì. Semplicemente perché è la stessa esigenza che sento io.

0a9237eMi sono resa conto che per mantenere la promessa fatta a me stessa di metterci il cuore, di dare un’anima a questo mondo di “stracci” – slang usato nel settore – l’unica possibilità è fare le cose in prima persona , controllare ogni fase e restare “piccoli”.

Nota dolente per l’hand made e le piccole produzioni è che, essendo abituati ai prezzi stracciati del fast fashion, molti fanno ancora fatica a capire il reale valore economico degli oggetti creati artigianalmente.

Comunque penso che stiamo camminando a piccoli passi verso un risveglio che permetterà di uscire dallo stordimento del capitalismo sfrenato e riscrivere la storia. Io ho voglia e speranza di crederci.

Eleonora Tassani

Eleonora Tassani per Moovy

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