Moda, architettura e design nel ventunesimo e ventiduesimo secolo: scorci di macrotendenze

qmx_travelpostersScrivo quest’articolo per contrastare lo spirito apocalittico che caratterizza molte visioni del nostro futuro e che è dettato da indoli materialistiche ossessionate dalla gratificazione istantanea e dalla paura della morte, o da idealismi radicali motivati dall’odio verso un presente oppressivo e iniquo.

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41f8KviedsL._SX258_BO1,204,203,200_Negli anni Ottanta due studiosi americani, Chet Snow e Helen Wambach, pubblicarono un libro intitolato “Mass dreams of the future”.

Era il frutto di una lunga serie (migliaia) di sessioni di ipnosi progressive, cioè a dire proiezioni delle coscienze umane in possibili futuri, nella convinzione – almeno questa del tutto realistica, alla luce delle più moderne teorie fisiche del tempo – che la linearità del tempo sia solamente illusoria (L’albero che volle farsi artigiano e l’artigiano che sciolse le sue catene, WazArs, 3 ottobre 2014).

È un libro molto suggestivo, indipendentemente dalla (im)plausibilità della sua premessa di partenza e dal limite decisivo che il futuro non è chiuso e che pertanto queste visioni erano superate nell’istante stesso in cui venivano comunicate.

In un certo senso è uno dei testi che mi hanno spinto a imboccare la strada del social forecasting: la fascinazione per i futuri possibili e desiderabili non mi ha più abbandonato anche perché la società descritta – post-New Age, post-tecnofila, post-consumista – mi appariva come un’ammirevole alleanza tra il meglio delle società “tradizionali” che ho studiato per il dottorato in antropologia e il meglio delle società “moderne” che ho studiato per la laurea in Scienze Politiche.

Qualcosa di molto diverso dalle purtroppo realistiche distopie di Firefly e Continuum, dove le multinazionali militar-industrial-finanziarie hanno assunto il controllo dell’intero pianeta.

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Ora che mi interesso di moda e design si è aggiunto un ulteriore stimolo. Non credo di ingannarmi se dico che questi squarci di possibili futuri mi sembrano corrispondere a delle tendenze consolidate nel presente, sia dal punto di vista delle aspirazioni riformiste, sia da quello dei gusti di una minoranza che, nelle circostanze più propizie, potrebbe farsi avanguardia.

Dopo aver ribadito che ogni futuro è possibile finché una costellazione di probabilità non collassa impedendone l’inveramento, passo a illustrare i tratti caratterizzanti di uno dei quattro principali scenari futuri potenziali descritti da queste narrazioni sotto ipnosi, registrate e trascritte.

Questo perché potrebbe servire da esempio, da modello di una tipologia di società altamente vantaggiosa per le persone creative, una società che è quantomeno concepibile e che sarebbe davvero bello arrivare a costruire, vincendo resistenze, paure, cinismi, pessimismi, egoismi, ecc.

 

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Questa possibile civiltà futura è planetaria. Gli ipnotizzati identificano la loro localizzazione geografica come segue: terre che devono ancora emergere (The resilient tribes and the explosive rise of “Atlantis”, FuturAbles, 15 marzo 2015), Montagne Rocciose, Himalaya, Grecia, Ande, Finlandia, isole del Pacifico, Irlanda, New Hampshire, Africa occidentale, North Carolina e Florida.

Le comunità in cui vivono si trovano principalmente in contesti montani, collinari o costieri; non metropolitani o di pianura.

Si gode di un pieno contatto con la natura, giardini e aiuole verdissime vengono irrigate da un sistema di irrigazione sofisticato. L’ambiente urbano (ripeto: non metropolitano, come se la demografia umana fosse molto diversa da quella attuale) come quello rurale (alcuni dimorano in ritiri monastici) è accuratamente pianificato, in modo da offrire agli abitanti l’esperienza di vivere in un giardino. Prati, cespugli e alberi sono curati, non ci sono in giro rifiuti, il cielo è quasi violaceo (?) con nuvolette ovattate, il clima è temperato, come in un’eterna primavera (succederebbe se l’asse terrestre si raddrizzasse), la brezza è fresca, l’aria pulita, i fiori coloratissimi, l’architettura essenziale ed ingegnosa.

Si usano soprattutto vetro, marmo, pietra calcarea e cemento come materiali da costruzione. Ogni costruzione incorpora soluzioni open space e serre, in un armonioso connubio di tecnologia e natura. Gli spazi abitativi sono anch’essi pianificati ma non in senso collettivistico. La vita è comunitaria e i servizi sono in comune, ma al centro resta l’unità familiare, che si circonda di pavimenti di marmo, pareti drappeggiate, sofà, letti che rientrano nel pavimento toccando un pulsante, e conserva uno spazio autonomo in una comunità organizzata.

La formula socio-politica adottata sembra essere quella del socialismo libertario, che è poi sinonimo di anarchismo (Architecture and urban design beyond the Pyramid Age, WazArs, 23 dicembre 2014).

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In questo futuro convivono diverse opzioni architettonico-urbanistiche: edifici alti e di pietra bianca, sferoidali, incluse torri e grattacieli avveniristici, assieme a ville in stile “greco-romano”. In ogni caso l’architettura è sempre pensata per far sentire bene le persone. Si usano quasi esclusivamente colori pastello per le facciate degli edifici, ma anche negli interni; e poi marmo e vetro, ma anche cemento e plastica (dall’aspetto marmoreo). Cupole in marmo lasciano entrare moltissima luce. Ci sono chiesette in legno e baite in pietra e legno, ma le foreste sono considerate una risorsa preziosa, quindi il legno da edilizia proviene unicamente da boschi ad hoc, sostenibili.

A oriente ci sono tetti a pagoda, ad occidente sono tornate in voga le ville romane. Anche le città più futuristiche sono in armonia con la natura.

Lo stile dell’abbigliamento è adatto a un clima primaverile. Sono abiti molto ariosi (loose and flowing), vesti, tuniche e sandali (con cinturini che salgono lungo la caviglia, avvolgendola) e scarpe morbide. Si usano molto colori come l’oro (17%), il bianco (30%), il blu (14%). Esistono ancora le magliette e i pantaloni; perfino i costumi da bagno. È tornata di moda la mussola, non solo per l’intimo.

L’uso delle tuniche a pantalone con fascia in vita non ha portato all’abolizione di vestiti da sera (blu), con cinture e ballerine (color argento). Non esiste un unico stile nel vestire, la globalizzazione non ha prodotto alcuna omologazione. Le donne indiane indossano il sari, quelle musulmane che lo desiderano indossano il velo e tutti i popoli convivono costruttivamente (C’è un nuovo sceriffo in città! Il secolo cinese, da Kant a Canton, FuturAbles, 28 marzo 2015; C’è un nuovo sceriffo in città (parte II) – governo mondiale o governance mondiale? FuturAbles, 2 aprile 2015).

Circa un terzo delle persone non pare sentire la necessità di mangiare. Si mangia comunque poco, un po’ di tutto (inclusa carne e pesce), riempiendosi subito. Esiste un “disco energetico musicale” (?) che alimenta le persone emettendo vibrazioni (?).
Il 42% mangia in famiglia, il 30% in mense assieme ai familiari. Ciascuna comunità è alimentarmente autosufficiente e dispone di un proprio magazzino ma esistono ancora i negozi e i mercati, persino alcuni centri commerciali. Lì ci puoi comprare uno di questi misteriosi dischi energetici, oppure libri, che esistono ancora, anche se non sono più fatti di carta (repap?).

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Il denaro non è stato abolito e ci sono molti modi di pagare: facendo una firma, con i contanti (banconote o monete metalliche, anche d’oro, di forma strana), con degli oggettini piramidali. Molti prodotto sembrano essere gratuiti.

L’insegnamento è specialistico ma anche olistico-spirituale: tecno-scienza e spiritualità sono considerate dimensioni del sapere complementari. Grande enfasi è posta sulle modalità con cui si possono spartire meglio le risorse e cooperare più efficacemente in vista di un progetto comune.

Ci sono scuole piramidali con tetti di rame in cui si affina la telepatia per comunicare con gruppi a grandi distanze. La forma e il materiale del tetto servono a potenziare le facoltà innate. I giovani sono più potenti degli adulti e anziani, anche se ci sono delle eccezioni. Si usano stimoli prenatali e speciali tecniche per un’eugenetica pro-telepatica. Si sfruttano i satelliti per far rimbalzare i messaggi telepatici.

Non si è immortali, ma l’aspettativa di vita è di 100 anni.

In generale la gente appare pacifica e serena, non sa cos’è lo stress lavorativo, non è sempre di corsa. La telepatia è diffusa e quindi non ci sono urla e schiamazzi. Una grande quiete. Non serve parlare a voce alta per capirsi. I bambini trascorrono molto tempo assieme e non sentono la mancanza dei genitori: grazie alle facoltà telepatiche chi non è fisicamente presente è comunque empaticamente in contatto e i sentimenti sono tangibili, non dissimulabili. I figli sono immersi in un’atmosfera di calda rassicurazione e sanno cosa stanno facendo i genitori: “noi ci siamo, divertiti e impara”.

La scrittura esiste ancora e ci sono biblioteche geodetiche o a forma di piramide tronca che custodiscono libri stampati su un materiale plastico e morbido, nonché materiali audiovisivi.

Forme di teletrasporto hanno semplificato al massimo la logistica.

Ci si sposta ancora: camminando senza fretta o impiegando dei piccoli hovercraft. Ci sono anche dei modelli monoposto.

La gente non si ammala quasi mai. Si usano dei cristalli per curare i pazienti (N.B. l’efficacia dell’agopuntura non è scientificamente dimostrata, eppure il sistema sanitario britannico la accetta al pari di altre terapie, coprendone i costi: Why acupuncture is giving sceptics the needle, Guardian, 26 luglio 2013).

L’umanità è considerata “patrimonio dell’umanità” in questa Età dell’Oro. La vita è mite, delicata, pacifica e piacevole: fa tutto parte di un più vasto piano di auto-sviluppo umano e progresso spirituale. Ciascuno possiede una propria personalità individuata ma compartecipa ad un ideale comune che unisce l’umanità, oltre le distinzioni religiose, etniche e storiche.

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One thought on “Moda, architettura e design nel ventunesimo e ventiduesimo secolo: scorci di macrotendenze

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    Questa possibile civiltà futura è planetaria. Gli ipnotizzati identificano la loro localizzazione geografica come segue: terre che devono ancora emergere (The resilient tribes and the explosive rise of “Atlantis”, FuturAbles, 15 marzo 2015), Montagne Rocciose, Himalaya, Grecia, Ande, Finlandia, isole del Pacifico, Irlanda, New Hampshire, Africa occidentale, North Carolina e Florida.

    Le comunità in cui vivono si trovano principalmente in contesti montani, collinari o costieri; non metropolitani o di pianura.

    Si gode di un pieno contatto con la natura, giardini e aiuole verdissime vengono irrigate da un sistema di irrigazione sofisticato. L’ambiente urbano (ripeto: non metropolitano, come se la demografia umana fosse molto diversa da quella attuale) come quello rurale (alcuni dimorano in ritiri monastici) è accuratamente pianificato, in modo da offrire agli abitanti l’esperienza di vivere in un giardino. Prati, cespugli e alberi sono curati, non ci sono in giro rifiuti, il cielo è quasi violaceo (?) con nuvolette ovattate, il clima è temperato, come in un’eterna primavera (succederebbe se l’asse terrestre si raddrizzasse), la brezza è fresca, l’aria pulita, i fiori coloratissimi, l’architettura essenziale ed ingegnosa…

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