Gemma Fiori, la fata argentiera

12166418_10153682000810859_739015573_nGemma Fiori, dov’è nata?

Sono nata a Carbonia, nel sud della Sardegna.

Lei è la prima donna con un passato calcistico che incontriamo.

Sono stata tra le prime donne a diventare arbitro di calcio in Italia ancor più una rarità in Sardegna.

Sicuramente non facile.

È stata una bella sfida. Il fatto è che mi è sempre piaciuto praticare sport e al tempo facevo atletica. Un giorno io e una mia amica abbiamo visto un manifesto a scuola in cui si annunciava l’apertura del mondo arbitrale alle donne e così ci siamo presentate alla selezione. Abbiamo superato il test fisico e studiato il regolamento, che assolutamente non conoscevo.

12170657_10153681996795859_445407478_nCom’è stato il debutto?

La prima partita me la ricordo ancora. Per fortuna erano bambini che già conoscevano le regole molto bene. Quando sono entrata avevo la testa nel pallone, in ogni senso. Ero confusa, sentivo la pressione psicologica. Ricevetti un mazzo di fiori: un gesto carino che ha stemperato la tensione. I dirigenti ci tenevano che ci fossero delle donne arbitro e quindi ci diedero tutto il sostegno che ci serviva in un ambiente al tempo molto chiuso. Come assistente, ossia il vecchio guardalinee, sono arrivata alla serie A e B del campionato femminile.

12170225_10153681996615859_2086014821_nMica male!

Ho arbitrato anche in Spagna, a Barcellona e Girona. Lì è stata più dura. Non solo per la lingua ma per i pregiudizi ancora più tenaci. Inoltre nella maggior parte dei casi non c’erano divisorie tra campo e tifosi e una volta sono dovuta uscire dal campo scortata dalla polizia perché cercavo di dividere due giocatori che se le davano di santa ragione e nel giro di un’ attimo mi sono ritrovata nel mezzo di una vera e propria invasione di campo!

E’ stata una bella esperienza anche a livello di crescita personale in quanto mi ha dato la possibilità di entrare a contatto con ambienti e persone che in altro modo non avrei mai incontrato. Alcuni dei miei più cari amici di oggi sono proprio arbitri, anche se adesso non ci incontriamo più nei campi di calcio!

12167832_10153681996760859_1203243132_nPerò sta usando il passato…

Adesso ho una mia famiglia, e le mie priorità sono cambiate. Ho capito che c’è un tempo per tutto e in questo momento il mio tempo preferisco dedicarlo a loro.

12166552_10153682000935859_249259682_nAdesso vive a Trento.

Sono arrivata a Trento per studiare sociologia. Mi sembrava un posto lontanissimo, geograficamente e mentalmente, e a quel tempo lo era davvero. Volevo uscire dall’isolamento dell’isola ma presto capii che per come ero fatta, mi ero cacciata in un’altra isola. Avevo voglia di spostarmi sia fisicamente che mentalmente avevo bisogno di respirare a pieni polmoni e così optai per un Master a Barcellona. E fu quella la sensazione che provai appena arrivata in quella città. Una sensazione che ancora oggi provo ogni volta che vi ritorno. E’ un po’ come tornare a casa. In un certo senso mi riporta molta alla mia terra.

È lì che è nato l’amore per l’artigianato?

La passione per i gioielli l’ho sempre avuta, ma non avevo mai pensato di dedicarmi all’oreficeria. All’epoca il mio impegno principale era lo studio.

12170605_10153681996720859_1005321797_nE allora com’è successo?

A Barcellona convivevo con una studentessa argentina, diventata presto una mia cara amica, che frequentava la locale scuola d’arte e si era ricavata un laboratorio da orefice in casa.

Visto il mio interesse, su suo suggerimento mi informai e mi dissero che potevo iscrivermi ai singoli corsi senza problemi. In realtà un problema c’era, e il più grande: la retta da pagare! E si sa che gli studenti sono spesso squattrinati! Ma non mi scoraggiai, usai i soldi della seconda rata del Master e poi mi misi a racimolare quella somma arbitrando e facendo vari lavori come cameriera e barista. Non fu facile ma ce la feci e in qualche modo fu anche stimolante, mi sentivo come se la mia vita andasse nella direzione che volevo io.

Poi, terminato il Master, mi trasferii a Girona perché ebbi l’opportunità di partecipare ad un corso per diventare argentiera. Così nel frattempo feci la domanda per il progetto Leonardo e vinsi la borsa di studio che mi copriva le spese di un anno. L’insegnante era orgoglioso di avere una studentessa italiana, s’immaginava che fossi una sorta di “erede della grande tradizione orafa italiana”. Rimasi a Girona per altri due anni lavorando in un ristorante e dedicandomi al sociale come stagista. Per lavorare però serviva la certificazione del livello di catalano una sorta di patentino. Per cui dovetti prendere una decisione.

11696705_10153681996695859_200920562_nE allora è rimpatriata.

È stato un incontro con un amico trentino. Saltò fuori l’opportunità di sfruttare quel che avevo imparato con il Master sull’esclusione sociale, tramite una cooperativa sociale trentina. Decisi di tornare a Trento per fare il colloquio convinta che sarebbe stato il primo di una lunga serie prima di trovare lavoro. Così mi dissi, ma sì cogliamo l’occasione per andare a salutare un pò di amici a Trento. Feci il colloquio con una persona squisitissima che chiuse entrambi gli occhi e le orecchie quando, dopo anni di Catalogna e convivenza con un’argentina, non riuscivo a mettere insieme una frase senza infilarci dentro parole e accenti “esotici”, e mi assunse ugualmente per giunta a tempo indeterminato. Fu un duro colpo! Significava prendere una decisione: rientrare a Trento e lasciare la Spagna. Decisi allora di farmi qualche anno di esperienza seria nel sociale e nel frattempo studiare per prendermi il livello di catalano che mi serviva per trovare lavoro li.

12167553_10153682000865859_1006278532_nÈ andato effettivamente tutto bene?

Si è andato tutto bene anche se non come avevo programmato: ora sono undici anni che lavoro con loro! E’ un’esperienza impegnativa ma che ti dà tanto. Ho incontrato colleghi davvero capaci. Nei primi anni mi occupavo di donne e bambini a scuola e nel doposcuola e mi piaceva moltissimo. Dopo sono passata all’area anziani e attualmente lavoro in un Centro Servizi in cui ci occupiamo principalmente di cittadinanza attiva. E’ sia un luogo di incontro, di conoscenza ma soprattutto un luogo di opportunità in cui si ha la possibilità non soltanto di mantenere vivo il proprio bagaglio di conoscenze e di metterlo a disposizione ma anche di ampliarlo.. Io, in particolare, vista la mia passione, seguo le attività artistico manuali, curo corsi e laboratori di vario tipo.

12167755_10153681996905859_1354175723_nPerò la manualità creativa non si limita a insegnarla.

Sono 15 anni, ormai, che creo gioielli e mi aiuta a rallentare il ritmo e a mettermi in gioco elaborando nuove forme a volte inusuali. Mi ritaglio il mio spazio, il mio tempo, senza che diventi un impegno totalizzante, una professione a tempo pieno, con la pressione degli ordini e delle spedizioni e l’impossibilità di potermi godere i bambini che crescono. Grazie ai mercatini ho comunque la possibilità di restare in contatto con la persone, sia con i “colleghi” che con gli acquirenti, ed è la parte che mi piace di più: il via vai dei mercatini…persone che vanno e non incontri più ma che si sono portati via un pezzetto di te e persone che invece ritornano e ti vengono a cercare..

Qualche consiglio per i lettori?

Alla fine l’unico consiglio che posso dare è quello di stare attenti alle porte che si aprono e lasciare che il destino ci offra le occasioni che ci servono.

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